Covid, a che punto siamo con il vaccino italiano Takis

Parte a Napoli la sperimentazione di Takis, coinvolgerà 80 volontari dai 16 ai 60 anni: l'esito positivo determinerà una platea di 240 partecipanti

Nonostante la corsa per i primi posti sia ormai finita, l’Italia dei vaccini c’è. Il preparato italiano si chiama Takis (o almeno questo è il nome dell’azienda produttrice) e nasce dalla collaborazione di diverse realtà: localizzate al Nord, al Centro e al Sud Italia. Rispettivamente, l’ospedale San Gerardo di Monza, lo Spallanzani di Roma e il Pascale, nosocomio napoletano.

Proprio nel capoluogo di regione campano è cominciata una nuova fase di sperimentazione. Ha aperto la strada il volontario numero zero, Alessandro Esposito, informatico di 26 anni napoletano, e ora si comincia a ragionare su numeri più grossi.

I passi avanti di Takis, il vaccino italiano entra nella fase di sperimentazione

La fase di sperimentazione prenderà in considerazione 80 volontari divisi in quattro gruppi, dai 18 ai 60 anni di età, ai quali sarà somministrata una dose di vaccino Takis, sia con richiamo, sia senza richiamo. Se lo step avrà un esito incoraggiante, la fase successiva prevede inoculazioni su 240 persone.

Le caratteristiche del vaccino italiano sembrano tenere in particolare considerazione l’evoluzione del virus determinata dalle varianti: secondo gli esperti che lavorano al perfezionamento del preparato, infatti, quest’ultimo può essere facilmente modificato. Probabilmente non saranno necessarie temperature molto rigide durante la conservazione e il trasporto ed esistono diverse possibilità che il vaccino possa funzionare bene già al primo ciclo.

A che punto è l’Italia con le vaccinazioni

Sicuramente un preparato tutto italiano può dare forte impulso a una campagna vaccinale che al momento incespica, soprattutto per le promesse non mantenute delle Big Pharma riguardanti la fornitura di vaccini. Da questo punto di vista, peggio di tutte ha fatto Vaxzevria (ex AstraZeneca), con forniture nettamente inferiori a quelle stabilite in fase di contratto.

I piani italiani prevedono una campagna di inoculazione e profilassi che entrerà a regime quando verrà raggiunta la soglia di 500mila dosi somministrate ogni giorno. Per l’immunità di gregge, invece, gli scenari prevedono il raggiungimento di un 60-70% di italiani protetti contro il virus entro l’autunno. Mario Draghi invece ha prefigurato lo stesso obiettivo per l’estate, ma su un orizzonte europeo.

È possibile candidarsi a prendere parte volontariamente alla somministrazione del vaccino italiano inviando una mail all’indirizzo covid.evax@istitutotumori.na.it o recandosi direttamente sul sito dell’Istituto Nazionale Tumori per ulteriori informazioni.

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