Coronavirus, report Iss: ancora 3 Regioni a rischio alto. A sorpresa in 2 è basso

Migliora la situazione legata all'emergenza sanitaria Covid in Italia, ma resta ancora molta strada da fare. Ecco tutti i dati

Mentre prosegue la definizione del piano vaccini, migliora la situazione legata all’emergenza sanitaria in Italia, ma resta ancora molta strada da fare.

Analizzando l’ultimo report dell’Iss del 2 dicembre, con periodo di riferimento che va dal 23 novembre al 29 – molti dei casi notificati in questa settimana hanno verosimilmente contratto l’infezione nella prima metà di novembre – si nota complessivamente un miglioramento dell’epidemia sul territorio nazionale.

Si registra una riduzione della velocità di trasmissione, riduzione dell’incidenza calcolata negli ultimi 14 giorni e diminuzione nelle ospedalizzazioni in area medica e in terapia intensiva. Tuttavia, la pressione sui servizi sanitari rimane ancora molto elevata.

“L’incidenza rimane ancora troppo elevata per permettere una gestione sostenibile” puntualizza l’Istituto Superiore di Sanità. Per questo motivo serve raggiungere un Rt (Indice di contagio Covid) inferiore a 1 su tutto il territorio nazionale.

Cosa dicono i dati sui nuovi contagi

Si osserva una diminuzione significativa dell’incidenza dei nuovi casi di Coronavirus a livello nazionale negli ultimi 14 giorni (590.65 per 100,000 abitanti nel periodo 23/11/2020- 29/11/2020 vs 706.27 per 100,000 abitanti nel periodo 09/11/2020-22/11/2020), sebbene questa rimanga a livelli molto alti.

Nel periodo 11-24 novembre 2020, l’indice di trasmissibilità Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,91. La maggior parte delle Regioni è classificata ora a rischio moderato di trasmissione SARS- CoV-2 non controllata/gestibile, e per la prima volta dopo sette settimane 2 Regioni diventano a rischio basso.

Entrando nello specifico, tutte le Regioni/PA, tranne 3, hanno un Rt compatibile con uno scenario di tipo 1. Tutte le Regioni, tranne 5, presentano un Rt minore di 1: le altre 5 sono compatibili con uno scenario di tipo 2.

L’emergenza Regione per Regione

In particolare:

  • 16 Regioni/Province autonome sono classificate a rischio moderato di una trasmissione di SARS-CoV-2. Di queste, 5 hanno una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese nel caso si mantenga invariata l’attuale trasmissibilità: Emilia Romagna, Marche, Molise, Provincia Autonoma di Trento, Veneto
  • 2 Regioni/PA sono classificate a rischio basso: Basilicata e Campania
  • 3 Regioni/PA sono a rischio alto (la settimana scorsa erano 10): si tratta di Calabria, Puglia e Sardegna (quest’ultima solo a titolo precauzionale, in quanto non valutabile in modo attendibile per completezza del dato di sorveglianza insufficiente al momento della valutazione anche per la stima dell’Rt). Queste sono state classificate a rischio alto per 3 o più settimane consecutive, il che prevede specifiche misure restrittive da adottare a livello provinciale e regionale.

La situazione negli ospedali

L’elevata incidenza e l’attuale forte impatto sui servizi ospedalieri richiede “cautela”, con un continuo monitoraggio e la necessità di mantenere elevata l’attenzione nei comportamenti tra le persone.

L’impatto dell’epidemia sui servizi sanitari assistenziali rimane infatti alto. 18 Regioni/PA hanno superato almeno una soglia critica in area medica o di terapia intensiva. Il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva supera ancora la soglia critica di occupazione a livello nazionale.

Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in diminuzione, da 3.816 a 3.663; mentre il numero di persone ricoverate in aree mediche è passato da 34.577 a 32.811.

Le criticità nella raccolta dati

Sebbene in miglioramento, permane una diffusa difficoltà nel mantenere elevata la qualità dei dati riportati al sistema di sorveglianza integrato sia per tempestività (ritardo di notifica dei casi rapportati al sistema di sorveglianza su dati aggregati coordinati dal Ministero della Salute) sia per completezza.

È fondamentale in questa fase continuare a mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone. È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile.

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