Covid, spunta anche la “variante milanese”: cosa sappiamo e quali rischi

Non solo la variante italiana scoperta a fine dicembre a Brescia: ora si parla anche di una nuova mutazione, scovata nel nostro Paese

Non solo l’inglese (che starebbe mutando ancora), la brasiliana e la sudafricana (che ha spinto il governo sudafricano persino a sospendere il vaccino AstraZeneca) e nemmeno solo la variante italiana scoperta a fine dicembre a Brescia: ora si parla anche di una nuova mutazione, scovata nel nostro Paese, che potenzialmente potrebbe creare nuovo terreno fertile per il Covid e aprire nuovi scenari rispetto alle possibili cure.

Anche per quella di fine dicembre, comunque, non si trattava della prima variante al Coronavirus trovata, perché numerose sono le mutazioni ai virus in tutto il mondo, spesso ininfluenti. Quella si differenziava dalle altre per alcune caratteristiche della proteina Spike, che compone la corona da cui il virus prende il nome, e che serve al Sars-Cov-2 per attaccare le cellule dell’uomo.

Un ceppo che circolava in Italia già dai primi di agosto in Italia e molto simile alla variante inglese, quella che tanto spaventa gli esperti, soprattutto per la sua elevata contagiosità, anche tra i bambini, e per il fatto che i vaccini potrebbero non essere così efficaci.

Cosa dice lo studio dell’Università Statale di Milano

L’analisi della sequenza dei diversi isolati del virus SARS-CoV-2 ha evidenziato la notevole importanza delle mutazioni, che il virus introduce casualmente durante la sua replicazione e che, talvolta, gli conferiscono vantaggi replicativi e capaci di eludere il sistema immunitario.

Ora, un uno studio condotto dai ricercatori dell’Università Statale di Milano (lo potete consultare gratuitamente qui), coordinati da Pasquale Ferrante, Serena Delbue del Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche e Odontoiatriche e Elena Pariani del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute, in collaborazione con l’Istituto Clinico di Città Studi, appena pubblicato sulla rivista Emerging Microbes & Infections (TEMI), hanno identificato una nuova mutazione del SARS-CoV-2.

Nella maggior parte dei casi, le mutazioni segnalate come determinanti per l’infettività virale si trovano sulla proteina Spike, ossia la parte più esterna del virus che funge da recettore e da target del sistema immunitario.

In questo caso, invece, si tratta di una variante presente nel gene codificante per la cosiddetta proteina accessoria ORF-6. Mutazione che porta alla produzione della proteina virale ORF-6 troncata, cioè con 6 amminoacidi in meno. Già sul virus della Sars si era visto che questo particolare interagiva con il sistema immunitario, ma non sulla produzione di anticorpi. È quindi probabile che accada lo stesso per il Sars Cov 2, “anche se non sappiamo ancora se in bene o in male” spiegano i ricercatori.

La nuova mutazione italiana è più contagiosa e pericolosa?

La significativa alterazione della proteina accessoria ORF-6 non riguarda direttamente le capacità infettanti del virus, ma può essere un fattore in grado di alterare i meccanismi della malattia Covid-19. Dal momento che il ruolo di questa proteina nel corso della replicazione virale è quello di modulare la risposta immunitaria dell’ospite, interferendo con la produzione degli interferoni, la sua modificazione potrebbe avere conseguenze sulla diffusione del virus nell’organismo umano infettato e sull’evoluzione clinica della malattia.

In pratica, questa mutazione potrebbe o favorire la diffusione del virus nell’organismo ospite, o al contrario renderlo meno pericoloso, ancora non si sa. Non ha invece, assicurano i virologi, alcun effetto sull’efficacia dei vaccini.

Per questo, spiegano gli esperti, diventa ancora più importante il monitoraggio di tutte le mutazioni che SARS-CoV-2 accumula, anche di quelle che coinvolgono le regioni regolatorie, ad oggi meno studiate, ma che costituiscono più della metà del genoma virale. Peccato che numerosi scienziati abbiano proprio in questi giorni lanciato l’allarme rispetto al fatto che le istituzioni deputate in Italia non stanno sequenziando il virus e non lo stanno monitorando come dovrebbero.

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