Quali sono le città italiane a rischio lockdown

A differenza della scorsa primavera, il Governo prediligerebbe chiusure locali e circoscritte, concordate con Sindaci e Presidenti di regione

Mentre Governo e Comitato Tecnico Scientifico tornano a riunirsi per un nuovo DPCM (il quarto consecutivo in altrettanti fine settimana) ancora più restrittivo rispetto all’ultimo di ottobre, alcuni membri dell’Esecutivo si espongono a favore di un nuovo lockdown.

A differenza di quanto accaduto in primavera, però, non si tratterà di una chiusura generalizzata: il ministro dell’Interno Lamorgese esclude a priori una nuova quarantena per tutto il Paese, mentre il ministro Boccia apre all’ipotesi di lockdown “geografici”, ristretti ad alcune regioni o, addirittura, ad alcune città. Come fanno notare da Palazzo Chigi, infatti, l’indice Rt non è uguale in tutta la Penisola e, al momento, ha più senso parlare di chiusure mirate sul territorio, con provvedimenti presi in accordo con presidenti di regione e sindaci.

Coronavirus, le città a rischio chiusura

Se Lombardia, Veneto e Campania sono le regioni che maggiormente rischiano una nuova chiusura generalizzata, cinque delle più grandi città italiane sono finite sotto la lente d’ingrandimento del Governo e dei tecnici del CTS. In queste città l’indice Rt è salito oltre la soglia di attenzione di 1,5 (o comunque molto vicino a tale cifra) e, per loro, l’ingresso nel famigerato “scenario 4” è un’ipotesi tutt’altro che peregrina.

A preoccupare maggiormente l’Esecutivo sono Milano e Napoli, città nelle quali la situazione dei contagi è molto grave e la pressione sui sistemi sanitari estremamente elevata. Ma i capoluoghi di Lombardia e Campania non sono gli unici ad avere tutte le luci puntate addosso: anche a Roma, Torino e Bologna l’indice Rt è vicino alla soglia di attenzione e non è affatto da escludere che potrebbero essere interessate da un provvedimento di chiusura.

Lockdown nelle città: cosa significa entrare nello “scenario 4”

Come noto, lo “scenario 4” rappresenta il livello di allerta più alto previsto nel documento “Prevenzione e risposta a COVID-19” redatto dall’Istituto Superiore di Sanità e identifica una “Situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo”.

Se una città – o una regione – dovesse entrare nello scenario 4 i cittadini si troverebbero a vivere una situazione molto simile a quella già vissuta nel corso della scorsa primavera. Verrebbero vietati tutti gli spostamenti non necessari – recarsi al lavoro, dal medico o per fare la spesa – mentre resterebbero aperte solo le attività commerciali e produttive ritenute essenziali. Insomma, una nuova quarantena, limitata però al solo territorio comunale della città interessata.

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