Covid Italia, nuove Regioni in zona bianca dal 14 giugno: ma spuntano 3 zone rosse dall’11

In un'Italia a prevalenza gialla, con 7 Regioni in zona bianca e una situazione Covid decisamente buona, ecco che spuntano tre nuove zone rosse

In un’Italia a prevalenza gialla, con 7 Regioni in zona bianca e una situazione Covid decisamente buona, ecco che spuntano tre nuove zone rosse. Dove? In Sicilia.

4 zone rosse in Sicilia fino al 17 giugno

Si tratta dei Comuni di:

  • Aidone (Enna)
  • Francofonte (Siracusa)
  • Valledolmo (Palermo).

A stabilirlo è un’ordinanza firmata dal presidente della Regione siciliana Nello Musumeci, in vigore a partire da venerdì 11 giugno e almeno fino a giovedì 17 giugno compreso.

Il provvedimento, assunto dopo aver informato i sindaci competenti, si è reso necessario in seguito alle relazioni epidemiologiche delle Asp che hanno evidenziato un considerevole aumento di positivi al Covid in questi tre Comuni.

Con la stessa ordinanza, Musumeci ha disposto, fino al 17 giugno 2021 compreso, la proroga della zona rossa per il Comune di Prizzi.

Le Regioni in zona bianca

Ma le buone notizie non mancano. Mentre si accende il dibattito sui vaccini a vettore virale, AstraZeneca e Johnson & Johnson, ai giovani, per cui molti esperti, come l’AIFA stessa, raccomandano la somministrazione agli over 60 per via del maggiore rischio di trombosi tra le donne under 40 (qui trovate l’approfondimento di QuiFinanza), nel Belpaese l’epidemia continua la sua discesa.

Ad oggi sono 7 le Regioni che hanno conquistato la zona bianca:

  • Abruzzo
  • Friuli Venezia Giulia
  • Liguria
  • Molise
  • Sardegna
  • Umbria
  • Veneto.

Ricordiamo che in zona bianca si entra a fronte di un’incidenza settimanale dei contagi Covid inferiore a 50 casi ogni 100mila abitanti per 3 settimane consecutive. Da lunedì 14 giugno, salvo improbabili colpi di scena, toccherà ad altre 5 più una Provincia autonoma lasciare la zona gialla. Si tratta di:

  • Lombardia
  • Piemonte
  • Emilia-Romagna
  • Lazio
  • Puglia
  • Provincia autonoma di Trento.

Vaccini Covid, i dubbi per i giovani

Complice la vaccinazione che procede spedita. Numeri ottimi quelli dell’Italia, anche se oltre 3 milioni di over 60 non hanno ancora ricevuto neppure la prima dose, nonostante ora sia la fascia più esposta alle possibili complicanze gravi del Covid.

C’è chi preferisce aspettare, chi teme i possibili, quanto rari, effetti collaterali collegati ai vaccini, chi non si registra sulle piattaforme per le prenotazioni, né attraverso i numeri telefonici verdi, e nemmeno chiede informazioni ai propri medici di base.

Mentre il commissario generale Figliuolo firma l’ok per i vaccini in vacanza, si discute di terza dose di vaccino e di quale preparato è meglio somministrare ai ragazzi, si inizia a parlare anche di possibile nuovo picco dei contagi a settembre, proprio come sta avvenendo in Gran Bretagna.

Covid nel Regno Unito: perché una nuova impennata di contagi

Nel Regno Unito la situazione è improvvisamente precipitata, con un’impennata di nuovi casi di positività che nessuno si sarebbe aspettato dopo le riaperture anticipate e la massiccia campagna vaccinale. Negli ultimi giorni i casi sono schizzati come ai livelli di febbraio scorso.

Per la prima volta dalla metà di maggio, il numero di persone ricoverate in ospedale con Covid-19 nel Regno Unito ha superato quota mille. Notizia che arriva mentre gli scienziati mettono in guardia sui rischi di una terza ondata, con l’aumento dei casi della variante Delta, identificata per la prima volta in India.

Il professor Neil Ferguson, il cui modello è stato fondamentale per il primo blocco nel marzo dello scorso anno, ha dichiarato a un briefing con i media che ritardare la prevista revoca delle ultime restrizioni il 21 giugno consentirebbe a più persone di essere vaccinate. E ha aggiunto che non è chiaro come i casi si tradurranno in ricoveri e ci vorrebbe qualche settimana in più per scoprirlo.

Ma c’è da capire perché è successo. In primis, perché in Gran Bretagna la stragrande maggioranza della popolazione, anziana e giovane, ha ricevuto solo la prima dose di vaccino perché sottoposta ad AstraZeneca, sviluppato in collaborazione con l’Università di Oxford, il cui richiamo è a tre mesi dalla prima. Una sole dose non ha permesso di bloccare i contagi così come invece è avvenuto da noi, o in altri Paesi in cui si è proceduto spedito con l’inoculazione di Pfizer e Moderna, almeno alle fasce più vecchie della popolazione.

Secondo motivo, per via della variante indiana che si è rapidamente diffusa nel Paese, e contro la quale una sola dose di AZ non è stata abbastanza forte.

Nuovo picco Covid a settembre?

Alla domanda se anche l’Italia debba attendersi una recrudescenza del virus a settembre, al rientro dalle vacanze estive e in concomitanza con il rientro a scuola, Fabrizio Pregliasco ammette che “questa ipotesi c’è”. Per essere protetti ci vogliono le due dosi, cioè il ciclo vaccinale completo, questo il senso. In effetti il governo di Boris Johnson ha sempre puntato sulla politica di dare la prima dose al maggior numero possibile di persone e inizialmente ha funzionato. Poi però qualcosa è andato storto.

“Dal punto di vista generale, quello che si vede nel Regno Unito è la presenza della variante indiana, che potremmo avere anche noi”. La variante indiana ha “bucato” la prima dose, che non protegge come il vaccino completo. Per questo è necessario procedere rapidissimi con la prima dose al maggior numero di persone possibile.

Ma il problema potrebbero essere anche le riaperture, continua Pregliasco, da sempre piuttosto cauto. “Io da sempre dico di aprire con attenzione. Abbiamo ancora un serbatoio di mezzo milione di positivi, ovvero persone che possono contagiare altri in varia forma e con varia intensità. Per fortuna, quello che si vede in Inghilterra e che a mio avviso possiamo raggiungere anche qua è non avere un gran numero di casi gravi grazie alla vaccinazione dei soggetti fragili. Insomma, l’elemento chiave è il vaccino che potrebbe metterci al sicuro”.

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