Contagi Covid tra vaccinati in ospedale: cosa sappiamo

Mascherina e vaccino anti coronavirus non basterebbero a proteggere dall'infezione: lo mostra uno studio che ha preso in considerazione un focolaio scoppiato in un ospedale in Israele

Israele è stato il primo Paese a raggiungere un’elevata percentuale di popolazione vaccinata con due dosi con il preparato anti Covid Comirnaty di Pfizer e BioNTech. Da maggio alla metà di giugno del 2021 più del 55% della popolazione risultava totalmente vaccinata. Questo ha permesso una riduzione dei nuovi casi, scesi a 2 ogni milione di abitanti anche in assenza di restrizioni.

Tuttavia nel periodo successivo i contagi hanno iniziato ad aumentare in corrispondenza della diffusione endemica della variante Delta, che a metà luglio veniva riscontrata già nel 95% dei campioni sequenziati. La conferma della sua maggiore trasmissibilità rispetto alla variante Alfa è ormai nota.

Covid, positivi dopo il vaccino e contagiati in ospedale: lo studio in Israele

Uno studio condotto all’interno del Meir Medical Center di Kfar Saba conferma ulteriormente questa caratteristica del coronavirus mutato, e mette in guardia sui rischi legati alla sua trasmissione nonostante la copertura vaccinale e l’uso di mascherine e dispositivi di protezione individuale.

L’ospedale conta 780 posti letto, con stanze che ospitano dai tre ai quattro pazienti, con i posti letto a distanza di circa 1 metro l’uno dall’altro e divisi da tende di separazione. Ai ricoverati è consigliato l’uso delle mascherine chirurgiche.

Nonostante il loro utilizzo non sia stato costante nel tempo, gli operatori sanitari devono utilizzare questi dispositivi quando hanno contatti con i pazienti.

Le regole sono molto più rigide nei reparti Covid, dove medici, infermieri e il resto del personale sono tenuti a indossare mascherine con protezione Ffp2 o superiore, visiere, guanti e tuta completa.

Covid, positivi dopo il vaccino e contagiati in ospedale: cosa è emerso

Lo studio ha analizzato un focolaio emerso all’interno dell’ospedale, dove un paziente settantenne in dialisi è stato ammesso in presenza di sintomi. Nonostante la febbre e la tosse, erroneamente attribuiti a un’infezione del sangue, è stato ricoverato in un reparto ordinario non Covid.

Il paziente è stato sottoposto al tampone molecolare solo alcuni giorni dopo il suo ingresso nella clinica, risultando positivo dopo quattro giorni di permanenza nella struttura.

Anche gli altri tre compagni di stanza sono risultati positivi e tutti sono stati trasferiti nel reparto Covid del Meir Medical Center. In tutto sono riconducibili a questo evento 42 casi di Covid.

Di questi hanno contratto il coronavirus 38 persone totalmente vaccinate con due dosi di Comirnaty, 1 con una sola dose e 3 non vaccinate. In 23 casi si trattava di pazienti dell’ospedale, in 16 di operatori sanitari e in 3 di familiari. L’età media dei contagiati era di 55 anni, con una prevalenza di infezioni tra le donne, 24 positive in tutto.

Delle 248 persone entrate in contatto con il coronavirus, il 96,2% era vaccinato. Nonostante questo il 10,6% degli operatori sanitari esposti al patogeno e il 23,7% dei pazienti hanno contratto la malattia.

Medici, infermieri e altri membri del personale non hanno sviluppato sintomi gravi, mentre non è andata meglio ai pazienti, quasi tutti con altre patologie e in età avanzata (età media 77 anni). Ben 8 si sono ammalati gravemente e 6 in condizioni critiche. Tra loro sono stati rilevati 5 decessi.

Covid, positivi dopo il vaccino e contagiati in ospedale: usavano le mascherine

Gli scienziati hanno cercato di capire in quali condizioni il virus si è trasmesso. Diverse infezioni sarebbero emerse nonostante l’uso delle mascherine chirurgiche da parte di entrambe le parti. Un contagio sarebbe avvenuto addirittura nonostante l’uso di tutto l’equipaggiamento anti Covid da parte di un operatore sanitario.

Ma cosa ci dicono questi dati? Lo studio mette in discussione ancora una volta la protezione data dal vaccino anti Covid e l’assunto per cui un alto numero di vaccinati garantisce l’immunità di gregge e previene l’insorgenza di nuovi cluster di Sars-Cov-2.

I ricercatori sottolineano che questo sarebbe potuto avvenire probabilmente con il virus non mutato, come hanno mostrato gli ottimi dati dei contagi in Israele durante la prima metà del 2021.

Uno studio recente mostra che il vaccino Comirnaty prodotto da Pfizer e BioNTech sarebbe efficace contro la variante Delta, ma in misura minore rispetto alla variante Alfa, con una percentuale di efficacia che passa dal 93,7% per il ceppo inglese all’88% per il ceppo indiano.

Tuttavia questi numeri non corrisponderebbero a quanto emerso in Israele da metà giugno, dove si è assistito a un’ascesa del numero dei contagi molto più rapida rispetto alle aspettative.

La variante Delta si diffonderebbe infatti ad alta velocità, come è stato osservato al Meir Medical Center, con individui già sintomatici dopo solo due giorni dall’esposizione al coronavirus e un’alta carica virale rilevata in così breve tempo.

Covid, positivi dopo il vaccino: per gli scienziati meglio anticipare la terza dose

Vaccino e mascherina, dunque, non basterebbero a garantire la protezione necessaria dal Covid. Nonostante alcuni contagi siano avvenuti nell’ospedale per il mancato utilizzo delle mascherine, la maggior parte sarebbero avvenuti tra vaccinati che indossavano i dispositivi di protezione.

Non è possibile ovviamente sapere se tutti i protocolli siano stati rispettati e le mascherine siano state indossate correttamente in ogni situazione. Tuttavia i ricercatori sottolineano come il contagio sia cambiato radicalmente rispetto ai primi tempi della pandemia.

Come è possibile allora difendersi dal patogeno? Gli studiosi spiegano che il positivo vaccinato più di recente aveva effettuato la seconda dose 5 mesi prima del contagio. Molte delle persone che si sono infettate nel focolaio sono state sottoposte all’iniezione all’inizio della campagna vaccinale in Israele, essendo pazienti con altre patologie oppure operatori sanitari.

Una soluzione potrebbe essere dunque quella di anticipare la terza dose del vaccino per le categorie più a rischio, magari proprio dopo 5 mesi dopo la seconda.

Covid, positivi dopo il vaccino e contagiati in ospedale: i dubbi sui protocolli

Tuttavia è necessario anche rivedere i protocolli anti Covid e adattarli alla circolazione della variante Delta, diventata ormai endemica in tutta Europa e in gran parte del mondo.

Dallo studio emerge infatti che un paziente sintomatico è stato ammesso in un reparto ordinario nonostante febbre e tosse, con una diagnosi sbagliata e senza prima essere stato sottoposto a un tampone.

Surreale poi pensare che in piena pandemia e con un alto numero di contagi sia possibile ancora ricoverare quattro pazienti in una sola stanza a distanza ravvicinata e senza le dovute precauzioni anti contagio.

Non è ipotizzabile neanche che una persona ricoverata possa indossare la mascherina per tutto il tempo, e per questo sarebbe utile introdurre diverse misure specifiche per limitare le possibilità di contagio all’interno degli ospedali.

Inoltre bisogna sottolineare come alcuni operatori sanitari si siano contagiati all’interno del Meir Medical Center proprio perché non hanno rispettato i protocolli anti Covid, non indossando la mascherina. Un comportamento inatteso da parte di chi dovrebbe invece farsi promotore dei comportamenti da usare contro il virus.

In conclusione la ricerca offre ottimi spunti sull’efficacia ridotta del vaccino e della mascherina per la diffusione della variante Delta, che proprio per questo devono essere interpretati come un invito a prestare maggiore cautela di fronte alla possibilità di contrarre la malattia nei luoghi chiusi e non prestarsi a interpretazioni di sfiducia nei confronti del vaccino e delle best practice che ci difendono dal patogeno.

Vi abbiamo parlato qui dei rischi della variante Delta per i non vaccinati e in questo articolo del perché la comunità scientifica sta valutando di vaccinare i bambini tra i 5 e gli 11 anni proprio a causa della diffusione di questo ceppo di Sars-Cov-2. Il via libera per Pfizer e BioNTech per i più piccoli potrebbe arrivare presto, come vi abbiamo anticipato qua.

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