Covid, quali Regioni sono più a rischio dal 1° marzo: tutti gli indici Rt

Peggiorano ancora i numeri: a preoccupare sono soprattutto l'incidenza del virus tra la popolazione, in particolare in alcune aree, e il rischio complessivo

Nell’ultima settimana di monitoraggio Covid peggiorano ancora i numeri. A preoccupare sono soprattutto l’incidenza del virus tra la popolazione, in particolare in alcune aree, e il rischio complessivo, in peggioramento per la quarta settimana consecutiva. Per la prima volta dopo settimane 2 Regioni tornano in zona rossa.

L’incidenza Covid in Italia al 1° marzo

L’epidemia, dopo un iniziale lento peggioramento, entra questa settimana nuovamente in una fase in cui si osserva una “chiara” accelerazione nell’aumento dell’incidenza nazionale, scrive nel suo ultimo report l’Iss. Che ribadisce, alla luce dell’aumentata circolazione di alcune varianti virali a maggiore trasmissibilità e del chiaro trend in aumento dell’incidenza su tutto il territorio italiano, di innalzare le misure di mitigazione per raggiungere una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e della mobilità.

L’incidenza nazionale si allontana infatti ancora dai livelli che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti, vale a dire 50 per 100mila abitanti.

Mentre cala drasticamente, anche grazie ai vaccini, l’età mediana dei casi diagnosticati, diminuita a 44 anni, l’incidenza supera la soglia di 250 casi per 100mila abitanti in due Province (Provincia Autonoma di Bolzano, 539,01, Provincia Autonoma di Trento, 309,12). 4 Regioni hanno una incidenza maggiore di 200 casi ogni 100mila:

  • Abruzzo
  • Emilia Romagna
  • Molise
  • Umbria.

La situazione negli ospedali

Si osserva un peggioramento anche nel numero di Regioni che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva o in aree mediche sopra la soglia critica (8 contro le 5 della settimana precedente).

Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale continua ad essere alto ma sotto la soglia critica del 30%: si attesta infatti al 24%. Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in aumento da 2.074 a 2.146. Il numero di persone ricoverate invece in aree mediche è sostanzialmente stabile (18.463 contro 18.295).

Continua ad aumentare anche il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione e scende lievemente la percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti. Aumenta, anche, la percentuale di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (36,1% contro 33,7% la settimana precedente). Infine, il 20% dei casi è stato rilevato attraverso attività di screening e nel 14,5% non è stata riportata la ragione dell’accertamento diagnostico.

Indice Rt

A restare invece invariato rispetto alla settimana precedente è l’indice di contagio Rt. Nel periodo che va dal 3 al 16 febbraio l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,99 (range 0,93-1,03). Ecco come sono messe le Regioni e quali sono a maggior rischio di un peggioramento dell’epidemia, e conseguente inasprimento delle misure.

Regioni con Rt sotto 1

  • Sardegna 0,68
  • Sicilia 0,71
  • Lombardia 0,82
  • Friuli Venezia Giulia 0,83
  • Provincia di Bolzano 0,92
  • Lazio 0,94
  • Liguria 0,94
  • Val d’Aosta 0,94
  • Puglia 0,95
  • Veneto 0,97
  • Marche 0,98.

Regioni con Rt sopra 1

  • Calabria 1,01
  • Piemonte 1,02
  • Campania 1,04
  • Provincia di Trento 1,07
  • Umbria 1,07
  • Emilia-Romagna 1,1
  • Molise 1,11
  • Abruzzo 1,13
  • Toscana 1,19.
  • Basilicata 1,51.

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