Cos’è il peculato e perché se ne parla in relazione ad Arcuri

Si tratta di un reato rivolto contro la pubblica amministrazione e disciplinato dal codice penale

Per il quotidiano “La Verità”, l’ex commissario all’emergenza coronavirus e attuale amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, sarebbe indagato per il ruolo svolto in una commessa da 1,25 milioni per 800 milioni circa di mascherine, acquistate da tre consorzi cinesi e dirette in Italia per essere utilizzate come dispositivi di protezione dal Covid (noi di QuiFinanza ve ne avevamo parlato approfonditamente qui).

Arcuri, che ha prontamente risposto tramite una nota di Invitalia, dicendo di “non essere al corrente” (direttamente, s’intende) delle informazioni rivelate dal giornale di Maurizio Belpietro, sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati.

Questo significa innanzitutto che il manager calabrese non è stato informato dalla procura della sua posizione giudiziaria, scattando tale informativa a mezzo dell’avviso di garanzia, che è necessario, ad esempio, nei casi in cui si predisponga una perquisizione, o al fine di fissare un interrogatorio.

Il reato ipotizzato, sempre secondo i giornalisti che hanno rivelato le possibili mosse della procura, sarebbe quello di peculato. Quando si verifica? Come è punito?

Che cos’è il peculato

Il peculato è un reato disciplinato dall’articolo 314 del Codice Penale rivolto contro la Pubblica amministrazione. Si realizza quando il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria.

Il peculato propriamente detto si differenzia dal peculato d’uso, che invece si ha quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa e questa, dopo l’uso momentaneo, viene immediatamente restituita.

Come viene punito il reato di peculato

Nel caso di Arcuri, e sempre secondo “La Verità”, si prefigurerebbe una pena massima di 10 anni di reclusione. Ma si tratta pur sempre di una stima, dato che mancano tutte le tappe successive all’iscrizione del registro degli indagati, e cioè, tra le altre, rinvio a giudizio, tramite il quale un gip decide che la posizione dell’indagato merita di essere sottoposta a dibattimento e, nel caso di una condanna in primo grado, un’ulteriore validazione della sentenza da parte della Corte di Appello e della Corte di Cassazione, che è giudice di legittimità, ovvero valuta se le varie fasi del processo si sono svolte secondo la legge.

In questi casi va sempre ricordato che in Italia vige la presunzione di innocenza (o di non colpevolezza), un principio costituzionale. Secondo il quale l’imputato (e Arcuri non è, per il momento, neanche imputato, ma indagato, cioè ancora non è stato rinviato a giudizio) è innocente fino a prova contraria.

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