Covid Italia, 6 Regioni in rosso nelle mappe ECDC: i colori da lunedì 13 settembre

Secondo le mappe aggiornate dell'ECDC, il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie, si contrae la zona rossa che lambiva l'Italia

Buone notizie sul fronte Covid. Secondo le mappe aggiornate dell’ECDC, il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie, si contrae la zona rossa che lambiva l’Italia. Guardando anche i dati della bozza dell’ultimo monitoraggio Iss, relativo alla settimana 30 agosto-5 settembre, con dati aggiornati all’8 settembre, si osserva che continua a scendere l’indice Rt, che si attesta oggi a 0,92, rispetto allo 0,97 della scorsa settimana.

In calo anche l’incidenza dei casi ogni 100 mila abitanti, che scende di 10 punti, attestandosi a 64 rispetto a 74 della scorsa settimana.

Mappe ECDC, la situazione Covid in Italia

Guardando alle mappa europee, sulla base dell’incidenza dei casi positivi osservata negli ultimi 14 giorni ogni 100mila abitanti, combinata con il tasso di positivi sui test effettuati, nella mappa epidemiologica aggiornata sono soltanto 6 le Regioni italiani colorate di rosso.

Rispetto a 7 giorni fa esce il Lazio, che torna in giallo, e il resto della Penisola rimane giallo, con la sola eccezione della Valle d’Aosta che viene premiata col verde.

Ma ecco le Regioni rosse:

  • Basilicata
  • Calabria
  • Marche
  • Toscana
  • Sardegna
  • Sicilia.

Mappe ECDC, la situazione nel resto d’Europa

Per quanto riguarda gli altri Paesi europei, mentre la Spagna continua ad essere quasi completamente rossa, sono invece rosso scuro:

  • Sud della Francia
  • nord dell’Irlanda
  • alcune isole della Grecia.

Come ormai sappiamo bene, e come noi di QuiFinanza continuiamo a ribadire, andando felicemente contro i toni allarmistici di molti altri autorevoli media, il Covid ora corre molto più velocemente perché la variante Delta è estremamente più contagiosa, ma l’ottima notizia è che il virus trova pochi soggetti suscettibili grazie ai vaccini. Ora, l’AIFA ha deciso chi e quando dovrà sottoporsi alla terza dose (qui tutte le info).

Al momento beneficiamo anche del fatto che le occasioni di socialità sono ancora prevalentemente all’aperto visto il bel tempo, e probabilmente la situazione cambierà quando si tornerà al chiuso. Ma, ribadiamo, dalla nostra parte abbiamo i vaccini.

Monitoraggio Iss, quali Regioni a rischio

Secondo i dati raccolti nel nuovo monitoraggio Iss, sono 3 le Regioni e Province autonome che questa settimana risultano classificate a rischio moderato, contro le 17 della scorsa settimana. Tutte le altre sono classificate a rischio basso. Solo una, la Provincia autonoma di Bolzano, riporta un’allerta segnalata. Nessuna riporta molteplici allerte di resilienza.

Ecco le 3 Regioni a rischio moderato:

  • Friuli Venezia Giulia
  • Lombardia
  • Provincia autonoma di Bolzano.

Intanto, come previsto, sono in lieve aumento i ricoveri di malati di Covid nei reparti di terapia intensiva e in quelli di area medica non critica.

Il tasso di occupazione in terapia intensiva dei pazienti Covid aumenta infatti al 6,2%, con il numero di persone ricoverate in aumento da 544 a 563. Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale aumenta leggermente al 7,4%, con il numero di persone ricoverate che passa da da 4.252 a 4.307.

Colori Regioni da lunedì 13 settembre

Ricordiamo che in zona bianca si resta quando:

  • l’incidenza settimanale dei contagi è inferiore a 50 casi ogni 100mila abitanti per 3 settimane consecutive
  • qualora si verifichi un’incidenza superiore a 50 casi per 100mila abitanti, la Regione resta in zona bianca se si verifica una delle due condizioni successive:
    – il tasso di occupazione dei posti letto in area medica per pazienti affetti da Covid è uguale o inferiore al 15%; oppure
    – il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti affetti da Covid è uguale o inferiore al 10%.

Scatta invece la zona gialla quando:

  • l’incidenza settimanale dei contagi è pari o superiore a 50 ogni 100mila abitanti e contestualmente
  • il tasso di occupazione dei posti letto in area medica è superiore al 15% e il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti affetti da Covid è superiore al 10%
  • qualora si verifichi un’incidenza pari o superiore a 150 casi per 100mila abitanti, la Regione resta in zona gialla se si verificano una delle due condizioni successive:
    – il tasso di occupazione dei posti letto in area medica per pazienti affetti da Covid è uguale o inferiore al 30%; oppure
    – il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti affetti da Covid è uguale o inferiore al 20%.

Si passa da zona gialla ad arancione quando:

  • l’incidenza settimanale dei contagi è pari o superiore a 150 ogni 100mila abitanti e contestualmente
  • si superato i limiti di occupazione dei posti letto di area medica e terapia intensiva prevista per la zona gialla.

Quasi certamente nessuna Regione cambierà colore lunedì 13 settembre: la Sicilia resta gialla e schiva l’arancione. Nell’isola l’incidenza dei casi su 100mila è 148.7, sotto la soglia di 150 che potrebbe portare verso l’arancione se accompagnata da una pressione in crescita sugli ospedali, cosa che non si sta verificando.

Sardegna e Calabria dovrebbero ancora restare aggrappate alla zona bianca per un soffio.

Perché con l’80% dei vaccinati non abbiamo l’immunità di gregge

Intanto, mentre il governo approva il nuovo decreto green pass con l’estensione dell’obbligo di certificato verde ad alcune categorie (qui il dettaglio), secondo quanto spiega al Corriere della Sera Fabio Ciciliano, membro del Cts, in rappresentanza del dipartimento di Protezione civile, è assolutamente necessaria l’estensione dell’obbligo del green pass, perché ora parlare di immunità di gregge con l’80% di vaccinati non è più possibile.

L’obiettivo dell’80%, spiega, risente delle condizioni del periodo in cui ci trovavamo quando è stato fissato. “Fronteggiavamo il ceppo originario del virus, non la contagiosissima variante Delta” (qui come riconoscere i sintomi, anche da vaccinati). Anche i comportamenti individuali erano diversi: usavamo tutti la mascherina.

La cancellazione dell’obbligo di indossarla all’esterno obbedisce a un principio scientifico che resta valido: all’aperto ci si contagia meno. “Ma c’è un aspetto psicologico da tener presente: non indossare la mascherina all’aperto ha provocato un comportamento meno rigoroso anche al chiuso. Così la circolazione del virus aumenta. L’immediata conseguenza è l’abbassamento della copertura collettiva, nonostante un alto numero di vaccinati”.

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