Coronavirus, quanto si ammalano i bambini a scuola: cosa dicono i dati

Quante sono le probabilità dei nostri bambini di contrarre il Covid a scuola? E di essere ricoverati in ospedale? E di contagiare gli adulti? Ecco i numeri

Riapertura delle scuole in sicurezza? Sì, come come? Posto che il rischio zero non può esistere, mai, da nessuna parte, che ci sono certamente contesti più rischiosi di altri (i cori ad esempio), se da una parte c’è il rischio del contagio da Covid e della sua diffusione, dall’altra la non riapertura delle scuole non è comunque priva di rischi, privando i bambini della socialità e dell’istruzione.

I contagi tra i bambini in Usa

Secondo le stime, la stragrande maggioranza dei genitori (almeno il 70%) si definisce “preoccupata” per il ritorno a scuola dei figli in questa fase di rialzo dei contagi. Uno degli argomenti più rilevanti nel dibattito sul Covid non può che essere questo, mentre arrivano segnali incoraggianti da alcune ricerche, una italiana, che dimostrano che i vaccini eseguiti per altre patologie (Haemophilus influenzae, morbillo, parotite, rosolia e altri) aiutano a ridurre il rischio di contrarre il Coronavirus.

I nostri bambini corrono rischi di contrarre il Coronavirus a scuola? Roberto Burioni è intervenuto sulla questione sul suo blog Medical Facts, peraltro toccato direttamente dalla questione essendo padre di una bimba di 9 anni. A questa domanda, spiega Burioni, possiamo ragionevolmente rispondere perché abbiamo dati abbastanza affidabili.

Basandoci sull’esperienza statunitense, dove i casi sono tanti e la sorveglianza molto buona, possiamo dire che in grandissima parte i bambini non hanno gravi conseguenze da Covid-19: la loro malattia decorre quasi sempre in maniera clinicamente “lievissima”. Purtroppo, come ovvio, quando parliamo di oltre 6 milioni di casi totali, quel “quasi sempre” non corrisponde a “mai”.

Riguardo alla possibilità che i bambini siano importanti vettori di trasmissione del Covid negli adulti, i dati sono ancora contrastanti e contraddittori. Al momento, purtroppo, non è possibile fornire una risposta certa a questa domanda, spiega Burioni. “Personalmente ritengo che sarebbe molto utile osservare con attenzione cosa sta accadendo in altri Stati che hanno già riaperto le scuole e che dispongono di un’ottima organizzazione sanitaria. Un esempio? La Germania”.

I dati del NYT

Proprio in questi giorni il New York Times ha pubblicato una approfondita analisi dei dati che interessano gli Usa. I grafici dimostrano chiaramente che da maggio ad agosto 2020 i contagi Covid sono aumentati del 720% tra i bambini, contro il 270% degli adulti. Tra i più piccoli i ricoveri in ospedale sono cresciuti del 356% (tra gli adulti l’aumento è del 122%), e i morti sono aumentati del 229% (contro il 115% degli adulti).

Negli Usa si sono ammalati 476 mila bambini, 4.163 sono finiti in ospedale e 101 sono morti. Ma nonostante gli aumenti percentuali descritti sopra, i decessi tra i bambini restano infinitamente bassi. L’osservazione dimostra anche che il Coronavirus può provocare raramente nei bambini una malattia infiammatoria che insorge qualche settimana dopo la guarigione. Sempre negli Usa sono stati registrati 649 casi confermati di questa malattia, che hanno causato 11 morti (inclusi nel 101 menzionati sopra).

Chi è più a rischio

I bambini piccoli sembrano contrarre e trasmettere il virus meno degli adulti e i bambini di tutte le età tendono a non subire gravi complicazioni. Ma Sean O’Leary, vice presidente del comitato per le malattie infettive dell’American Academy of Pediatrics, afferma che una sostanziale diffusione della comunità in molte parti degli Stati Uniti è corrisposta a più infezioni tra i bambini.

Non è ancora chiaro il motivo, ma i numeri dicono che alcune categorie sono più a rischio di altre: i bambini neri e latinoamericani che contraggono il virus hanno maggiori probabilità di essere ricoverati in ospedale. Così come i bambini obesi e quelli nati molto piccoli.

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