Coronavirus, i pediatri avvisano: i tamponi potrebbero non bastare

Con l'inizio della scuola, potrebbe esserci bisogno di altri 750 mila tamponi al mese per i soli bambini della scuola dell'infanzia e primaria

Che il ritorno a scuola non sarebbe stato semplice, era un fatto dato per assodato da molti. E i casi di Germania e Francia, con decine di istituti chiusi già pochissimi giorni dopo il ritorno in classe, sono probabilmente un monito su quello che dovremmo aspettarci a partire dalla prossima settimana. E, stando a quanto affermato dal Presidente della Federazione Nazionale Pediatri, dobbiamo prepararci al peggio.

Con il ritorno a scuola dei più piccoli, potremmo trovarci ben presto con decine e decine di alunni alle prese con nasi colanti, colpi di tosse a ripetizione e temperature corporee in “zona rossa”. E se fino allo scorso anno non ci sarebbero stati dubbi sulla causa di tali sintomi – un raffreddore o, tutt’al più, una “semplice” influenza – oggi con le infezioni da Covid-19 in crescita non si potrà far altro che seguire le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico. Il problema, sottolinea il Presidente della Federpediatri dottor Paolo Biasci, è che i tamponi non sono infiniti e potrebbero non essere sufficienti per testare tutti i bambini che potrebbero manifestare i sintomi del SARS-CoV-19.

Pediatri: tamponi insufficienti per l’inizio dell’anno scolastico

Secondo i dati snocciolati dal dottor Biasci in un’intervista rilasciata “La Repubblica”, mediamente i pediatri italiani hanno a che fare con centinaia di migliaia di casi di raffreddori, influenze o casi simili ogni mese. A partire dall’autunno, specifica il Presidente di Federpediatri, ogni pediatra italiano tratta in media 25 casi del genere. Tenendo conto che nel nostro Paese ce ne sono 7.500, si ha un totale di quasi 200 mila raffreddori o patologie simili trattate a settimana.

Facendo una stima prudenziale, continua il dottor Biasci, si potrebbe aver bisogno di circa 750 mila tamponi al mese, solo per testare bambini che presentano sintomi riconducibili a quelli del Covid-19. A questi, poi, andrebbero aggiunti i tamponi che vengono normalmente effettuati dal sistema sanitario nazionale (al momento sono 3 milioni al mese circa, ma un piano del Governo vorrebbe triplicarli, portandoli a quasi 10 milioni al mese). Uno sforzo decisamente elevato che, secondo il dottor Biasci, al momento il SSN non sarebbe ancora in grado di sostenere.

Il ruolo dei medici “referenti Covid”

In questo panorama, tutt’altro che rassicurante, dovrebbero svolgere un ruolo di primaria importanza i cosiddetti “referenti Covid di istituto“, dei medici non specialistici e infermieri che le Regioni stanno assumendo per coordinare le attività medico-scolastiche una volta che gli istituti torneranno ad aprire. Sarà loro compito verificare lo stato di salute degli studenti e aiutare il personale scolastico a distinguere tra un semplice raffreddore o qualcosa di più serio.

L’importante, fanno sapere i pediatri italiani, è di non allarmarsi troppo per un “semplice” naso che cola. In caso di comparsa di febbre i bambini devono essere lasciati a casa, così come prevedono i protocolli del ministero e del CTS, ma in caso di sintomi più leggeri non ci si dovrà far lasciar prendere dal panico.

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