Covid Italia, chi rischia la zona gialla e cosa ci dicono davvero i numeri della quarta ondata

Salgono ancora i contagi in Italia. E mentre il governo deve fare i conti con no vax e no green pass, ecco come leggere davvero i numeri sulla quarta ondata

Salgono ancora i contagi in Italia, soprattutto in due Regioni. Mentre il governo deve fare i conti con i (pochi) antagonisti del vaccino o contrari al green pass, ecco che iniziano a delinearsi alcuni orizzonti non molto rosei per la fine di agosto. Ma niente paura.

Cosa dicono davvero i numeri di questa quarta ondata

Nonostante i continui tentativi di allarmismo mediatico messi in pratica da numerose testate, anche autorevoli, l’impatto di questa quarta ondata Covid in Italia è fortunatamente di scarsa entità al momento, e non sembra foriero di grandi stravolgimenti nelle prossime settimane.

Non si può ovviamente escludere l’arrivo di altre e più pericolose varianti, ma ad oggi la variante Delta, pur essendo molto più contagiosa, si è mostrata, grazie ai vaccini, non così rischiosa. Quindi, ancora una volta, ribadiamo l’assoluta efficacia del vaccino.

L’incidenza del Covid in Italia, a quota 62 contagi ogni 100mila abitanti, non dovrebbe andare troppo oltre il plateau a cui siamo già arrivati, che tra non molto potrebbe iniziare a scendere. Quel che risulta ormai evidente – a scapito della teoria no vax – è che fortunatamente resta basso il rapporto tra ingressi in terapia intensiva e incidenza: perché? Perché i vaccini, ripetiamo, funzionano.

Quando si passa in zona gialla

La situazione non nasconde la preoccupazione per alcune Regioni italiane, che a fine agosto potrebbero ritrovarsi in zona gialla. Ancora non è detta l’ultima parola, ma due Regioni in particolare rischiano il cambio colore a fine mese.

Come stabilito nel decreto 22 luglio 2021 del governo Draghi, che ha modificato i parametri, adesso si entra in zona gialla quando:

  • l’incidenza settimanale dei contagi è pari o superiore a 50 ogni 100mila abitanti a condizione però che il tasso di occupazione dei posti letto in area medica sia superiore al 15% e il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti affetti da Covid-19 sia superiore al 10%, oppure
  • si verifica un’incidenza pari o superiore a 150 casi per 100mila abitanti e:
    – il tasso di occupazione dei posti letto in area medica per pazienti affetti da Covid è uguale o inferiore al 30%, oppure
    – il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva è uguale o inferiore al 20%.

Sardegna e Sicilia a rischio zona gialla: i numeri

Ad oggi, come vi avevamo anticipato nei giorni scorsi, la Sardegna osservata speciale ha l’11% dei posti letto occupati nelle terapie intensive. E anche in Sicilia si registra un aumento dei casi Covid e dei pazienti in ospedale.

La soglia dei 5mila nuovi casi in una settimana in Sicilia non si superava da ben 3 mesi: l’ultima volta era stata nella settimana dal 3 al 9 maggio. L’ufficio Statistica del Comune di Palermo ha reso noti i dati diffusi dal dipartimento della Protezione civile che, nella nota, parla di un “preoccupante” aumento nella settimana appena conclusa: sono aumentati i nuovi positivi, i ricoverati ordinari e in terapia intensiva, i nuovi ingressi in terapia intensiva e i deceduti.

Il numero dei nuovi positivi in 6 settimane si è più che sestuplicato, passando da 784 nella settimana dal 21 al 27 giugno a 5.097 nell’ultima settimana. Il numero degli attuali positivi è pari a 14.077, 2.858 in più rispetto alla settimana precedente. Le persone in isolamento domiciliare sono 13.605, 2.714 in più rispetto alla settimana precedente. I ricoverati sono 472, di cui 54 in terapia intensiva.

Rispetto alla settimana precedente sono aumentati di 144 unità, mentre i ricoverati in terapia intensiva invece sono aumentati di 21 unità). I ricoverati in Sicilia complessivamente rappresentano il 3,4% degli attuali positivi (i ricoverati in terapia intensiva lo 0,4%).

Green pass, quali dubbi

Intanto, il green pass tiene banco, con un avvio difficoltoso e numerose critiche provenienti da più fronti. Anche da quello medico. Come nel caso del noto farmacologo Silvio Garattini, presidente dell’Irccs Istituto Mario Negri, che all’Adnkronos Salute ha spiegato tutti i suoi dubbi.

“Sapere chi è vaccinato attraverso il Ggeen pass è importante e utile. Ciò che non va bene in questo sistema è far finta che la vaccinazione sia uguale al tampone. Non è la stessa cosa. Il tampone fotografa che in quel momento non c’è il virus, ma due ore dopo potrebbe esserci”.

In vista della riapertura delle scuole a settembre, Garattini fa poi notare che “c’è ancora una buona percentuale di docenti e personale scolastico che non si è vaccinata“. Infatti, dati alla mano, ci sono Regioni in cui c’è ancora il 30% non immunizzato.

I professori, tra l’altro, dovrebbero dare il buon esempio a tutti gli altri. Sono educatori, dovrebbero occuparsi di vaccinarsi, considerando che la vaccinazione non è soltanto una forma di protezione individuale, ma anche una forma di solidarietà nei confronti degli altri, di chi non si può vaccinare per varie ragioni mediche”. Una verità che alcuni no vax, più o meno convinti, non vogliono ascoltare.

Chi controlla il green pass?

Intanto, si discute dei controlli sul green pass obbligatorio in luoghi al chiuso in Italia, come ristoranti e bar. Chi è deputato a farli? E se non li fa cosa succede? I titolari o i gestori di servizi e attività per cui è previsto l’accesso con obbligo di certificazione verde Covid-19 sono tenuti a verificare la documentazione con l’App VerificaC19, attiva già da fine giugno, che accerta l’autenticità e verifica che l’intestatario abbia i requisiti necessari.

“Non possono essere fatti dalla polizia” precisa il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese: “Non si può pensare che i controlli sul green pass li facciano le forze di polizia perché questo sarebbe distogliere dal loro compito prioritario che è garantire la sicurezza, mentre non escludo qualche controllo a campione da parte della polizia amministrativa”, dice il ministro.

La regola è quindi che venga richiesto senza il documento di identità, dagli esercenti. Secondo quanto previsto dal decreto, in caso di violazione può essere elevata una sanzione pecuniaria da 400 a 1000 euro sia a carico dell’esercente sia dell’utente. Qualora la violazione fosse ripetuta per tre volte in tre giorni diversi, l’esercizio potrebbe essere chiuso da 1 a 10 giorni.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Covid Italia, chi rischia la zona gialla e cosa ci dicono davvero i nu...