Coronavirus, scoperta un’altra variante in Sudafrica: cosa sappiamo

In Sudafrica è stata scoperta una nuova variante del coronavirus, simile a quella inglese, che aumenta i timori sul contagio da Covid-19

Dopo la variante del Sars-Cov-2 cosiddetta “inglese” che, per i timori di contagio, ha messo in crisi il sistema dei trasporti della Gran Bretagna, adesso arriva anche la variante “sudafricana”.

La nuova mutazione del coronavirus scoperta nel Paese ha aggiunto altre preoccupazioni sulla pandemia da Covid-19 che hanno portato quasi a isolarlo, dopo lo stop dei voli disposto tra gli altri da Israele, Turchia, Germania, Arabia Saudita, Svizzera e lo stesso Regno Unito.

Coronavirus, nuova variante in Sudafrica: la scoperta

“I nostri scienziati hanno annunciato che una nuova variante chiamata 501.V2 è stata identificata nel nostro paese Le evidenze raccolte suggeriscono con forza che la seconda ondata in corso sia alimentata da questa nuova variante”, lo ha dichiarato il ministro della Salute del Sudafrica Zweli Mkhize.

La nuova mutazione chiamata con l’identificativo “501.V2”, che sembra aver provocato la seconda ondata nel Paese, è stata rilevata per la prima volta nella Nelson Mandela Bay, è stata ritrovata in quasi 200 campioni raccolti da oltre 50 diverse strutture sanitarie.

Si tratterebbe di una variante del Sars-Cov-2 diversa da quella cosiddetta inglese, ma con la quale condivide la stessa mutazione, la “N501Y”, nella proteina spike, usata dal coronavirus come “arpione” sulle cellule umane.

Coronavirus, nuova variante in Sudafrica: le caratteristiche

La caratteristica delle due varianti sarebbe simile: sarebbero in grado allo stesso modo di diffondersi più rapidamente, nel caso di quella britannica, si stima con il 50-70% in più di capacità di trasmissione.

Al momento gli scienziati non hanno abbastanza dati per stabilire con certezza quanto siano contagiose, ma sarebbe escluso che possano provocare una maggiore gravità della malattia.

“Sono in corso ulteriori studi per confermare se questa variante è più infettiva e più trasmissibile, se provoca malattie più gravi e per valutare l’impatto di queste mutazioni sulle prestazioni dei metodi diagnostici molecolari e sierologici e sul rischio di mancata copertura del vaccino” ha comunicato l’Africa Centers for Disease Control and Prevention (Africa CDC)

Inoltre le autorità sanitarie e le case farmaceutiche al momento hanno dato assicurazioni sulla possibilità che le nuove varianti del virus possano essere resistenti al vaccino, rendendo così inefficaci quelli già in distribuzione in diversi Paesi al mondo.

In tal senso, studi preliminari compiuti dagli scienziati della University of Texas Medical Branch hanno osservato che gli anticorpi che neutralizzano il ceppo più comune del virus si sono rivelati funzionali anche contro la mutazione “N501Y”.

“Dobbiamo prendere atto che il virus è propenso a mutare e questa variante non sarà l’unica e sola a emergere”, aveva spiegato Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv), a proposito della mutazione proveniente dalla Gran Bretagna.

Le mutazioni del SARS-CoV-2 mappate finora sono già più di 12mila, ma solo pochissime sono state giudicate significative. Tra queste la “D614G”, che è comparsa tra febbraio e marzo e a giugno è diventata dominante in tutto il mondo, rendendo la sua diffusione del coronavirus fino a 10 volte di più.

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