Coronavirus, monitoraggio Iss: “Varie Regioni verso lo scenario 4, rischio epidemia ingestibile”

La pandemia da Covid-19 in Italia si conferma in rapido peggioramento. La maggior parte del territorio nazionale è compatibile con uno scenario di tipo 3, ma sono in aumento il numero di Regioni vicine al 4

Mentre cinque nuove Regioni passano da zona gialla ad arancione, con situazioni nettamente più critiche, la pandemia da Covid-19 in Italia si conferma in rapido peggioramento. La maggior parte del territorio nazionale è compatibile con uno scenario di tipo 3, ma sono in aumento il numero di Regioni in cui la velocità di trasmissione è già compatibile con uno scenario 4.

È quanto riportato nel nuovo monitoraggio Iss-Ministero della Salute, pubblicato il 9 novembre e riferito al periodo 26 ottobre-1 novembre. Per i tempi che intercorrono tra l’esposizione al patogeno e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, verosimilmente molti dei casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione nella prima parte di ottobre.

Situazione “complessivamente e diffusamente molto grave”

La situazione si conferma “complessivamente e diffusamente molto grave” sull’intero territorio nazionale con criticità ormai evidenti in numerose Regioni italiane.

La situazione evidenzia forti criticità dei servizi territoriali e il raggiungimento attuale o imminente delle soglie critiche di occupazione dei servizi ospedalieri in tutte le Regioni. Tutte sono classificate a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile sul territorio o a rischio moderato con alta probabilità di progredire a rischio alto nelle prossime settimane.

L’aumento ulteriore dell’incidenza è coerente con l’aumento dell’Rt nazionale, che attualmente si mantiene al di sopra di 1,7, indicando un progressivo avvicinamento allo scenario 4. Nel periodo 15-28 ottobre 2020, l’Rt calcolato sui casi sintomatici è pari a 1,72. Si riscontrano valori medi di Rt superiori a 1,5 nella maggior parte delle Regioni/PA italiane e superiori a uno in tutte Regioni/PA.

Ritardi e pressione sugli ospedali

Con la rapida crescita dell’incidenza è sempre più frequente l’impossibilità di tenere traccia di tutte le catene di trasmissione e il rapido aumento del carico sui servizi assistenziali con aumento dei tassi di occupazione dei posti letto ospedalieri sia in area critica che non critica in questa fase epidemica.

Questa settimana si osserva un ulteriore forte incremento dei casi che porta l’incidenza cumulativa negli ultimi 14 giorni a 523,74 per 100,000 abitanti nel periodo 19/10/2020-01/11/2020 (contro i 279,72 per 100,000 abitanti nel periodo 12/10-25/10). Nello stesso periodo, il numero di casi sintomatici è passato da 54.377 (periodo 12/10-25/10) a 129.238 (periodo 19/10-01/11).

Si osserva complessivamente una criticità nel mantenere elevata la qualità dei dati riportati al sistema di sorveglianza integrato sia per tempestività (ritardo di notifica dei casi rapportati al sistema di sorveglianza su dati aggregati coordinati dal Ministero della Salute) sia per completezza.

Questo ha comportato in questa settimana un ritardo nella ricezione dei dati consolidati dalle Regioni per la settimana 26 ottobre-1 novembre, che al momento è il dato consolidato più recente disponibile. Come conseguenza, questo può portare ad una sottostima della velocità di trasmissione e dell’incidenza.

Mancati tracciamenti

Stabile la percentuale dei casi rilevati attraverso attività di tracciamento di contatti (19,5%), e si conferma la percentuale ormai rilevante dei casi identificati per la comparsa di sintomi (35,1%). Stabile (27,4%) anche la percentuale dei casi rilevata attraverso attività di screening. Ormai non trascurabile (18,0%), infine, la percentuale dei casi per cui non è stato riportato il motivo dell’accertamento diagnostico.

Continua ad aumentare il numero di casi non riconducibili a catene di trasmissione note (74.967 questa settimana vs 49.511 la settimana precedente), che supera l’80% dei nuovi casi segnalati in alcune Regioni/PA.

Iss e ministero della Salute insistono sulla necessità di una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone in modo da alleggerire la pressione sui servizi sanitari. “È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile”.

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