Covid, quanti sono i pazienti non vaccinati sul totale delle terapie intensive

La stima di Alessandro Vergallo, presidente nazionale dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani

Alessandro Vergallo, presidente nazionale dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac), ha rilasciato alcune dichiarazioni riguardanti i numeri delle terapie intensive in Italia nel giorno in cui le stazioni sono state blindate dall’alba a causa delle annunciate manifestazioni No Vax.

Come sono andate le manifestazioni No Vax che volevano bloccare i treni

Dopo le minacce a politici, giornalisti, virologi ed esponenti dello spettacolo; dopo le aggressioni, ai danni di più di un giornalista e di alcuni esponenti politici del Movimento Cinque Stelle, tra gli altri; dopo le parole, rilasciate alla stampa per ribadire la linea dura, della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, dopo la paura e le barricate insomma, si può a questo punto dire che le manifestazioni degli antivaccinisti, preannunciate per le 14:30 di oggi 1 settembre, sono state un flop: c’erano più agenti che manifestanti, qualcuno ha addirittura pensato di aver sbagliato la data del presidio.

La scelta del giorno non è casuale, siccome l’inizio del nono mese dell’anno ha segnato l’introduzione di una serie di nuove limitazioni incardinate sul Green Pass. Insomma tanto rumore per nulla, ma gli oppositori del vaccino non smettono di far parlare di sé. Arriva proprio da Vergallo infatti una stima riguardante il numero di pazienti non vaccinati sul totale delle terapie intensive. Si tratta di numeri che confermano l’utilità della vaccinazione nella lotta al Covid-19? La risposta è, ampiamente, sì.

Quanti sono i pazienti non vaccinati sul totale dei ricoverati in terapia intensiva

“Nelle rianimazioni ormai, la percentuale di ricoverati non vaccinati è oltre il 94% e questo a dispetto di chi sostiene la scarsa efficacia del vaccino sulla variante Delta”. Queste le parole del medico riportate da La Repubblica. Per l’esperto, il dato che più preoccupa ha a che fare con il range anagrafico. Perché i ricoverati nei reparti con i malati più gravi hanno solitamente meno di 50 anni.

L’età media dei pazienti Covid nei reparti di emergenza è, sempre secondo Vergallo, di 30 anni: si tratterebbe di una “situazione che fotografa la tipologia di popolazione più refrattaria a capire le ragioni del vaccino e che oltretutto è anche la fascia anagrafica che più di tutte si movimenta, tra i 35 ai 55 anni”, conclude l’anestesista.

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