Coronavirus, via libera agli anticorpi monoclonali di Eli Lilly: perché sono rivoluzionari

La Food and Drug Administration (Fda) americana ha dato il via libera all'uso di emergenza dell'anticorpo monoclonale Eli Lilly per il trattamento anti-Covid-19

La Food and Drug Administration (Fda) americana ha dato il via libera all’uso di emergenza dell’anticorpo monoclonale Eli Lilly per il trattamento del Covid-19.

Si tratta di un farmaco destinato alla cura di infezioni di lieve o moderata entità ma a rischio di malattia severa, in pazienti adulti o bambini sopra i 12 anni. È il primo trattamento a base di anticorpi monoclonali autorizzato per l’uso sui pazienti.

Cosa sono gli anticorpi monoclonali

Gli anticorpi monoclonali sono sostanze presenti nel sangue delle persone che guariscono dal virus. Sono dei prodotti sintetici, ossia ottenuti in laboratorio, progettati dall’uomo sulla base della struttura di quelli prodotti naturalmente nel nostro organismo dai linfociti B quando incontrano ad esempio un agente infettivo che esponga sulla sua superficie una sostanza a cui sono reattivi, in genere una piccola porzione di una proteina, denominata antigene.

Nonostante non tutti siano d’accordo, gli anticorpi monoclonali stanno dimostrando di essere efficaci per pazienti a più alto rischio a cui è stato recentemente diagnosticato il Coronavirus lieve/moderato. Questi anticorpi, secondo gli esperti, avrebbero tutte le carte in regola per prevenire e trattare Covid, riducendo la pressione sul sistema sanitario.

Questi super anticorpi sono già utilizzati con risultati molto soddisfacenti nell’immunoterapia di alcuni tumori, ad esempio. E ora potrebbero rivoluzionare la cura del Covid. Ne aveva parlato proprio alcune settimane fa a Che Tempo Che Fa il direttore scientifico vaccini della Glaxo Smith Kline (Gsk), Rino Rappuoli, spiegando che Glaxo sta lavorando per portare sul mercato la sua cura a base di anticorpi monoclonali già a partire da marzo 2021.

I team di Eli Lilly, dal canto loro, “hanno lavorato instancabilmente negli ultimi sette mesi per scoprire e sviluppare questi potenziali trattamenti anticorpali”, ha affermato Daniel Skovronsky, chief scientific officer di Lilly e presidente dei Lilly Research Laboratories.

Quali vantaggi

I ricercatori sono convinti che i dati generati fino ad oggi forniscano prove sufficienti che sia la monoterapia che la terapia di combinazione possono essere efficaci nel trattamento del nuovo Coronavirus in pazienti ad alto rischio. Lilly sta lavorando con le autorità di tutto il mondo per rendere disponibili questi trattamenti.

I dati di una nuova analisi ad interim dello studio clinico BLAZE-1 hanno mostrato che la terapia di combinazione con due anticorpi neutralizzanti SARS-CoV-2 di Lilly ha ridotto la carica virale, i sintomi, l’ospedalizzazione e le visite al pronto soccorso correlate a Covid-19.

La terapia ha ridotto significativamente la carica virale al giorno 11 ma anche già ai giorni 3 e 7, quando si osservano tipicamente cariche virali più elevate. Il miglioramento dei sintomi è stato osservato già tre giorni dopo la somministrazione.

Il tasso di ospedalizzazione correlata a Covid e di visite al pronto soccorso è stato inferiore per i pazienti trattati con la terapia di combinazione rispetto al placebo, con una riduzione del rischio dell’84,5%.

Il medicinale, bamlanivimab, deve essere somministrato “il prima possibile” ed entro 10 giorni dall’insorgenza dei sintomi. L’autorizzazione della Fda consente la distribuzione e l’uso di emergenza di bamlanivimab, che viene somministrato tramite una singola infusione endovenosa.

Gli anticorpi sono della stessa famiglia di farmaci del trattamento ricevuto dal presidente Donald Trump quando è stato colpito da Covid-19. Ma la scarsità iniziale del farmaco e le complessità logistiche della sua somministrazione potrebbero ridurne l’impatto immediato sulla pandemia.

Quando arriveranno sul mercato

Entro la fine dell’anno, Lilly prevede che potrebbero essere disponibili 1 milione di dosi di anticorpo monoclonale. La produzione commerciale avrà inizio nell’aprile 2021 presso lo stabilimento FUJIFILM Diosynth Biotechnologies in Danimarca, dove il Therapeutics Accelerator ha riservato capacità di produzione in un accordo annunciato in aprile.

Per essere in grado di fornire rapidamente un trattamento ai pazienti di tutto il mondo, Lilly ha investito nella produzione su larga scala di entrambi gli anticorpi, anche prima che i dati dimostrassero il loro potenziale per diventare un’opzione terapeutica significativa per il Covid.

Per la monoterapia, Lilly si sta focalizzando sulla dose da 700 mg di LY-CoV555, dal momento che esiti clinici simili sono stati osservati in tutti i livelli di dosaggi testati in BLAZE-1. La fornitura della terapia di combinazione invece aumenterà in modo sostanziale a partire dal primo trimestre del 2021, quando saranno disponibili ulteriori risorse per la produzione, in particolare dopo la collaborazione annunciata con Amgen.

Eli Lilly ha anche stretto un accordo con la Fondazione Bill & Melinda Gates, nell’ambito del cosiddetto Covid-19 Therapeutics Accelerator, iniziativa lanciata dalla Gates Foundation, Wellcome e Mastercard per accelerare lo sviluppo e l’accesso alle terapie per i Paesi a basso e medio reddito.

Le terze parti che collaborano con Lilly (AbCellera Biologics Inc., Shanghai Junshi Biosciences Co., Ltd. e la Columbia University) hanno accettato di rinunciare alle loro royalties sugli anticorpi terapeutici Lilly distribuiti nei Paesi a basso e medio reddito come proprio contributo a questa iniziativa.

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