Covid, nuova variante R.1: più resistente agli anticorpi? Cosa sappiamo

Il nuovo ceppo presenterebbe alcune mutazioni in comune con altre varianti che potrebbero aggirare la protezione del vaccino dal contagio

Una nuova variante del Sars-CoV-2, chiamata “R.1” sarebbe stata rilevata in 35 Paesi, a partire dal Giappone. Il timore degli esperti è che questo nuovo ceppo possa essere più contagioso e resistente ai vaccini per il Covid-19: una forma più evoluta del coronavirus, come del resto è già accaduto con la diffusione della variante Delta, diventata predominante nel mondo, soppiantando tutte le altre.

Covid, nuova variante R.1: più resistente agli anticorpi? Le ipotesi

La circolazione della variante R.1 è al momento limitata a 10.567 casi registrati su tutto il globo, in particolare con 7.519 contagi segnalati in Giappone e 2.259 negli Usa.

William A. Haseltine, già professore della Harvard Medical School, su un articolo pubblicato su Forbes a sua firma sostiene però si tratti di “una variante da tenere d’occhio”.

Il Dipartimento della sanità pubblica del Kentucky, in Usa, ha registrato la presenza dell’R.1 in una casa di cura, dove un membro del personale non vaccinato aveva diffuso il contagio a inizio marzo 2021 provocando l’infezione di almeno 45 tra residenti e personale sanitario, molti dei quali vaccinati con ciclo completo.

Secondo l’analisi di Haseltine, il ceppo R.1 condivide con le altre varianti di “interesse” 5 mutazioni riguardanti la proteina Spike e nucleocapside, ma presenterebbe anche “una serie di mutazioni uniche che possono conferire un ulteriore vantaggio nella trasmissione, replicazione e soppressione immunitaria”.

Una di queste caratteristiche, in comune con la proteina Spike delle “varianti Beta, Gamma, Eta, Iota e Mu” , chiamata E484K, per la sua “maggiore resistenza agli anticorpi”, potrebbe permettere al virus di aggirare la protezione offerta dagli anticorpi sviluppati tramite la somministrazione del vaccino anti-Covid.

Stesso rischio che sarebbe portato dalla mutazione W152L, individuata in India anche in una ‘sottovariante’ della Delta e tenuta sotto osservazione come per il resto delle versioni del Sars-CoV-2 dall’Oms, il quale nell’ultimo monitoraggio ha declassato Eta, Iota e Kappa da “varianti di preoccupazione” a varianti ” di interesse”

Covid, nuova variante R.1: le classificazioni

L’Organizzazione mondiale della Sanità divide le variante secondo questa classificazione:

  • Le varianti di interesse (VOI) sono quelle con cambiamenti genetici previsti o noti per influenzare le caratteristiche del virus, come trasmissibilità, gravità della malattia, fuga immunitaria, fuga diagnostica o terapeutica; e in grado di causare una trasmissione significativa nella comunità o più focolai Covid in più Paesi, cona prevalenza e un numero crescente di casi nel tempo, o altri effetti epidemiologici tali da suggerire un rischio emergente per la salute pubblica globale.
  • Le varianti di preoccupazione (VOC) invece sono quelle che presentano le caratteristiche della variante di interesse, e attraverso una valutazione comparativa, dimostrano di essere associate a uno o più dei seguenti cambiamenti con un grado di rilevanza per la salute pubblica globale:
    – aumento della trasmissibilità o cambiamento dannoso nell’epidemiologia di Covid; o
    – aumento della virulenza o cambiamento nella presentazione clinica della malattia; o
    – diminuzione dell’efficacia della sanità pubblica e delle misure sociali o della diagnostica disponibile, dei vaccini, delle terapie.

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