Covid, gli effetti del virus al cervello: “Conseguenze simili alla demenza”

Le persone che hanno contratto il Covid, persino i più giovani, hanno maggiore probabilità di sviluppare conseguenze cognitive simili alla demenza

Le persone che si sono ammalate di Covid, persino i più giovani, hanno maggiore probabilità di sviluppare conseguenze cognitive simili alla demenza, lo afferma il dottor Sandro Iannaccone, primario Riabilitazione Disturbi Neurologici Cognitivi-Motori all’Ospedale San Raffaele di Milano.

“Conseguenze cognitive simili alla demenza”, gli effetti del Covid al cervello

“I disturbi cognitivi sono presenti in più della metà dei casi, e dopo due mesi si riduce una percentuale al 30-40%, ma non scompare del tutto. I soggetti più giovani lo presentano in maniera più evidente, perché devono tornare all’attività lavorativa ed hanno questo problema nella vita di tutti i giorni, però la fascia di età più colpita sono i pazienti più anziani sopra i 70”, ha dichiarato il dottor Iannaccone ad Ansa.

Si tratterebbe della cosiddetta “nebbia cognitiva“, ha spiegato lo stesso, termine usato per indicare i disturbi soggettivi di memoria e di concentrazione. In genere il paziente affetto da nebbia cognitiva presenta una difficoltà all’attenzione e alla concentrazione, che si riflette nell’incapacità di tornare agli stessi ritmi di prima della malattia, nel lavoro ma anche nelle attività quotidiane.

“Abbiamo avuto pazienti anziani che hanno sviluppato un vero e proprio quadro di demenza, con disturbi dell’orientamento e dell’attenzione, però in genere questi casi rientrano, lamentando poi soltanto dei disturbi minori. Questo è successo molte volte”, ha poi aggiunto il dottore.

Covid e impatto su salute mentale: cosa dicono gli studi

Le conseguenze negative del Covid sulla salute mentale sono state ampiamente ampiamente dimostrate dagli scienziati. Sebbene gli stessi non siano stati ancora misurati con precisione, esistono una serie di fattori di rischio psichiatrici associati al virus.

Secondo uno studio pubblicato dalla rivista scientifica The Lancet il 9 novembre, il 18% dei pazienti positivi al coronavirus ha sviluppato un problema di salute mentale – come depressione, ansia o demenza – entro 3 mesi dalla diagnosi.

Sebbene i ricercatori stiano ancora lavorando per capire esattamente come il virus influisca non solo sulla mente ma anche sulle funzioni cerebrali, Iannaccone ha spiegato che, in questo momento, seguendo la letteratura scientifica ma anche l’esperienza, si crede che le conseguenze cognitive non siano un attacco diretto del virus. È probabile, infatti, che gli effetti del virus sul cervello siano legati a diverse cause: “La prima causa è la mancata ossigenazione del cervello – ha detto – poi in più ci sono le alte temperature, i farmaci e anche i cambiamenti di abitudini. Basta pensare ai pazienti che sono stati tanto tempo in rianimazione o in terapia intensiva, dove le luci sono sempre accese e si perde anche la cognizione del tempo”.

Di fatto, gli scienziati ora sanno che il Covid non è solo una malattia respiratoria, poiché può raggiungere molti altri organi, incluso il cervello. Il punto, adesso, è cercare di capire (e dimostrare) come il coronavirus interagisce con il sistema nervoso centrale e, a partire dalle cause, mitigarne gli effetti.

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