Colori delle Regioni, zone rosse provinciali e Rt: come può cambiare la gestione della pandemia

Mentre continua a migliorare la situazione Covid in Italia, si discute di quali parametri potrebbero cambiare, e come

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Zona gialla quasi in tutta Italia, tranne in Valle d’Aosta, con spostamenti liberi, bar e ristoranti aperti, anche a cena, ma sempre e solo all’aperto e restrizioni ridotte anche per sport e attività varie (qui trovate riassunte tutte le regole in vigore in zona gialla dal 26 aprile). Come ogni venerdì arriva il nuovo monitoraggio di Iss e Ministero della Salute, sulla base del quale il ministro Speranza decreta i nuovi colori delle Regioni.

Incidenza sempre più giù, sotto quota 100 secondo quanto riportano alcune analisi indipendenti, come quella di Pillole di ottimismo del dott. Paolo Spada, che da mesi traccia grafici e tabelle con dati aggiornati sull’epidemia in Italia.

Contagi Covid in Italia

Sulla sua seguitissima pagina Facebook, scrive, negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 8.138 nuovi positivi al giorno, ossia -2289 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti. La variazione percentuale dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -21.9%. Secondo questa analisi, le variazioni più elevate tra le Regioni si riscontrano al momento in:

  • Umbria (+1.2%)
  • Calabria (-3.5%)
  • Marche (-3.6%)
  • Trento (-14%)
  • Bolzano (-14.6%)
  • Lazio (-16.3%)
  • Piemonte (-16.8%)
  • Valle d’Aosta (-17.5%)
  • Campania (-20.3%).

Rispetto alla scorsa settimana, la situazione migliora ancora. L’incidenza era di 127 contagi ogni 100mila abitanti, contro i 146 della settimana ancora precedente. L’indice Rt medio calcolato sui casi sintomatici era pari a 0,89 e in miglioramento c’era anche il rischio, con nessuna Regione a rischio alto, 6 moderato e 15 basso. 5 le Regioni che avevano un tasso di occupazione in terapia intensiva o aree mediche sopra la soglia critica.

Incidenza Covid in Italia

L’incidenza su base nazionale ora scende ancora, a 96 nuovi positivi ogni 100mila abitanti in 7 giorni. L’incidenza più bassa è in Sardegna, con 41 casi. Le Regioni con i valori più elevati sono invece:

  • Valle d’Aosta (156)
  • Campania (146)
  • Basilicata (120)
  • Puglia (117).

Second i dati forniti da AGENAS, abbiamo attualmente 13.608 pazienti ricoverati in reparto, pari al 22% dei posti letto disponibili. Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a -466 pazienti al giorno (era -355 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stata -19.3%.

La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti in terapia intensiva in questi sette giorni è stata -18%. I pazienti in TI sono complessivamente 1893, pari al 21% dei posti letto attualmente disponibili. Anche la variazione dei decessi in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -13.8%.

Emergenza Covid in netto miglioramento ovunque, dunque. Sulla base di questi numeri, Sicilia e Sardegna, dopo settimane un po’ rocambolesche, fanno di nuovo il salto in zona gialla. Solo la Valle d’Aosta resta in fascia arancione, secondo quelli che potrebbero diventare “vecchi” parametri di misurazione.

Continua infatti senza sosta il confronto sull’indice di contagiosità Rt, che da tempo sta mettendo in difficoltà i governatori. Un parametro troppo fuorviante, come anche noi di QuiFinanza ribadiamo da mesi, perché sempre troppo in ritardo rispetto alla reale situazione dei contagi. Spesso infatti è capitato che alcune Regioni tornassero in zona gialla quando i contagi già stavano salendo pericolosamente, ma le regole poste dall’Rt avevano fatto sì che si innescasse questa spirale un po’ perversa per cui i positivi aumentano ma si riapre tutto.

Covid, come potrebbero cambiare i parametri e le zona rosse, arancioni e gialle

Ciò che incuriosisce è che la “protesta” delle Regioni arriva un po’ in ritardo, per così dire. Da tempo numerosi esperti evidenziano la necessità di basarsi su un’incidenza settimanale e sulla percentuale di posti letto occupati da pazienti Covid in terapia intensiva e nei reparti, rispetto al totale dei posti disponibili. Ora, finalmente, una delle proposte delle Regioni va in questa direzione.

In questo caso, come lo stesso dott. Spada spiega bene, così cambierebbero i colori:

  • zona rossa: incidenza >250 o incidenza da zona arancione + terapie intensive oltre 30% e reparti oltre 40%
  • zona arancione: incidenza tra 150 e 249
  • zona gialla: tra 50 e 149 o incidenza da zona arancione + terapie intensive inferiori al 20% e reparti inferiori al 30%
    zona bianca: <49.

Ipotesi “Rt ospedaliero”: cos’è e quali sono i rischi

Oppure, le Regioni potrebbero decidere di rivedere l’Rt e introdurre un “Rt ospedaliero”, che consideri le aree in cui siano in aumento i ricoveri, e non solo genericamente i casi sintomatici.

Come avverte però il dott. Spada, sostituire l’Rt “sintomatici” con quello “ospedali” farebbe probabilmente “la toppa peggiore del buco”, dal momento che gli accessi ospedalieri avvengono mediamente in ritardo rispetto all’esordio dell’infezione. “Per quanto forse più affidabile spia della gravità della malattia, quell’indicatore risulterebbe altrettanto tardivo, se non di più. Oltretutto, ad oggi non disponiamo del numero di accessi in PS, né del numero di ricoveri del giorno. Per avere gli accessi in TI abbiamo atteso dieci mesi. Se si vuole istituire un Rt ospedaliero, alcuni passi da fare sono anche verso la condivisione e la trasparenza dei dati”.

Ad ogni modo, quello della riduzione dei contagi e dei casi gravi, oltre che grazie alla straordinaria potenza dei vaccini, è un fenomeno in gran parte atteso, che accomuna tutte le infezioni respiratorie, che scompaiono, o quasi, durante la tarda primavera e l’estate, per riapparire poi in autunno-inverno.

Solo l‘arrivo di una nuova variante più forte dei vaccini potrebbe riportare l’emergenza in una fase acuta, ma si tratta di una probabilità che i virologi ritengono molto scarsa.

Classificazione colori su base provinciale: una proposta

Ma detto questo, se anche il prossimo autunno ci trovassimo di fronte ad una recrudescenza del virus, il nodo resterebbe uno, come sottolinea Spada: “L’onda non riparte mai in modo uniforme, origina sempre da alcune zone e non da altre, e sono queste zone che poi estendono il contagio a quelle adiacenti”, come l’esperienza di un anno di pandemia ci dimostra.

Motivo per cui sarebbe davvero necessario passare a un classificazione su base provinciale, e non più regionale, per isolare e arginare i focolai. “Prima che una Regione superi complessivamente l’incidenza di 250 casi settimanali, c’è tutto il tempo per agire tempestivamente sulle singole Province” spiega Spada. “La tempestività di intervento – sempre nella remota ipotesi che si debba nuovamente intervenire – è il primo requisito di un sistema di monitoraggio, ed è la più grande lacuna che abbiamo dimostrato nelle precedenti occasioni”.

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