Coronavirus, 10 regioni a rischio lockdown: quali sono

Aumentano i posti occupati in terapia intensiva e dal ministero della Salute scatta l'allarme su dieci regioni

L’ombra di un nuovo lockdown aleggia da giorni nelle parole dei rappresentanti politici, ma tra chi si sente di escluderlo e chi ammette la possibilità, non si può trascurare l’eventualità di dovere ricorrere a chiusure almeno regionali. Un provvedimento allo studio del governo di concerto con gli Enti locali, alla luce dei dati sempre più preoccupanti sulla crescita dei contagi da Covid-19.

Coronavirus, 10 regioni a rischio lockdown: i posti in terapia intensiva

I posti previsti in terapia intensiva avrebbero dovuti essere 9.300, ma nei giorni in cui tornano a crescere le ospedalizzazioni, emerge che almeno 3.000 posti, per i quali il governo ha stanziato i fondi, sono ancora da realizzare.

Se si prendono in considerazione i letti occupati in rianimazione, tra quelli già presenti e quelli integrati soltanto per i pazienti Covid-19, molte Regioni si trovano quasi al completo.

Coronavirus, 10 regioni a rischio lockdown: l’allarme dell’Iss

Nell’ultimo report, il ministero della Salute e Iss elencano chi sono già le regioni con un rischio definito alto per la tenuta delle terapie intensive: si tratta di Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta.

Tra queste quelle a più alto livello di rischio sono la Lombardia e la Liguria. Tutte e dieci hanno una probabilità di superare la soglia del 30% delle terapie intensive occupate da pazienti Covid nel prossimo mese, passando da allerta alta a massima.

Secondo il monitoraggio la totalità delle Regioni, a parte una, ha riportato nella settimana 5-10 ottobre un aumento nel numero di casi diagnosticati rispetto a quella precedente. Se da un lato è in calo la percentuale dei nuovi casi che sono stati rilevati attraverso attività di tracciamento dei contatti (28,8% dei nuovi casi contro 31,8% la settimana precedente) e di screening (31,1% contro 33,2%), dall’altra cresce, invece, la percentuale di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (31,6% contro 29,1% la scorsa settimana). Nel 8,5% dei casi non è stato riportato l’accertamento diagnostico.

Coronavirus, 10 regioni a rischio lockdown: l’appello dei medici

Alla luce di questi dati, arriva l’allarme dei medici di base: “È giunto il momento che i cittadini considerino la necessità di un auto-lockdown per limitare al massimo il rischio di contagio a fronte dei numeri in preoccupante crescita” ha detto Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg). Ovviamente, chiarisce, “vanno preservate le attività lavorative ma tutto il resto, ciò che non è cioè necessario, in questo momento deve essere sacrificato in nome della salute pubblica”.

Un appello condiviso anche dall’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani -emergenza area critica (Aaroi-Emac): “Ci troviamo in una situazione di allerta in tutte le Regioni perché si rischia, nel breve termine, una saturazione dei posti Covid se il trend dei contagi non si modificherà” ha detto il presidente Alessandro Vergallo avvertendo come “la pressione sta crescendo e iniziamo a vivere la paura che si possa tornare alla situazione drammatica della prima fase epidemica”.

Secondo l’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica di Roma, il rapporto in Italia tra anestesisti – rianimatori e posti letto in terapia intensiva era di 2,5 prima dell’emergenza coronavirus.  Nonostante l’aumento di personale tramite bandi per posizioni a tempo indeterminato e determinato, e l’incremento di posti letto previsto dal DL34, il rapporto oggi è sceso a 1,6 medici per paziente.

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