Coronavirus, l’Oms punta il dito contro la movida: 100 focolai a settimana

L'Organizzazione mondiale della sanità attacca i più giovani, secondo i virologi ci sono le condizioni per un aumento dei casi anche in Italia

Spagna, ma anche Francia e Germania. I casi di persone positive al coronavirus stanno aumentando, e l’età si abbassa sempre di più. L’attenzione dell’Organizzazione mondiale della sanità, così come quella dell’Unione europea, è ora rivolta ai più giovani. Non si può accedere, per ora, alle discoteche al chiuso e anche i concerti sono stati rinviati praticamente in blocco. Locali e bar però restano aperti, diventando luogo di ritrovo e anche di contagio. Per questo, la movida preoccupa e non poco le autorità locali, che invitano ovunque alla prudenza: “È sconsiderato e negligente prendere parte a feste selvagge”, ha detto Lothar Wieler del Robert Koch Institute, principale organo consultivo del governo tedesco. Il problema però riguarda anche l’Italia.

La situazione in Italia: 100 focolai a settimana

Ci sono 655 focolai attivi in tutta Italia e il problema è che ogni settimana se ne aggiunge un centinaio. Contribuiscono sicuramente gli stranieri, come testimoniano i casi positivi accertati nelle comunità bulgare, rumene o bengalesi, ma a preoccupare di più i virologi sono i cosiddetti focolai autoctoni. Si tratta di catene di contagio che nascono in famiglia, con i giovani a fare da veicolo. Sono loro gli acceleratori, i protagonisti principali nelle notti d’estate. Mascherina non sempre indossata, distanziamento difficilmente rispettato: questo mix rischia di costringere il governo a optare per un nuovo lockdown.

Il trend dei contagi è in aumento ormai da diversi giorni, la ‘quota zero‘ è diventata un miraggio. Aumentano anche i focolai: 99 dal 29 giugno al 5 luglio, quindi 109 dal 6 al 12 luglio e infine 120 dal 13 al 19 dello stesso mese. Numeri che non fanno stare al sicuro, anche perché non si è ancora in agosto, storicamente il periodo in cui più italiani vanno in ferie contemporaneamente.

La mappa dei focolai in Italia Regione per Regione

In totale, 655 focolai attivi in tutta Italia. La maggior parte è in Lombardia, ben 433, il 66%. Quelli nati nell’ultima settimana monitorata, dal 13 al 19 luglio, sono 45. Il podio è completato dall’Emilia-Romagna con 92 (23 i nuovi) e dal Veneto con 60 (22). Staccate le altre Regioni, dato che la quarta è il Friuli Venezia Giulia con 9 focolai attivi (3 nuovi). Le uniche a non aver registrato la nascita di alcun focolaio sono le Marche, il Molise e la Valle d’Aosta. Ecco la classifica completa:

  • Lombardia 433 (45 nuovi);
  • Emilia-Romagna 92 (23);
  • Veneto 60 (22);
  • Friuli Venezia Giulia 9 (3);
  • Lazio 8 (4);
  • Bolzano 8 (4);
  • Toscana 8 (3);
  • Liguria 7 (1);
  • Piemonte 6 (3);
  • Abruzzo 5 (0);
  • Calabria 5 (2);
  • Sicilia 5 (4);
  • Basilicata 2 (1);
  • Trento 2 (1);
  • Umbria 2 (2);
  • Campania 1 (1);
  • Puglia 1 (0);
  • Sardegna 1 (1);
  • Marche 0 (0);
  • Molise 0 (0);
  • Valle d’Aosta 0 (0).

Numeri in crescita, i timori degli esperti

Secondo Pierluigi Lopalco, epidemiologo che lavora nella task force della Puglia, ci sono tutte le condizioni per una ripresa intensa della circolazione del coronavirus: persistere della pandemia a livello mondiale, aumento dei focolai autoctoni e arrivi di positivi dall’estero. “Stanno riapparendo pazienti con febbre – ha detto Lopalco -, non li vedevamo da un po’”. A preoccupare l’esperto non sono le spiagge, dove “il rischio di contagio è basso”, bensì “le cene e le feste, magari in luoghi chiusi, dove si sta con la mascherina abbassata e ci si abbraccia”.

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