Coronavirus, al via in Piemonte i “super” test rapidi: dove farli e quanto costano

In Piemonte ora è possibile, presso tutti i laboratori pubblici e privati, chiedere il test rapido antigenico per sapere se si è positivi al Coronavirus

Piemonte osservato speciale. Seconda più colpita per il Covid da inizio pandemia, dopo la Lombardia, la Regione Piemonte cerca di frenare la diffusione esponenziale del virus sul suo territorio con nuove restrizioni e con l’arrivo di test rapidi che, nelle intenzioni del governatore Alberto Cirio, miglioreranno di molto la situazione tamponi.

La situazione Covid in Piemonte

I casi di persone finora risultate positive al Covid in Piemonte sono 48.118 (nella sola giornata di mercoledì 20 il balzo in avanti è stato il più preoccupante, con +1799 casi di positivi rispetto al giorno precedente). Il 54% dei positivi, però, ad oggi è asintomatica.

Dei 1799 casi, 108 arrivano dalle Rsa e 259 dalla scuola. I ricoverati in terapia intensiva sono 74. I ricoverati non in terapia intensiva sono 1111. Le persone in isolamento domiciliare sono 12.250. I tamponi diagnostici finora processati sono 895.399, di cui 481.163 risultati negativi.

Come funzionano i test rapidi

La buona notizia è che in Piemonte ora è possibile, presso tutti i laboratori pubblici e privati, chiedere il test rapido antigenico per sapere se si è positivi al Coronavirus.

La dotazione complessiva di questi test, che dovrebbero impiegare dai 12 ai 15 minuti per dare l’esito, è di 2,4 milioni di pezzi, frutto di una gara indetta in estate insieme alla Regione Veneto: 1 milione è stato già acquistato (600mila dal Dirmei e 400mila dalle aziende sanitarie), il resto è stato già ordinato, spiega Cirio.

La consegna della prima fornitura da un milione di tamponi si dovrebbe concludere la prossima settimana e 164mila test sono già stati distribuiti sul territorio, così suddivisi: 50mila alla Città della Salute di Torino, 19mila all’Asl Città di Torino, 2mila all’Asl TO5, 900 alla TO3, 1.000 all’ospedale San Luigi di Orbassano, 59mila a Cuneo, 15mila ad Asti, 13.500 ad Alessandria, 2.000 a Biella, 1.600 a Novara, 300 a Vercelli, mentre i primi quantitativi per la provincia del VCO sono in consegna nei prossimi giorni.

Chi potrà fare i tamponi rapidi

I nuovi “super” test rapidi saranno impiegati per testare casi sospetti di Covid negli ospedali e nei pronto soccorso, per screening nelle scuole e nella Rsa e residenze per anziani, oltre che sul personale sanitario, sulle forze dell’ordine, negli uffici giudiziari e nelle Prefetture.

L’assessore alla Sanità piemontese Luigi Icardi ha anche annunciato che “si sta chiudendo” un accordo per dare ad ogni medico la possibilità di effettuare, a spese del sistema sanitario regionale, il test rapido in studio, in ambulatori distrettuali, nelle Case della Salute o negli ambulatori aggregati.

Non occorrono fogli o richieste, chiunque può andare a richiedere il tampone da privato e quel risultato sarà inserito sulla piattaforma, perché il tampone antigenico rapido quando dà un esito negativo dà un esito certo, uguale al molecolare.

Dove farli e costi

Novità altrettanto importante è che il test rapido potrà essere richiesto anche da ogni cittadino che voglia farlo: dalla prossima settimana, cioè da lunedì 26, potrà essere prenotato in farmacia, a un costo fra i 30 e i 45 euro, che poi invierà un infermiere al domicilio, o presso i laboratori pubblici e privati riconosciuti dalla Regione.

Particolare attenzione sarà dedicata alle Rsa e alle residenze per anziani: fino alla fine di gennaio ogni 15 giorni i 60mila ospiti e dipendenti di ognuna delle oltre 800 case di riposo piemontesi saranno sottoposti al test rapido, grazie al supporto operativo dei distretti sanitari e della Protezione civile.

Cosa succede ai positivi e ai negativi

Se qualcuna delle persone testate risulterà positiva, entrerà in isolamento e sarà sottoposta al tampone molecolare per la conferma della positività, “con tempi più veloci perché il sistema dei laboratori, grazie ai test rapidi, dovrà analizzare meno tamponi” assicura Cirio. “Posso dire con orgoglio che siamo tra le prime Regioni in Italia ad aver predisposto un programma così strutturato”.

Chi otterrà esito negativo potrà invece riprendere la propria normale attività e il risultato sarà inserito sulla piattaforma Covid. “Pur con tutte le difficoltà di una crescita esponenziale dei contagi, siamo oggi in grado di isolare i positivi con una media di 3/5 giorni, a febbraio lo facevamo in 18” ha aggiunto Cirio. Ora la situazione dovrebbe, si spera, migliorare.

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