Covid, i colori delle Regioni e i dati delle Rsa. Nuovo allarme dall’Ecdc

Migliorano i dati relativi all'epidemia, sia in Italia che in Europa, grazie ai vaccini. Ma il Cdc lancia un nuovo allarme per i prossimi mesi

Lunedì 4 ottobre tutta Italia potrebbe essere di nuovo bianca. All’appello manca solo la Sicilia, che dopo due settimane di numeri da zona bianca dovrebbe finalmente rientrare nella fascia di colore meno restrittiva (tutti i dati Covid Regione per Regione li trovate qui). Migliora ancora l’emergenza Covid generale in Italia, con dati sempre più confortanti.

Covid, le nuove mappe europee Ecdc

Il merito? Dei vaccini, che stanno dimostrando di essere estremamente efficaci ad evitare i contagi, ma soprattutto – ed è questo il dato davvero da tenere monitorato – i ricoveri ospedalieri e le morti.

La relativa situazione italiana in via di miglioramento è evidente anche nella consueta mappa epidemiologica settimanale del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), che fotografa quali sono le regioni a maggior rischio Covid.

Aumentano infatti le Regioni italiane in zona verde, quella a minor rischio diffusione Covid. Sono 3 in più rispetto alla settimana scorsa: Sardegna, Abruzzo e Liguria, che vanno ad aggiungersi a Valle d’Aosta, Lombardia, Piemonte e Molise. Passano da rosso ad arancione invece Sicilia e Basilicata, mentre resta in rosso soltanto la Calabria.

Guardando all’Europa, buona parte del continente è colorato di arancione, eccetto la Germania che è ancora a prevalenza rossa. Va invece meglio la Spagna, dove molte Regioni del Nord conquistano la fascia verde, e la Francia, dove rimane rossa solo la Costa Azzurra.

Anche alcune zone dell’Europa orientale vedono un rallentamento dell’epidemia, come quasi tutta la Polonia, la Repubblica Ceca e l’Ungheria che sono in verde. In rosso scuro invece Slovenia, Lituania, Estonia e la parte occidentale della Romania.

Il nuovo allarme Ecdc sui prossimi mesi

L’Ecdc però lancia un allarme in merito all’ipotesi allentamento delle misure restrittive. Secondo l’agenzia, i Paesi Ue che non hanno ancora raggiunto una copertura vaccinale contro il Covid sufficientemente elevata e stanno pianificando di allentare le restrizioni nelle prossime due settimane corrono un alto rischio di subire un aumento significativo di casi, ricoveri e mortalità da oggi fino alla fine di novembre.

Finora, fa sapere l’Ecdc, solo il 61% della popolazione totale nell’Ue è stato completamente vaccinato e solo tre Paesi – Malta, Portogallo e Islanda – hanno vaccinato oltre il 75% della loro popolazione totale. La disparità dei numeri di vaccinati in Europa in generale tra diverse zone dei singoli Stati comporta il rischio che “grandi proporzioni della popolazione dell’Unione rimangono suscettibili al contagio”.

Le previsioni mostrano che una combinazione di un’elevata copertura vaccinale e un’efficace riduzione dei contatti è fondamentale per ridurre il rischio di un elevato carico di Covid sui sistemi sanitari quest’autunno, ha detto il direttore dell’Ecdc Andrea Ammon (tutte le differenze di contagi e morti tra vaccinati e non li trovate qui).

I Paesi con una più elevata copertura vaccinale nella popolazione totale corrono un rischio più basso di registrare un grave aumento di casi, ricoveri e morti da ora alla fine di novembre, a meno che non si verifichi un rapido calo dell’efficacia dei vaccini, a causa di un indebolimento dell’immunità.

I Paesi dovrebbero quindi sforzarsi di aumentare la propria copertura vaccinale in tutte le fasce di età ammissibili.
Altrimenti, continua Ammon, “a seconda della situazione epidemiologica locale, potrebbero essere necessari anche restrizioni fino alla fine di novembre”.

Il rapporto prevede anche che nei prossimi mesi si registreranno più casi positivi tra i bambini. Per questo restano “essenziali” nelle scuole le misure di uso delle mascherine, distanziamento fisico, igiene e ventilazione degli ambienti. Anche la vaccinazione contro l’influenza, sottolinea l’Ecdc, in particolare per la popolazione vulnerabile, sarà “essenziale” per mitigare l’impatto sugli individui e sui sistemi sanitari nei prossimi mesi, per effetto della circolazione contemporanea dei due virus.

I dati positivi dalle Rsa italiane

Ottimi dati arrivano però intanto dalle Rsa italiane. Secondo quanto emerso dal terzo aggiornamento del report di sorveglianza sulle strutture per anziani realizzato dall’Iss in collaborazione con il Ministero della Salute, il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale e l’ARS Toscana, la mortalità settimanale per Covid all’interno delle residenze per anziani italiane è diminuita nettamente dall’inizio della campagna di vaccinazione, ed è rimasta inferiore allo 0,01% anche nelle ultime settimane.

Sono 852 le strutture residenziali che hanno partecipato alla sorveglianza delle strutture residenziali socio-sanitarie durante l’emergenza, dal 5 ottobre 2020 al 19 settembre 2021, per un totale di 31.178 posti letto disponibili. Di queste, 341 erano strutture residenziali per anziani non autosufficienti, per un totale di 15.031 posti letto.

L’incidenza settimanale di Covid nelle Rsa è aumentata marcatamente nei mesi di ottobre e novembre 2020, in corrispondenza della seconda ondata epidemica, con un picco a novembre 2020 del 3,2% nelle strutture residenziali per anziani e del 3,1% in tutte le strutture residenziali, in linea con quanto osservato nella popolazione generale.

L’incidenza si è ridotta dopo l’inizio della campagna vaccinale, raggiungendo valori prossimi allo 0,01% di nuovi casi per settimana durante maggio e giugno 2021. La prevalenza degli anziani vaccinati nelle Rsa con ciclo completo aumenta progressivamente nel periodo in osservazione e raggiunge il 94% dei residenti di strutture per anziani non autosufficienti ed il 93% per tutte le strutture nella settimana dal 13 al 19 settembre 2021.

Nei mesi di luglio, agosto e settembre 2021 si osserva un lieve aumento nel numero di casi nelle strutture residenziali, arrivati allo 0,3% nelle strutture residenziali per anziani e allo 0,2% in tutte le strutture residenziali nella settimana dal 30 agosto al 5 settembre 2021. Segno della necessità di rinforzare l’immunità degli ospiti.

I decessi sono aumentati durante ottobre 2020 sino a raggiungere un picco nella settimana dal 9 al 15 novembre 2020, con
circa l’1,3% dei residenti di strutture per anziani non autosufficienti e lo 0,9% per tutte le strutture. Un picco equivalente si è registrato nella prima settimana di gennaio 2021. Un calo nel numero di decessi complessivi si è osservato invece tra la fine di gennaio e marzo 2021 e ha raggiunto lo 0,6% dei residenti di strutture per anziani non autosufficienti e lo 0,4% per tutte le strutture nella settimana dal 15 al 21 febbraio 2021.

L’indicatore relativo alla percentuale dei decessi di pazienti positivi avvenuti nelle strutture residenziali in rapporto al totale dei residenti ha subito una marcata riduzione da maggio 2021, e risulta inferiore allo 0,01% anche nella settimana dal 13 al 19 settembre 2021 per entrambi i tipi di strutture considerate.

A settembre 2021 ha ricevuto il ciclo completo di vaccino il 94% dei residenti nelle strutture residenziali per anziani non autosufficienti ed il 93% dei residenti in tutte le strutture. È verosimile che una parte dei residenti non possa eseguire la vaccinazione per la presenza di controindicazioni, che la possa rifiutare o che la vaccinazione sia stata ritardata poiché i residenti si sono negativizzati da poco tempo.

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