Coronavirus, a dicembre via in Italia ai test del vaccino di Astrazeneca

La sperimentazione del vaccino di Oxford vedrà impegnati sette centri in Italia. Il via a dicembre a Modena con 300 volontari

Parte in Italia la sperimentazione del vaccino contro il coronavirus sviluppato dall’Ateneo di Oxfor insieme al colosso biofarmaceutico AstraZeneca. I primi test saranno effettuati a partire da dicembre presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, uno dei sette centri italiani indicati per testare il candidato vaccino.

Covid, via in Italia ai test del vaccino di Astrazeneca: il reclutamento

Saranno 300 i volontari, reclutati per partecipare alla sperimentazione della durata di un mese durante la quale saranno sottoposti alla somministrazione  detta a “doppio cieco”: cioè 200 volontari riceveranno il vaccino, mentre gli altri 100 il placebo.

L’azienda sanitaria ha annunciato che verrà diramato un numero verde per informazioni e raccogliere le candidature: saranno scelti i primi 300 che ne fanno richiesta e che soddisfano i criteri.

Secondo quanto spiegato da Cristina Mussini, direttore della struttura complessa di Malattie Infettive Aou di Modena e docente UniMoRe, i candidati dovranno essere “300 persone, non pazienti, persone sane di qualunque età (purché maggiorenni) e con qualunque patologia, purché in uno stadio di stabilità”.

Potranno quindi essere ammessi ad esempio “un diabetico compensato” o “un paziente Hiv con terapia retrovirale in corso” e anche chi è stato colpito da Covid, seppure non in fase acuta, ma non potranno partecipare pazienti immunodepressi e donne in gravidanza.

Covid, via in Italia ai test del vaccino di Astrazeneca: la sperimentazione

“Si tratta di un’ulteriore dimostrazione di come l’impegno serio e costante di professionisti della sanità venga premiato, e di come l’integrazione forte tra assistenza e Università sia sempre e comunque un valore inestimabile per un’Azienda di elevato livello come la nostra” ha commentato così la collaborazione, il direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, Claudio Vagnini

“La nostra struttura complessa di infettivologia è stata selezionata non a caso, ma in seguito a una serie di pubblicazioni fatte nei mesi precedenti da cui è emerso il livello elevatissimo di qualità scientifica – ha spiegato ancora Vagnini. L’agenzia che si occupa degli arruolamenti (Contract Research Organization, Cro) ha svolto diverse visite nei mesi scorsi, rilevando come qui sussistano tutte le condizioni per poter condurre uno studio così importante”.

Covid, via in Italia ai test clinici: il punto sul vaccino di Oxford

Il vaccino sviluppato dall’Università di Oxford, con la collaborazione del centro di ricerca italiano Irbm, si trova nella fase 3 dello studio ed ha già ricevuto il via libera dall’Agenzia Europea del Farmaco per il primo passo dell’iter di approvazione.

“C’è una piccola chance che il vaccino possa arrivare entro Natale” ha detto Andrew Pollard, a capo della sperimentazione del vaccino anti-Covid all’Università di Oxford, parlando al Science and Technology Committee.

Lo stesso ottimismo espresso nelle parole di Piero Di Lorenzo, presidente e amministratore delegato di Irbm Pomezia: “Noi ci aspettiamo che alla fine di novembre possa essere conclusa la fase tre della sperimentazione clinica, a quel punto la parola passerà alle agenzie regolatorie. ll problema è riuscire ad arrivare alla fine dei test senza che si verifichino eventi avversi. Se così sarà, le agenzie regolatorie impiegheranno 3-4 settimane e si arriverà ad una consegna delle prime 20-30 milioni di dosi all’Ue entro fine anno.”

In settimana, ad una radio catalana, il direttore dell’area Ricerca e sviluppo oncologico di AstraZeneca, Josep Baselga, ha dichiarato che la distribuzione del vaccino sarà già in fase avanzata entro la fine del primo trimestre del 2021, e che sarà venduto al suo prezzo di produzione, cioè 2 euro.

AstraZeneca lo scorso agosto ha firmato un accordo con la Commissione europea per acquistare 300 milioni di dosi del vaccino prodotto dall’azienda farmaceutica, a disposizione dei Paesi membri dell’Ue, con un’opzione per l’acquisto di ulteriori 100 milioni di dosi da distribuire in proporzione alla popolazione.

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