Covid, la Fondazione Gimbe lancia l’allarme: ancora tre settimane di crisi

Mentre il governo progetta nuove misure per contenere il coronavirus, c'è chi spiega perché gli effetti della stretta non saranno immediati

Il governo è pronto a varare nuove misure restrittive per contenere il coronavirus e scongiurare una tragica seconda ondata che rischierebbe di causare ulteriori migliaia di vittime, ma anche un collasso dell’economia qualora Palazzo Chigi fosse costretto a imporre un secondo lockdown.

Covid, quando si vedranno gli effetti di coprifuoco e chiusura dei locali

Gli effetti della nuova stretta, però, non saranno immediati. La Fondazione Gimbe, infatti, ha spiegato come i numeri riflettano comportamenti sociali e azioni di contenimento relativi a 2-3 settimane precedenti. In sostanza, i risultati di coprifuoco e smart working si vedranno tra quasi un mese.

Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha poi aggiunto che l’entità delle restrizioni stride con il mancato potenziamento dei servizi territoriali deputati al tracciamento, “nonostante le risorse già assegnate dal decreto Rilancio”. Secondo lui, i ritardi burocratici e i conflitti tra Governo e Regioni hanno portato a scaricare sui cittadini la responsabilità del controllo epidemico attraverso restrizioni delle libertà personali.

Una soluzione caldeggiata da Cartabellotta sarebbe stata l’attuazione del cosiddetto ‘Piano Crisanti’, proposto dall’omonimo virologo che per primo è riuscito a tracciare il coronavirus in un Comune, quello di Vo’ Euganeo. Elaborato la scorsa estate, il piano prevedeva 300 mila tamponi al giorno, sulla scia di quanto già proposto dalla Fondazione Gimbe il 7 maggio (200-250 casi testati ogni 100 mila abitanti). I numeri più recenti, però, parlano di non più di 165 mila tamponi effettuati in un solo giorno: la metà di quelli previsti dagli esperti.

 Covid, l’allarme di un primario in Veneto: situazione peggiorata rispetto a marzo

L’allarme non è lanciato solo dalla Fondazione Gimbe, ma viene condiviso anche da chi lavora in prima linea. Come ad esempio Claudio Micheletto, direttore dell’Unità di pneumologia dell’Azienda ospedaliera di Verona, dove è appena stato riaperto il reparto riservato ai pazienti Covid.

Micheletto ha aggiunto come sia necessario allargare la disponibilità di posti, anche se il problema vero è la carenza di personale: il primario ha spiegato come il suo ospedale stia facendo una vera e propria “chiamata alle armi”, per trovare medici e infermieri. Necessità già presentatasi in occasione della prima ondata, quando il governo (Cura Italia) ha deciso di rendere abilitante la laurea in Medicina, senza l’esame di Stato, così da far fronte all’emergenza.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Covid, la Fondazione Gimbe lancia l’allarme: ancora tre settiman...