Contagi di ritorno, stretta anti-Covid negli aeroporti: il piano del Governo

Intanto, le Regioni annunciano nuove ordinanze e iniziative per scoraggiare comportamenti a rischio ed evitare contagi importati dall'estero

Fanno sempre più paura i “contagi di ritorno”. La ripresa dei collegamenti con diversi Paesi, in Europa e non solo, fa temere un nuovo innalzamento della curva epidemiologica, a maggior ragione nelle ore in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità certifica quasi 300mila nuovi casi di Covid-19 per il secondo giorno consecutivo.

Più controlli negli aeroporti, il piano del Ministero

E mentre alcune Regioni considerano (o annunciano) nuove ordinanze restrittive sull’uso delle mascherine e chiedono controlli rafforzati su chi arriva dall’estero, il ministero della Salute, in collaborazione con l’ospedale Spallanzani di Roma, lavora a una nuova “stretta” anti-Covid negli aeroporti, insieme ai luoghi della movida i veri “osservati speciali” di queste settimane.

Sul tavolo del Ministero c’è infatti l’introduzione di test rapidi nelle strutture aeroportuali, capaci di rilevare il Covid-19 in 15-20 minuti. Leggermente meno affidabile del tampone, tale test diagnostico avrebbe però il vantaggio di impiegare molto meno tempo delle classiche quattro ore necessarie.

Un vantaggio che consente di ampliare i controlli su visitatori e turisti che arrivano sul territorio nazionale, controlli ad oggi limitati a voli specifici o a viaggiatori che presentano sintomi. Attesa per mercoledì la risposta dell’Ospedale Spallanzani, che starebbe vagliando al momento due tipologie di test rapido. In caso di semaforo verde, dunque, aeroporti e stazioni saranno dotati di macchinari specifici che, grazie a squadre di medici preposti ai test, potranno monitorare le condizioni di salute di viaggiatori e turisti.

Contagi di ritorno, è allarme

Qualche giorno fa, a fronte di un aumento dei casi locali, il ministro Speranza aveva annunciato l’obbligo di quarantena per le persone che arrivano da Romania e Bulgaria, unici due Paesi Ue ad oggi soggetti a limitazioni di viaggio. Diverse Regioni sono preoccupate, in particolare, per il rientro in Italia di colf e badanti, che, se non gestito, potrebbe costituire un rischio per la salute di molti anziani.

“Il tema del possibile ingresso del virus da Paesi nei quali l’emergenza Covid è in una fase di crescita, compresi stati come la Romania e la Bulgaria, ci impone di intervenire nei porti, negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie e anche di autobus per evitare che si imbarchino positivi o sintomatici”, ha spiegato il direttore sanitario dello Spallanzani, Francesco Vaia. Che ha aggiunto: “Per questo devono essere fatti obbligatoriamente i tamponi”. “Ovviamente”, ha quindi osservato, “dovremmo essere pronti anche a valle intervenendo con le nostre squadre Usmaf e, se necessario, con le Uscar. Noi siamo pronti anche con i test rapidi ma mi auguro che i governi cooperino per il bene comune e approvino rapidamente protocolli in tal senso liberando così anche il traffico aereo in grande sofferenza”.

Le Regioni annunciano nuove ordinanze

Intanto, si moltiplicano le iniziative locali volte a scoraggiare comportamenti poco prudenti e a rischio. Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha approvato un’ordinanza che dispone multe fino a mille euro per chi non indossa la mascherine laddove vige l’obbligo di portarla.

Rafforzati anche i controlli nei luoghi della movida in varie Regioni del Paese. In Lazio, si era parlato di un’ordinanza specifica, poi rimandata, ma il presidente Nicola Zingaretti ha incoraggiato i sindaci a prendere i provvedimenti necessari per scoraggiare assembramenti e comportamenti a rischio.

In Piemonte, il governatore Cirio ha annunciato un’ordinanza volta a limitare i contagi di ritorno, in particolare per colf e badanti in rientro dai propri Paesi d’origine. E i presidente del Friuli e del Veneto, Massimiliano Fedriga e Luca Zaia, hanno ventilato l’uso dell’esercito per blindare i confini.

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