Tra 2 settimane 5 Regioni in zona gialla: ma i vaccini cambiano tutto

Continua la crescita, attesa, dei contagi Covid. L’ultimo report di monitoraggio dell’Iss registra un aumento “rapido e generalizzato” del numero di nuovi casi di infezione da SARS-CoV-2

Continua la crescita, attesa, dei contagi Covid. L’ultimo report di monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità, relativo alla settimana 1-7 novembre 2021, registra un aumento “rapido e generalizzato” del numero di nuovi casi di infezione da SARS-CoV-2, che si accompagna anche ad un leggerissimo incremento dei ricoveri ospedalieri.

Covid in Italia a metà novembre 2021

Secondo i dati dell’ISS, negli ultimi 30 giorni, sono stati registrati 40.182 casi di infezione Covid nelle persone non vaccinate – 48 casi ogni 10mila persone – e 52.016 nelle persone completamente vaccinate – 12 per 10mila –. Più nel dettaglio, il tasso di incidenza nei vaccinati è pari a 21 casi per 100mila se la seconda dose è stata ricevuta da più di 6 mesi e di 11 casi per 100mila se da meno.

Ma l’ottima notizia è che, nonostante una lieve ripresa attesa sui ricoveri, i numeri restano bassi: le persone ricoverate in area non critica e in terapia intensiva sono sotto controllo e le curve non hanno subito una spinta verso l’alto rilevante.

Segno – se ancora fosse necessario ribadirlo – che i vaccini stanno facendo ciò per cui sono stati progettati, cioè ridurre la pericolosità del virus, fino a renderlo sostanzialmente innocuo, passando probabilmente da una fase pandemia a quella endemica (alcune Big Pharma si stanno già muovendo in questo senso, come AstraZeneca).

L’Associazione Italiana di Epidemiologia nota come, nelle fasi iniziali dell’ultima salita della curva epidemica, l’incidenza sia cresciuta prima nelle fasce di età pediatriche, in particolare nei bambini di età inferiore a 12 anni, ma i dati dell’ultima settimana evidenziano che ormai tutte le classi di età sono interessate da un aumento dei casi positivi.

Ma, anche qui, un punto fermo va sottolineato: rispetto alle precedenti ondate, aver garantito complessivamente una grande copertura vaccinale – in Italia siamo arrivati all’84% della popolazione immunizzata sopra i 12 anni – insieme alle misure di protezione adottate, ha fino a qui consentito di contenere la pandemia ai livelli d’incidenza tra i più bassi d’Europa.

Le Regioni a rischio zona gialla a fine novembre

Difficile dire se ci sarà o meno un altro lockdown (qui le ipotesi sul tavolo), ma ciò che va ribadito è che, senza i vaccini, oggi la situazione sarebbe nuovamente drammatica, com’è già stata. Tanto che oggi si parla di pandemia dei non vaccinati, come abbiamo spiegato nel dettaglio qui.

Ciò nonostante, l’indice di replicazione, stimato dal Gruppo di Lavoro MADE dell’Associazione Italiana di Epidemiologia sui dati del 13 novembre, è pari a 1.42 e superiore a 1 in tutte le Regioni, indicando una significativa accelerazione nella diffusione dei contagi che, a parità di condizioni potrebbe portare tra 2 settimane a un cambiamento significativo: 5 Regioni potrebbero superare la soglia del tasso di incidenza settimanale di 250 casi per 100mila e altre 8 potrebbero arrivare sopra 150 casi per 100mila.

Mentre il governo pensa a una rimodulazione del green pass con tante novità in arrivo (qui tutti i possibili cambiamenti), le 5 Regioni che potrebbero finire in zona gialla nelle prossime 2 settimane sono:

  • Friuli Venezia-Giulia
  • Veneto
  • Valle d’Aosta
  • Liguria
  • Provincia autonoma di Bolzano.

Quanto dura la protezione dei vaccini

Come confermato dall’Istituto Superiore di Sanità, dopo 6 mesi dalla seconda dose si conferma una buona efficacia delle vaccinazioni nella protezione della malattia sintomatica, superiore all’80%, mentre scende al 50% l’efficacia nella protezione dal contagio. Motivo per cui si rende assolutamente indispensabile il richiamo per tutti dopo i 6 mesi, la cosiddetta dose booster.

Restano ancora più di 8 milioni di persone over 12 non vaccinate e altri 2 milioni e mezzo che hanno ricevuto ad ora una sola dose. Tra i non vaccinati, circa 235mila hanno 80 o più anni di età, cioè appartengono alla categoria maggiormente a rischio di esiti negativi in caso di infezione da SARS-CoV-2.

Quanti contagi, ricoveri e morti si eviterebbero con più vaccini

L’Associazione Italiana di Epidemiologia stima anche che è possibile stimare il numero di persone che bisogna vaccinare per prevenire una infezione, un ricovero in ospedale, uno in terapia intensiva, un decesso.

In base all’incidenza e ai dati osservati nel mese di ottobre, se avessimo raggiunto 367 soggetti, tra le 235mila persone di più di 80 anni ancora non vaccinate, avremmo evitato 1 contagio; con 783 somministrazioni avremmo evitato 1 ricovero e, con 1.365 vaccinazioni tra gli over 80 non vaccinati, avremmo evitato 1 decesso.

Ovvio che, con l’aumento prevedibile dell’incidenza nelle prossime settimane, il guadagno in numeri assoluti di eventi evitati risulterà ancora maggiore.

Rispetto alla terza dose, vaccinare le persone non ancora mai vaccinate fa risparmiare contagi 2 volte di più rispetto al risparmio di infezioni ottenute vaccinando con il booster chi ha ricevuto la seconda dose da più di 6 mesi. Questo rapporto diventa 10 volte tanto nel caso di Covid serio o grave e ricoveri.

Cosa fare per frenare la quarta ondata della pandemia

E l’AIE formula alcune raccomandazioni:

  • promuovere la vaccinazione dei soggetti che, fino ad ora, non l’hanno fatto, in particolare, delle persone con più di 80 anni, tra i quali è possibile ottenere il massimo guadagno con il minor numero di persone da raggiungere. A questo scopo, è necessario un cambio di strategia, puntando a campagne mirate di chiamata attiva
  • accelerare al massimo la somministrazione della terza dose booster nei soggetti vaccinati da più di 6 mesi, a partire dalle persone anziane, dai vulnerabili e da quelli maggiormente esposti al rischio di infezione (personale sanitario, operatori scolastici, ecc.) (qui come prenotare la terza dose)
  • il contatto diretto, e personale, tra l’operatore sanitario e la persona non ancora vaccinata può aiutare a fugare dubbi e timori e includere chi fosse rimasto escluso per via dell’uso prevalente di canali informatici (qui i possibili effetti collaterali della terza dose, a fronte di tutti i dati sinora disponibili)
  • prevenzione delle infezioni tra i soggetti di età inferiore a 12 anni, per i quali la vaccinazione non è ancora disponibile, sia per proteggerli dai contagi, sia per scongiurare situazioni che possano interrompere la scuola o creare disagio alla vita relazionale dei bambini e degli adolescenti: mascherine e distanziamento fisico e una adeguata ventilazione degli ambienti, non solo in ambito scolastico ma in tutti i contesti frequentati dai bambini, ma anche tempestività negli interventi di accertamento diagnostico dei casi sospetti, isolamento dei positivi e tracciamento dei contatti stretti. Rispetto all’autunno scorso, il rilassamento di alcune misure di prevenzione sta portando anche ad un aumento dell’incidenza di sindromi influenzali, in particolare nelle fasce di età 0-4 anni, che complica la gestione dei casi
  • potenziamento degli organici e degli strumenti di sorveglianza dei Dipartimenti di Prevenzione che, oltre ad essere provati da 20 mesi di emergenza pandemica, sono i principali attori della campagna di vaccinazione anti COVID, cui si aggiunge, in queste settimane, anche quella antinfluenzale.

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