Chi è Gaetano Manfredi, il ministro dell’Università e della ricerca del Conte bis

Docente universitario, rettore della Federico II e Presidente del CRUI, Manfredi è stato critico nei confronti della Manovra

Il suo sogno nel cassetto era quello di diventare un giornalista. Nonostante gli studi in ingegneria, completati poi con grande profitto, Gaetano Manfredi voleva lavorare nella redazione di un quotidiano, o magari di un telegiornale. La sua carriera, invece, ha poi preso altre strade e ora è chiamato a un compito piuttosto complesso: rilanciare il mondo universitario e della ricerca italiano.

Gaetano Manfredi, rettore dell’Università Federico II di Napoli e Presidente della Conferenza dei Rettori Universitari italiani (CRUI) è stato infatti nominato ministro dell’Università e della Ricerca del Governo Conte bis, andando così a ricoprire “parte” del posto lasciato vacante dal dimissionario Fioramonti. Il Ministero della Scuola, infatti, è stato affidato a Lucia Azzolina, parlamentare del Movimento 5 stelle, docente di scuola superiore e sindacalista. In un’intervista rilasciata all’ANSA, Manfredi ha affermato che si troverà a lavorare “in condizioni sicuramente complicate, ma cercherò di fare il massimo per il nostro sistema”.

Ma chi è Gaetano Manfredi e perché è stato scelto per guidare l’università e la ricerca del nostro Paese. Laureato in Ingegneria nel 1988 presso l’Università Federico II di Napoli, ha svolto l’intera carriera accademica all’interno dello stesso ateneo partenopeo. Dopo la laurea “cum laudae” ottiene un assegno di dottorato, un assegno da ricercatore per poi diventare professore di “Tecnica delle Costruzioni” presso la facoltà di Ingegneria della Federico II. Dal 2014 è rettore dell’ateneo, mentre nell’anno successivo assume la carica di presidente del CRUI.

E proprio in questa veste, Manfredi non ha risparmiato critiche alla Legge di Bilancio 2020 approvata dal Governo di cui ora si trova a far parte. “La Conferenza dei Rettori esprime profonda preoccupazione per la direzione diametralmente opposta a quella attesa. Nonostante la stagnazione, perfino i Paesi emergenti puntano su università e ricerca: l’Italia no. Siamo molto delusi – si legge in una nota del 20 dicembre a firma dello stesso Manfredi – i finanziamenti che aspettavamo servivano in primis per i giovani. Un piano straordinario per i ricercatori e risorse a copertura delle esenzioni delle tasse universitarie (per la cosiddetta no-tax area). Tenendo conto che siamo già il Paese europeo con il minor numero di laureati, e che notoriamente la crescita economica nella società della conoscenza non può che basarsi sulla conoscenza, non credo che questa legge renda un servizio al futuro prossimo dei nostri cittadini“.

Manfredi, che vanta già un’esperienza politica come consigliere del ministro per le Riforme e le Innovazioni nella pubblica amministrazione Luigi Nicolais durante il Governo Prodi II (2006-2008), avrà ora l’arduo compito di convincere il ministro Gualtieri ad allargare i cordoni della borsa. Nell’attesa, Gualtieri ha già stabilito il suo “piano di battaglia”: si partirà mettendo al centro la qualità delle persone, elemento fondamentale se si vuole avere successo in qualunque settore. Subito dopo serviranno investimenti, anche ingenti, per far sì che le migliori menti del nostro Paese non decidano più di emigrare alla ricerca di migliore fortuna.

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