Covid, i divisori di plexiglas proteggono davvero?

Alcune ricerche condotte negli Usa e nel Regno Unito hanno indagato sull'efficacia delle barriere nella protezione dal coronavirus

Sono state una delle prime soluzioni per permettere il ritorno alle attività agli esercenti nella corsa alle apertura post-lockdown. Dopo un anno e mezzo di epidemia da Covid-19 le barriere di plexiglass sono rimaste come buona norma anti-contagio ancora in tanti esercizi commerciali, ma quanta protezione offrono dalla diffusione del coronavirus? A questa domanda hanno provato a rispondere diversi studi secondo i quali non soltanto i divisori offrirebbero un falso senso di sicurezza, ma potrebbero anche ostacolare la circolazione dell’aria all’interno dei locali.

Covid, i divisori di plexiglas proteggono davvero? I dubbi

Se da una parte, infatti, il Sars-CoV-2 può essere trasmesso tramite droplet, le goccioline emesse tossendo, starnutendo o parlando, per le quali le barriere possono avere una loro funzione, è attestato che il coronavirus si diffonda soprattutto attraverso l’aerosol rilasciato dal nostro apparato respiratorio, le particelle liquide ancora più piccole che rimangono sospese in aria.

Contro queste “nuvolette”, potenzialmente portatrici di carica virale e che possono spostarsi nell’arco di almeno un metro, la soluzione migliore raccomandata dagli enti sanitari rimane il corretto ricambio dell’aria ogni 15-30 minuti.

Circolazione che all’interno degli ambienti chiusi può essere ostacolata dalla presenza dei divisori: nonostante una frequente apertura delle finestre si potrebbero infatti creare nelle stanze, come ad esempio nelle classi scolastiche, delle zone che non vengono raggiunte dalla corrente, deviata dalle barriere di plexiglas.

“Abbiamo dimostrato che gli aerosol più piccoli viaggiano sopra lo schermo e si mescolano nell’aria della stanza entro circa 5 minuti” ha detto Catherine Noakes, professore di Ingegneria ambientale all’Università di Leeds, a capo di una simulazione sull’utilizzo degli schermi in un’interazione tra parlanti.

“Se le persone interagiscono tra loro è probabile che siano esposte al virus indipendentemente dalla presenza di uno schermo” ha spiegato l’esperta.

Covid, i divisori di plexiglas proteggono davvero? Gli studi

Dinamica confermata negli Stati Uniti dal lavoro di un gruppo di ricercatori, tramite un’analisi effettuata in un distretto scolastico del Massachusetts, e in Georgia dove da uno studio sarebbe emerso che l’uso degli schermi in plexiglas tra i banchi avrebbe un effetto minore sul contagio rispetto all’aerazione e

Un fenomeno analizzato anche da uno studio della della Johns Hopkins University di Baltimora, pubblicato a giugno, nel quale sarebbe stato rilevato un aumento delle infezioni proprio a causa delle barriere in aula.

Così come esposto al New York Times da uno dei maggiori esperti mondiale di trasmissione virale, la professoressa Linsey Marr: “Se hai una foresta di barriere in un’aula, interferirà con la corretta ventilazione di quella stanza – ha spiegato la docente di ingegneria civile e ambientale al Virginia Tech – gli aerosol di tutti saranno intrappolati e bloccati lì e si accumuleranno, e finiranno per diffondersi oltre la tua scrivania”.

 

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Covid, i divisori di plexiglas proteggono davvero?