Covid “a lungo termine”, chi sono i pazienti che non riescono a guarire: il nuovo studio

Un nuovo studio conferma l'esistenza del Covid "a lungo termine": 7 pazienti su 10 manifestano sintomi debilitanti anche settimane dopo essere stati dimessi dall'ospedale

Ben sette pazienti su dieci, ricoverati in ospedale dopo aver contratto il Covid, hanno continuato a manifestare i sintomi debilitanti del virus anche settimane dopo essere stati dimessi. Un nuovo studio effettuato in Regno Unito ha individuato la persistenza di disturbi come tosse, mancanza di respiro, affaticamento e depressione fino a diverse settimane dopo l’uscita dall’ospedale, ed ha definito questo fenomeno Covid “a lungo termine”, analizzandone conseguenze e problematiche.

Covid “a lungo termine”, il nuovo studio sui pazienti che non riescono a guarire

I ricercatori dell’University College di Londra, in collaborazione con i medici del Royal Free London e dell’University College London Hospitals NHS Trust, hanno seguito centinaia di pazienti ricoverati nei reparti Covid, monitorando il loro stato di salute nelle settimane successive alla dimissione dall’ospedale.

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista medica Thorax, hanno mostrato che quasi il 70% dei pazienti è stato colpito dal Covid cd. “a lungo termine”, manifestando sintomi e disturbi tipici della malattia fino a sette settimane dopo aver lasciato la struttura ospedaliera. Nello specifico, il 69% dei soggetti osservati ha continuato ad avere problemi relativi all’affaticamento e all’affanno, mentre più della metà di questi ha continuato a soffrire di dispnea persistente (ovvero ha avuto problemi respiratori).

Circa un terzo dei pazienti, invece, ha continuato ad avere la tosse fino alle sette settimane successive, e il 38% delle radiografie al torace sono risultate anormale anche dopo la dimissione (per un paziente su dieci sono addirittura peggiorati).

Infine, sono stati riscontrati anche problemi psichiatrici nei pazienti rimasti sotto osservazione, con il 15% dei pazienti che hanno dovuto fare i conti con depressione e/o problemi di ansia una volta tornati a casa.

La conseguenze psicologiche

Diversi sono gli studi che, ad oggi, dimostrano come i sintomi del Covid possono continuare a persistere anche dopo la negatività al virus (di quelli più diffusi che non scompaiono dopo la guarigione ne avevamo parlato anche qui). Migliaia di persone, quindi, potrebbero dover fare i conti con il già citato Covid a lungo termine, il che avrebbe un impatto sulla salute mentale della gente non indifferente.

Basta pensare che, ssaminando le cartelle cliniche di 69 milioni di persone negli Stati Uniti, tra cui oltre 62.000 pazienti con Covid, i ricercatori dell’Università di Oxford e del NIHR Oxford Health Biomedical Research Center hanno trovato prove su come il virus aumenti il rischio di far sviluppare malattie psichiatriche nelle persone che lo contraggono, con quasi un paziente su cinque che sviluppa una malattia mentale entro tre mesi dalla positività al SARS-COV-2. Quelli che soffrivano già di disturbi tipo psichiatrico, invece, hanno visto la propria condizione peggiorare nel 65% dei casi.

Il dottor Max Taquet, uno dei ricercatori che ha preso parte allo studio, ha detto che questa scoperta inaspettata “necessita di indagini”, affermando che avere un disturbo psichiatrico dovrebbe “essere aggiunto all’elenco dei fattori di rischio legati al Covid-19”.

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