Coronavirus, brutte notizie: i test sugli anticorpi “non sono attendibili”

Una nuova circolare del Ministero della Salute ha decretato che i test rapidi basati sull’identificazione di anticorpi specifici per la diagnosi da Coronavirus non sono affidabili

Brutte notizie, purtroppo. Una nuova circolare della direzione generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute, che aggiorna le indicazioni sui test diagnostici sulla base delle valutazione del Comitato tecnico scientifico della Protezione civile, ha decretato che i test rapidi basati sull’identificazione di anticorpi IgM e IgG specifici per la diagnosi da Coronavirus “non sono attendibili”.

Perché i test non sono considerati attendibili

Allo stato attuale dell’evoluzione tecnologica, questi test non sono ancora in grado di sostituire il test molecolare basato sull’identificazione di Rna virale dai tamponi nasofaringei secondo i protocolli indicati dall’Oms.

Si legge nella circolare che il risultato qualitativo ottenuto su un singolo campione di siero non è “sufficientemente attendibile” per una valutazione diagnostica, in quanto la rilevazione della presenza degli anticorpi mediante l’utilizzo dei test rapidi non è comunque indicativo di un’infezione acuta in atto, e quindi della presenza di virus nel paziente e rischio associato a una sua diffusione nella comunità.

Non solo. L’assenza di rilevamento di anticorpi, non ancora presenti nel sangue di un individuo per il ritardo che “fisiologicamente connota una risposta umorale rispetto all’infezione virale”, non esclude la possibilità di un’infezione in atto in fase precoce o asintomatica e relativo rischio di contagiosità dell’individuo.

Inoltre, questi test, quando non marcati Ce ai sensi del D. Lgs. 332/00 come dispositivi per test autodiagnostici, non possono essere usati da chi non abbia qualificazione o competenza nel merito e, pertanto, l’eventuale fornitura al pubblico generale sarebbe “incoerente” con la loro destinazione d’uso.

I test molecolari rapidi in casi di urgenza

Mentre i malati vengono curati con il plasma dei guariti, a nuova circolare riporta inoltre che sono stati messi a punto i test molecolari rapidi CE-Ivd e/o Eua/Fda (Point of Care tests, Poct) basati sulla rilevazione dei geni virali direttamente nelle secrezioni respiratorie che permetterebbero di ottenere risultati in tempi brevi.

Secondo il Comitato tecnico-scientifico, questi test, in grado attualmente di processare peraltro solo pochi campioni contemporaneamente, potrebbero essere utili nei casi in cui la diagnosi di infezione da Covid-19 assuma carattere di urgenza.

Laboratori mobili e drive-in clinic

Qualora in aree con una trasmissione particolarmente diffusa di Covid-19 la capacità di laboratorio non consenta di effettuare le analisi diagnostiche previste dalla circolare del 20 marzo 2020, può essere valutata la possibilità di ampliare ulteriormente il numero di laboratori aggiuntivi considerando la possibilità di utilizzare laboratori mobili o i cosiddetti drive-in clinic: in pratica, strutture per il prelievo di campioni attraverso il finestrino aperto dell’automobile in cui resta seduto il paziente. Cosa che consentirebbe anche di ridurre il rischio di infezione tra il personale sanitario e altri pazienti.

Mentre l’Oms mette in guardia da presunti kit test miracolosi, i test veri vanno assicurati agli operatori sanitari e assimilati a maggior rischio, sulla base di una definizione operata dalle aziende sanitarie, “tenute ad effettuarla quali datori di lavoro”. I test vanno prioritariamente ai casi clinici sintomatici e ai contatti a rischio familiari e o residenziali sintomatici, focalizzando l’identificazione dei contatti a rischio nelle 48 ore precedenti all’inizio della sintomatologia del caso positivo o clinicamente sospetto.

Nelle aree in cui c’è ancora una limitata trasmissione di Sars-CoV-2, se si dispone di risorse sufficienti, è consigliabile effettuare test diagnostici in tutti i pazienti con infezione respiratoria.

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