I contagi reali sono il doppio? Cosa sappiamo davvero del dossier dei servizi segreti

Da qualche giorno si parla di un dossier dei servizi segreti che sarebbe finito sulla scrivania di Conte, proprio in piena crisi di governo

Da qualche giorno si parla di un dossier dei servizi segreti che sarebbe finito sulla scrivania di Conte, proprio in piena crisi di governo. Un documento scottante, che ridisegnerebbe completamente la pandemia nel nostro Paese.

A svelare il contenuto di questo presunto dossier è stata Repubblica. Secondo gli 007 italiani, i nuovi positivi in Italia sarebbero ogni giorno in realtà molti di più di quelli rilevati e comunicati dal bollettino ufficiale della Protezione civile.

Gli esperti di intelligence, con l’aiuto di statistici e matematici, avrebbero elaborato un modello predittivo molto preciso. Per avere un’idea, al 25 dicembre il sistema stimava in 86.500 il numero dei morti totali che l’Italia avrebbe raggiunto nei successivi 30 giorni. Il 26 gennaio la conta delle vittime del Covid ha toccato quota 86.422, con un errore di appena lo 0,09%. Praticamente una previsione perfetta. Quindi, viene da dire, ci si potrebbe fidare.

I numeri veri dei contagi sono diversi?

Secondo gli 007 italiani, il sistema italiano di sorveglianza, composto da ministero della Salute, Protezione civile e Regioni, starebbe sottostimando, e di tanto, i contagi. Mentre la fotografia scattata nell’ultimo report Iss sembra dare un po’ di respiro agli italiani (anche se 11 Regioni restano sorvegliate speciali), i nuovi positivi al Coronavirus nel nostro Paese sarebbero in realtà il 40-50% in più al giorno di quelli indicati ufficialmente.

Il totale dei contagiati, scrivono gli analisti, sarebbe sbagliato, per difetto. Enorme difetto. Perché? Per via del drastico calo del numero dei tamponi avvenuto a metà novembre 2020. Una chiarificazione che, se confermata, innescherebbe due conseguenze di primaria importanza.

La prima riguarda il fatto che la curva epidemiologica non starebbe piegando verso il basso come ci viene mostrato in queste settimane, frutto delle dure restrizioni imposte dal Governo durante le feste di Natale, ma a quanto pare ancora insufficienti a dirsi fuori pericolo. La seconda, ad essa collegata, è che i dati che abbiamo al momento sarebbero del tutto inattendibili e quindi difficili da analizzare e da utilizzare come metro per la definizione di nuove misure anti-Covid.

Ma come ci sono arrivati i servizi segreti a questa conclusione? Di fatto, facendo un calcolo che si basa sulla proporzione matematica tra nuovi ingressi nelle terapie intensive, che fotografano la situazione delle due settimane precedenti, indipendentemente dai tamponi, e la quota giornaliera di positivi come da bollettino.

“Osservando le terapie intensive nella parte finale dell’anno – scrivono gli esperti dei servizi segreti nel dossier citato da Repubblica – si può dedurre che vi è stata una fase di ripresa dell’epidemia verso la metà dicembre. Una ripresa che non è stata rilevata né tracciata dai numeri nazionali a causa dei pochi test effettuati in quel periodo”.

Prima di Natale la curva sarebbe quindi tornata a salire e la riprova sta nel fatto che i pazienti in terapia intensiva non sono diminuiti come ci si aspettava: la cifra è rimasta stabile, oscillando intorno alle 2.580 unità. Il sistema nazionale di sorveglianza non si sarebbe accorto del rialzo della curva perché nei bollettini si sosteneva il contrario, e cioè che dal picco del 13 novembre, con un +40.902 contagiati, in avanti i nuovi positivi erano andati progressivamente calando, salvo una breve parentesi intorno al 25 dicembre.

A cosa è dovuta questa possibile sottostima dei positivi Covid

Tutta colpa dei tamponi, secondo gli 007. Nella settimana tra l’11 e il 17 novembre ne sono stati processati un milione e mezzo, il numero più elevato registrato fino ad allora. Da quel momento, però, i test hanno ricominciato a diminuire, arrivando a 868mila nella settimana tra il 23 e il 29 dicembre, per poi tornare a 1,4 milioni dal 13 gennaio in poi, ma per effetto dell’inclusione, nel conteggio, dei tamponi antigenici rapidi.

Ed è proprio nell’aggiunta dei test rapidi al computo dei tamponi totali che, secondo gli analisti, starebbe l’errore madornale, che produrrebbe una sottostima importante della reale situazione dell’epidemia nel Belpaese. Ad oggi i test di conferma dei casi già processati con tamponi rapidi sarebbero il 65% del totale: tantissimi, con l’evidente conseguenza di alterare sensibilmente la rappresentazione della curva del contagio.

L’introduzione dei test rapidi ha di fatto reso impossibile un confronto con le serie storiche passate. Alcune Regioni, inoltre, non fanno distinzione tra i test molecolari e rapidi, è ciò ha evidenti ripercussioni sul calcolo di tutti i valori, tra cui il rapporto positivi/tamponi.

Secondo l’intelligence i tamponi rapidi andrebbero scorporati dal conteggio totale, soprattutto andrebbero tolti quelli fatti per confermare l’avvenuta guarigione dal Covid. “Sono solo i tamponi di prima diagnosi a fotografare la reale situazione epidemiologica, e a partire da metà novembre abbiamo visto un brusco calo di questa tipologia”.

Ciò che appare vero è senz’altro che le positività potrebbero essere sottostimate, anche più di quanto rileva il dossier. Ipotesi che non viene peraltro nemmeno esclusa dallo stesso Istituto Superiore di Sanità, che considera questa eventualità “possibile”.

“Nei sistemi di sorveglianza spesso c’è una quota che può essere sottostimata dei casi che vengono normalmente diagnosticati e notificati”, ha spiegato a Radio Anch’io Paola Stefanelli, direttrice del Reparto Malattie Prevenibili da vaccino dell’Iss.

Il ruolo dei servizi segreti nella gestione della pandemia

Ciò che resta un po’ sospeso in tutto questo è che solo Repubblica possa aver avuto accesso alle informazioni relative a questo presunto dossier. E resta da chiedersi quale ruolo abbiano giocato, davvero, i servizi segreti nella pandemia da Coronavirus.

Non dimentichiamo che nella loro Relazione annuale del 2019 sulla politica dell’Informazione per la Sicurezza, presentata al Parlamento dal Direttore del Dis il 28 febbraio 2020, non veniva fatta alcuna menzione della pandemia in atto.

La parlamentare del Movimento 5 Stelle Alessandra Ermellino, componente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, aveva al tempo presentato un’interrogazione scritta al premier e al ministro della Salute Roberto Speranza.

Nel suo intervento di ben 23 minuti, Giuseppe Conte il 28 febbraio non ha citato mai, nemmeno una volta, la parola pandemia Coronavirus. Eppure i primi provvedimenti del Governo sono stati assunti a partire dal 30 gennaio 2020, con la conferenza stampa tenuta dal premier e da Speranza, con il direttore dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, Giovanni Ippolito: in quella occasione, fu fatto il punto sulle misure di carattere precauzionale adottate in Italia dopo i primi due famosi contagi della coppia cinese a Roma. L’unica decisione assunta allora fu la sospensione di tutti i voli da e per la Cina.

Ermellino aveva denunciato “il mancato richiamo del Dis alla pandemia da Coronavirus, non presente nemmeno tra gli highlights inviati come sintesi dell’intera relazione a tutti i parlamentari italiani”, il che, aveva avanzato la deputata grillina, “creerebbe maggiore perplessità se fossero vere le evidenze giornalistiche secondo cui l’intelligence americana allertò il Governo italiano della potenziale pandemia pochi giorni dopo che questa si infiltrò in Cina alla fine del 2019”.

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