Covid, c’è la prima bozza del piano per la distribuzione del vaccino

Gli esperti del Cts fanno sapere che il piano di distribuzione del vaccino anti Covid è in fase di preparazione

Una bozza del piano per il vaccino anti Covid in Italia c’è già. Lo ha detto Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, nel corso della conferenza stampa sul monitoraggio settimanale. Si tratta innanzitutto di disposizioni di tipo sanitario come l’individuazione delle categorie da vaccinare per prime.

Covid, distribuzione del vaccino in Italia: il piano

Sulla distribuzione e la logistica, dal trasporto, ai centri di conservazione delle dosi, invece, il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, ha ammesso gli ostacoli che ci sarebbero se un vaccino come quello della Pfizer arrivasse già oggi in Italia.

C’è qualche problema per la catena del freddo per la distribuzione del vaccino Covid – ha detto Locatelli – ma era noto ed il ministero non si è fatto trovare non pronto per questi aspetti di logistica.”

“Adesso il lavoro che sarà svolto con Arcuri consentirà di poter avere un adeguato meccanismo di distribuzione tenendo presente che ci sono anche altri vaccini che stanno arrivando – ha continuato il professore. Si investe su diverse piattaforme vaccinali per poter avere numeri più larghi di vaccini disponibili”.

Covid, distribuzione del vaccino in Italia: i problemi

La caratteristica del vaccino sviluppato dalla multinazionale farmaceutica Pfizer insieme al centro Biontech, uno di quelli in fase più avanzata, è l’esigenza di essere conservato a temperature di -70/-80 gradi centigradi. Una possibilità che nel nostro Paese hanno soltanto le strutture sanitarie più grandi.

La soluzione potrebbe essere quella di affidare la distribuzione alla stessa casa farmaceutica con camion appositi che dal Belgio, dove si trova il sito di produzione, dovrebbero raggiungere fino a mille centri di vaccinazione diversi in Italia. La Pfizer avrebbe già dato una sua disponibilità di massima.

“Pfizer ha predisposto contenitori ad hoc per il trasporto delle fiale. Sono pieni di ghiaccio secco e conservano i vaccini per 10 giorni. Lo stabilimento è in Belgio, a una giornata di camion da noi. Potremmo cercare di avere consegne periodiche frequenti e non avere bisogno di troppi freezer”, ha spiegato in un’intervista a Repubblica, il direttore generale direttore generale dell’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, Nicola Magrini.

Magrini ha confermato che il vaccino è all’orizzonte: “Aspettiamo la pubblicazione dei dati finali delle aziende farmaceutiche. Poi partiremo con approvazione e distribuzione”.

Il direttore dell’Aifa ha anche segnato una data indicativa: “È solo un termine orientativo ma Pfizer potrebbe consegnare all’Italia 3,4 milioni di dosi tra fine gennaio e metà febbraio. Poiché serve un richiamo, parliamo di 1,7 milioni di persone. I vaccini verrebbero consegnati in modo scaglionato per ridurre i problemi di stoccaggio. Il commissario Arcuri coordinerà la distribuzione alle regioni in base a un documento di programmazione del dipartimento prevenzione”.

Nel piano, sarà previsto anche quanti potranno essere i centri di stoccaggio del vaccino a livello regionale, anche più di uno a seconda della grandezza e delle esigenze territoriali. La questione temperatura di conservazione è la prima criticità, ma sarà necessario verificare la disponibilità locale delle risorse mediche e sanitarie per somministrate il vaccino.

Il commissario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri, che si occuperà direttamente della distribuzione delle dosi, anche grazie all’impiego dell’esercito, ha chiesto a tutte le Regioni un resoconto sulla logistica per i vaccini anti covid.

Covid, c’è la prima bozza di piano per la distribuzione: chi riceverà per primo il vaccino

I primi a ricevere le dosi del vaccino dovrebbero essere un milione e 700mila cittadini, selezionati tra le categorie più fragili ed esposte al coronavirus.

Innanzitutto quindi gli operatori sanitari, coloro per definizione più a rischio contagio, gli anziani (a partire da quelli più fragili ricoverati nelle Rsa) e le persone la cui salute è più precaria come i malati cronici.

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