Quali vaccinazioni possono proteggerci dal Covid

Uno studio condotto dall’Istituto Negri diretto da Giuseppe Remuzzi, in collaborazione con il Policlinico di Milano, dimostra che alcune vaccinazioni sono molto utili contro il Coronavirus

Mentre si ripetono gli appelli a vaccinarsi contro l’influenza stagionale anche per i soggetti non a rischio (e cioè non solo per over 65, cardiopatici, donne in gravidanza, malati oncologici, ecc.), azione che, dicono i medici e il ministero della Salute, consentirebbe di distinguere meglio i sintomi Covid da quelli di una semplice influenza, ecco che da Milano arriva una importante scoperta.

Mentre allo Spallanzani è in corso la sperimentazione sull’uomo del vaccino anti-Covid, secondo una ricerca condotta dall’Istituto Negri diretto da Giuseppe Remuzzi, in collaborazione con il Policlinico di Milano, sembrerebbe che diverse vaccinazioni agiscano positivamente anche sul Coronavirus. Cioè ridurrebbero il rischio di contrarlo o, in caso di contagio, la probabilità di sviluppi negativi dell’infezione.

Proprio Remuzzi si dice convinto che la fase epidemica in Italia sia ormai finita. “Basta allarmismi, l’aumento dei contagi non deve preoccupare” sostiene. “Non vuol dire che non ci sarà un’altra fase epidemica, ma è improprio parlare di seconda ondata” ha detto in una intervista al Corriere della Sera.

Cosa dice la ricerca sulle vaccinazioni

La ricerca è stata condotta su oltre 137mila soggetti a rischio di contagio da Coronavirus. I risultati sono stati pubblicati sulla piattaforma medRxiv, e, per quanto molto incoraggianti, devono ancora essere valutati da enti terzi.

Il vaccino contro morbillo-rosolia-parotite, varicella, epatite A e B, poliomielite, Haemophilus influenzae e pneumococco, cioè il batterio responsabile della maggior parte delle polmoniti batteriche, secondo lo studio sarebbero molto importanti nella difesa dell’organismo dal contagio da Sars-Cov2.

In particolare, come spiegato da Remuzzi, la vaccinazione anti-Haemophilus influenzae ridurrebbe del 47% la probabilità di contrarre il Covid, la anti-polio del 43% e l’antipneumococco del 28%.

Perché vaccinarsi contro l’influenza

Mentre la Ue accelera sullo sviluppo del vaccino e il ministro della Saute Speranza annuncia che arriverà in Italia entro la fine dell’anno, il punto è che, dicono gli esperti, le altre vaccinazioni potrebbero comunque aiutare a ridurre il rischio di infezioni. Le vaccinazioni contro qualunque malattia infettiva ne limitano la circolazione, contribuendo a evitare o ridurre la probabilità di coinfezioni. Ancora di più se i sintomi iniziali sono simili, come nel caso dell’influenza stagionale e del Covid, dove i sintomi iniziali più comuni sono febbre, tosse e mal di gola.

Il consiglio degli esperti dunque è quello di vaccinarsi almeno contro l’influenza stagionale. Uno studio condotto dall’Università di Hong Kong e pubblicato a maggio su The Lancet dimostrava che vaccinarsi contro l’influenza stagionale potrebbe essere ancora più importante, anche in vista della compresenza del Covid-19. Non solo dunque per poter distinguere tra le due infezioni, ma anche perché, dice la ricerca, sembra che i virus influenzali facilitino l’ingresso del Coronavirus nei polmoni.

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