Come funzionano i vaccini Covid a mRna e perché non sono sperimentali

Si legge sempre più spesso che i vaccini di Pfizer-BioNTech sarebbero sperimentali, ma non è così: hanno infatti passato tutte le fasi di test e la tecnologia su cui si basano ha una lunga storia alle spalle

Abbiamo imparato a conoscere i nomi delle compagnie che producono i vaccini anti Covid più usati nella campagna di immunizzazione italiana, il Corminaty e lo SpikeVax. Si tratta di Pfizer-BioNTech e di Moderna, due colossi dell’industria farmaceutica, che grazie ai preparati anti Covid hanno rivoluzionato il mondo della medicina.

I due vaccini utilizzano infatti una tecnologia che non era mai stata utilizzata in precedenza. O almeno questo è quello che abbiamo letto negli ultimi mesi, e che ha spinto in tanti a essere scettici su questi farmaci, convincendoli a non sottoporsi all’iniezione contro il coronavirus. In realtà non è proprio così.

Come funzionano i vaccini Covid a mRna e perché non rendono contagiosi

I vaccini a mRna hanno dentro un piccolo segmento di Rna messaggero. Questo contiene le istruzioni per produrre la proteina Spike, che il coronavirus utilizza per invadere le cellule umane e riprodursi.

L’mRna viene trasportato da minuscole vescicole di grasso che si fondono con le cellule umane e insegnano loro a generare temporaneamente la proteina Spike. Questa viene riconosciuta come un corpo estraneo, e stimola la produzione di anticorpi da parte del sistema immunitario.

Dopo vari mesi dal vaccino alcuni linfociti che hanno reagito contro la proteina Spike “ricordano” come combatterla, e sono in grado di continuare a proteggere l’organismo dal coronavirus. L’mRna invece si degrada naturalmente dopo pochi giorni, sparendo dal nostro corpo senza modificare in alcun modo il Dna o il nostro genoma.

I vaccini di Pfizer-BioNTech e Moderna non contengono virus interi o vivi, dunque non possono causare malattie. La febbre, i dolori articolari e altri eventi avversi sono solo manifestazioni della risposta alla proteina Spike da parte del nostro sistema immunitario.

Perché i vaccini contro il Covid non sono sperimentali e cosa significa

I farmaci anti Covid che utilizziamo nella campagna vaccinale in Italia non sono vaccini sperimentali. Hanno infatti completato tutte le fasi della sperimentazione necessarie per l’autorizzazione all’immissione in commercio, seguendo lo stesso iter degli altri medicinali che compriamo in farmacia.

I ricercatori di tutto il mondo hanno infatti concentrato le proprie energie sul loro sviluppo, ed è stata messa in piedi una macchina che non ha precedenti in termini di risorse umane, scientifiche ed economiche. Questo ha permesso di accelerare i tempi burocratici e dei test, che però sono stati condotti tutti in maniera completa e approfondita.

Vaccini con tecnologia a mRna: perché non sono stati mai prodotti prima

Anche riguardo l’innovativa tecnologia a mRna, è necessario fare un po’ di chiarezza. Non si tratta infatti di uno strumento sconosciuto dagli scienziati. Già da diversi decenni si è intuito il potenziale di “iniettare” nel corpo umano le informazioni necessarie alle cellule per produrre specifiche proteine.

In questo modo è possibile indurre il corpo stesso a curare le malattie o a sviluppare anticorpi senza venire in contatto con un patogeno. Facile a dirsi, ma nella pratica nessun farmaco a mRna è mai stato approvato prima del Covid a causa di importanti scogli produttivi e biologici.

L’acido ribonucleico è infatti molto fragile e può essere annientato facilmente dal sistema immunitario. Inoltre nelle varie sperimentazioni si sono ottenuti spesso preparati troppo potenti per l’organismo, con reazioni immunitarie che potevano mettere a rischio la salute del paziente.

Vaccini Covid, da dove arriva l’innovativa tecnologia a mRna e quando è nata

Se oggi abbiamo i vaccini a mRna è merito della ricercatrice ungherese Katalin Karikó, che durante gli anni ‘90 si è vista chiudere tante porte in faccia, anche da parte di illustri colleghi. La scienziata ha sempre creduto nell’intuizione di rendere il corpo umano una “fabbrica” di sostanze curative.

Solo dopo molti anni ed esperimenti falliti, lei e Drew Weissman, suo collaboratore all’Università della Pennsylvania, sono riusciti a trovare una soluzione alle debolezze della tecnologia a mRna. Risalgono al 2005 le loro prime pubblicazioni su come aggirare la risposta immunitaria all’mRna.

Studi che hanno catturato subito l’attenzione di Derrick Rossi, ricercatore che ha iniziato a raccogliere fondi per continuare gli studi in questo campo e utilizzare l’mRna per creare cellule staminali. Le sue idee innovative portato alla nascita della ModeRNA Therapeutics nel 2010, poi diventata Moderna, con la promessa di produrre una nuova classe di farmaci contro le malattie più gravi, dal Parkinson all’Alzheimer passando per l’Aids.

Gli stessi studi, in Germania, hanno invece dato nuove risposte ai coniugi e immunologi Uğur Şahin e Özlem Türeci, fondatori dell’azienda BioNTech, impegnati nella ricerca di vaccini per insegnare al sistema immunitario a combattere le cellule tumorali e farmaci contro il cancro. Tanto che i due hanno poi contattato la stessa Katalin Karikó per assumere il ruolo di vicepresidente della loro società.

Moderna e BioNTech, insomma, lavorano da almeno un decennio solo alla tecnologia a Rna messaggero. Gli scienziati, dopo aver provato a creare terapie a mRna, hanno virato verso la ricerca sui vaccini, più sicuri per quanto riguarda i possibili eventi avversi e con reazioni più moderate e meno dannose da parte del sistema immunitario.

Come si è arrivati a fare i vaccini anti Covid in così breve tempo?

Come si è arrivati dunque al vaccino anti Covid delle due compagnie? Dopo la scoperta del nuovo coronavirus a Wuhan, la città cinese dove è stato rilevato il primo focolaio del patogeno poi rinominato Sars-Cov-2, la comunità scientifica internazionale ha iniziato a lavorare su una possibile cura.

Bisogna sottolineare che la tipologia del virus e le modalità di trasmissione non hanno sorpreso i ricercatori, considerando che erano già state osservate in altri virus, come quello responsabile della Sars. Nonostante i ritardi nella risposta dei singoli Paesi, inoltre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva già previsto pandemie come quella che stiamo vivendo.

Nel gennaio del 2020 gli scienziati cinesi sono riusciti a sequenziare il nuovo coronavirus, pubblicando su internet il suo genoma. L’uso della tecnologia ha permesso alle case farmaceutiche di iniziare a lavorare a un vaccino senza neanche avere a disposizione il virus vero e proprio.

Conoscere la sequenza genetica del patogeno, infatti, ha permesso alle varie aziende, tra cui BioNTech, che ha poi iniziato a collaborare con il colosso Pfizer per aumentare la propria capacità produttiva, e Moderna, di iniziare a trovare le combinazioni chimiche per creare il farmaco, sulla base di quanto imparato nel decennio precedente e sugli studi iniziati oltre 30 anni fa.

Altre compagnie si stanno aggiungendo a queste due, ed è possibile che la Fda statunitense, l’Ema e l’Aifa approvino per l’uso altri preparati a mRna. Questo tipo di vaccini ha infatti mostrato nell’ultimo anno un profilo di sicurezza superiore ai vaccini a vettore adenovirale di altre case farmaceutiche, oltre a un’efficacia molto alta nella lotta alle forme gravi di Covid e ai decessi causati dalla malattia.

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Come funzionano i vaccini Covid a mRna e perché non sono sperimentali