Coronavirus, più contagi ma Rt sotto 1. Perché la fase epidemiologica è “completamente diversa”

Continua a salire il numero dei contagi Covid in Italia, ma non sempre l'indice di contagiosità Rt è sopra 1. Cosa significa? Lo spiega l'ISS

Mentre si delinea, a livello mondiale, un quadro preoccupante, con alcuni Paesi più a rischio di altri, continua a salire il numero dei contagi Covid in Italia. 282mila sono ad oggi le persone positive nel nostro Paese, 211mila i guariti, 35.577 i morti. La Lombardia mantiene il triste primato di regione con il più alto numero di casi (102mila), seguita da Piemonte (33.459), Emilia-Romagna (32.998) e Veneto (24.209).

In questi mesi abbiamo tutti familiarizzato con i cosiddetti R0 e Rt. R0 è il numero di riproduzione di una malattia infettiva, cioè il numero medio di infezioni trasmesse da ogni individuo infetto ad inizio epidemia, in una fase in cui normalmente non sono effettuati specifici interventi (farmacologici e no) per il controllo del fenomeno infettivo. R0 rappresenta quindi il potenziale di trasmissione, o trasmissibilità, di una malattia infettiva non controllata.

Rt, invece, è il numero di riproduzione netto, equivalente a quella di R0, ma con la differenza che Rt viene calcolato nel corso del tempo. Rt permette ad esempio di monitorare l’efficacia degli interventi nel corso di un’epidemia. R0 e Rt possono essere calcolati su base statistica a partire da una curva di incidenza di casi giornalieri (il numero di nuovi casi, giorno per giorno). Per calcolare R0 o Rt non è necessario conoscere il numero totale di nuove infezioni giornaliere.

Cosa dice l’indice Rt

In queste ultime cinque settimane in Italia abbiamo assistito ad un aumento nell’incidenza dei casi di Covid ma l’indice di trasmissione nazionale calcolato sui casi sintomatici non sempre ha superato il valore medio di 1 nello stesso periodo, tranne nell’ultima settimana. Come dobbiamo quindi interpretare l’Rt? Cosa significa?

La risposta arriva direttamente dall’Istituto Superiore di Sanità. I due dati, aumento dei contagi e Rt, in realtà non sono in contraddizione ma danno informazioni complementari, spiega l’ISS.

I due indicatori sono calcolati su dati leggermente diversi. Infatti, il conteggio dei casi si riferisce al numero complessivo delle persone con infezione confermata da SARS-CoV-2 diagnosticate ciascun giorno sul territorio italiano (per data di diagnosi), mentre l’Rt è calcolato sul sottogruppo dei casi con sintomi e riferito ai tempi in cui questi sintomi si sono sviluppati (per data di inizio sintomi). Quindi, il calcolo dell’Rt è relativo ad una parte della curva e ad un periodo temporale “sfalsato” di circa 1 settimana.

L’Rt viene calcolato solo sui soli casi sintomatici perché questo metodo è efficace se analizzato su un numero di infezioni individuate secondo criteri sufficientemente stabili nel tempo. Regione per regione, i criteri con cui vengono individuati i casi sintomatici o i criteri con cui vengono ospedalizzati i casi più gravi sono costanti, e il numero di questo tipo di pazienti è quindi strettamente legato alla trasmissibilità del virus.

Al contrario, l’individuazione delle infezioni asintomatiche dipende molto dalla capacità di effettuare screening da parte dei dipartimenti di prevenzione e questa può variare molto nel tempo. Ad esempio, la capacità di fare screening può aumentare significativamente quando diminuisce l’incidenza totale della malattia e quindi il carico di lavoro sul sistema sanitario. Il risultato è che un maggiore o minore aumento dei casi asintomatici trovati non dipende dalla trasmissibilità del virus ma dal numero di analisi effettuate. Per questi motivi, le stime di R0 ed Rt non tengono conto delle infezioni asintomatiche.

In conclusione, mentre si attendono buone notizie sul fronte vaccini (AstraZeneca è stata purtroppo costretta a sospendere quello sperimentato con l’Università di Oxford), l’Rt ci dice che, nonostante si sia osservato un aumento continuo dei casi totali da metà luglio, al netto dei casi asintomatici identificati attraverso attività di screening/tracciamento dei contatti e dei casi importati da stato estero, c’è stata una stabilizzazione e solo recentemente un lieve aumento della trasmissibilità.

Perché oggi non è come febbraio

“Questo – spiega l’ISS – ci permette di affermare assieme ad altri dati che, sebbene il numero di casi riportato giornalmente sia numericamente simile a quanto riportato alla fine di febbraio 2020, la fase epidemiologica è completamente diversa con casi diagnosticati quasi esclusivamente in sintomatici ed un Rt stimato ad oltre 2”.

Il dato, insomma, suggerisce che il lavoro svolto dai servizi territoriali ha per il momento contenuto la diffusione del virus sul nostro territorio. La maggior parte dei casi è identificato attraverso screening di popolazione e ricerca dei contatti con identificazione dei focolai e rapida realizzazione di misure di isolamento e quarantena. Il fatto che non vi sia sovraccarico dei servizi assistenziali ne è una conferma.

“Allo stesso tempo, però, l’aumento dei casi diagnosticati conferma che ci sia una elevata circolazione del virus, sia autoctono che re-introdotto da altri Paesi, e dà conto dell’aumento del lavoro richiesto agli stessi servizi territoriali, le cui capacità di risposta rischiano di essere messe a dura prova”.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Coronavirus, più contagi ma Rt sotto 1. Perché la fase epidemiologic...