Cosa fare contro le folli challenge su TikTok (e cosa sapere sulla privacy dei più piccoli)

La Polizia Postale ha pubblicato un elenco di 6 punti da diffondere a tutti i genitori, per scongiurare comportamenti estremi

Italia sconvolta dopo la notizia della bambina di 10 anni di Palermo, Antonella Sicomerorimasta uccisa probabilmente in seguito a una pericolosissima challenge su TikTok. Giunta all’Ospedale dei Bambini di Palermo già in arresto cardiocircolatorio, è stata ricoverata in terapia intensiva pediatrica in coma profondo e irreversibile a causa di “una prolungata anossia cerebrale”. Poi i medici hanno dovuto constatare per la piccola lo stato di morte cerebrale.

Secondo le ricostruzioni, la ragazzina si sarebbe legata al collo un’estremità della cintura dell’accappatoio, e l’altra l’avrebbe avvolta attorno al portasciugamani per seguire una sfida su TikTok.

Ora ci sono due inchieste aperte contro ignoti per istigazione al suicidio. I magistrati vogliono capire se la morte della piccola sia collegato alla “Blackout challenge”, folle prova di resistenza che consiste nel restare il maggior tempo possibile senza respirare con una cintura stretta intorno al collo. Un aiuto alle indagini potrebbe arrivare dal cellulare della bambina, sequestrato dalla Polizia.

“Utilizziamo diversi strumenti per identificare e rimuovere ogni contenuto che possa violare le nostre policy” ha dichiarato il portavoce di TikTok. “Nonostante il nostro dipartimento dedicato alla sicurezza non abbia riscontrato alcuna evidenza di contenuti che possano aver incoraggiato un simile accadimento, continuiamo a monitorare attentamente la piattaforma come parte del nostro continuo impegno per mantenere la nostra community al sicuro. Siamo a disposizione delle autorità competenti per collaborare alle loro indagini”.

Cos’è e come funziona TikTok

Conosciuto anche come Douyin in Cina, TikTok è un social network cinese lanciato nel settembre 2016, inizialmente col nome musical.ly. Attraverso l’app, gli utenti possono creare brevi clip musicali di durata variabile, fino a 15 o 60 secondi, ed eventualmente modificare la velocità di riproduzione, aggiungere filtri ed effetti particolari ai loro video.

Oggi conta 2 miliardi di utenti a livello globale, 50 milioni di utenti statunitensi attivi al giorno (con un aumento di quasi l′800% rispetto a gennaio 2018). La sua performance mensile nel mondo, stando ai dati diffusi dalla società stessa dopo la messa al bando negli Usa voluto dall’ex presidente Trump, supererebbe quella di Twitter (81 milioni di utenti), Pinterest (67 milioni), Snapchat (46 milioni). Ma soprattutto starebbe incalzando Facebook, con i suoi 2,7 miliardi di utenti mensili attivi a livello globale. Numeri da capogiro, che spiegano l’interesse per la società da parte di Microsoft e Oracle.

Popolarissimo tra i più giovani, anche tra bambini, il 2 luglio 2020, Anonymous aveva persino denunciato la pericolosità dell’app identificandola come un vero e proprio malware controllato dal governo cinese, che agirebbe, diceva il messaggio degli hacktivists, per eseguire uno spionaggio di massa.

Il Garante della privacy blocca l’uso dei dati utente

Il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto proprio oggi nei confronti di TikTok il blocco immediato dell’uso dei dati degli utenti per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica. Il divieto durerà per il momento fino al 15 febbraio, data entro la quale il Garante si è riservato ulteriori valutazioni.

Il provvedimento di blocco verrà portato all’attenzione dell’Autorità irlandese, considerato che recentemente TikTok ha comunicato di avere fissato il proprio stabilimento principale in Irlanda.

Le accuse del Garante della privacy a TikTok

Già a fine dicembre 2020 il Garante della privacy aveva duramente attaccato il social network per via della scarsa attenzione alla tutela dei minori. Per quanto sui gravi rischi connessi a TikTok sia in corso un’attività nell’ambito del comitato che riunisce le Autorità europee, il Garante ha avvertito l’urgenza di aprire comunque un procedimento formale nei confronti del social network a tutela dei minori italiani.

L’istruttoria avviata dagli uffici dell’Autorità a marzo 2020 ha messo in luce infatti una serie di trattamenti di dati effettuati dal social che appaiono non conformi al nuovo quadro normativo in materia di protezione dei dati personali.

Cosa non va in TikTok? Il Garante contesta innanzitutto che le modalità di iscrizione al social non tutelino adeguatamente i minori. Il divieto di iscrizione al di sotto dei 13 anni, stabilito dal social network, è facilmente aggirabile utilizzando una data di nascita falsa, senza alcun ulteriore controllo.

Di conseguenza non impedisce ai più piccoli di iscriversi né verifica che vengano rispettate le norme sulla privacy italiane, che prevedono per l’iscrizione ai social network il consenso autorizzato dei genitori o di chi ha la responsabilità genitoriale del minore che non abbia compiuto 14 anni.

L’informativa rilasciata agli utenti poi è standardizzata e non prende in specifica considerazione la situazione dei minori, mentre sarebbe necessario creare un’apposita sezione dedicata ai più piccoli, scritta con un linguaggio più semplice e con meccanismi di alert che segnalino i rischi ai quali si espongono.

I tempi di conservazione dei dati risultano poi indefiniti rispetto agli scopi per i quali vengono raccolti e non sono indicate le modalità di anonimizzazione che il social afferma di applicare. Stessa mancanza di chiarezza riguarda il trasferimento dei dati nei Paesi extra Ue, non essendo specificati quelli verso i quali la società intende trasferire i dati, né indicata la situazione di adeguatezza o meno di quei Paesi alla normativa privacy europea.

Infine, TikTok preimposta il profilo dell’utente come “pubblico”, consentendo la massima visibilità ai contenuti pubblicati. Questa impostazione predefinita si pone in contrasto con la normativa sulla protezione dei dati che stabilisce l’adozione di misure tecniche ed organizzative che garantiscano, di default, la possibilità di scegliere se rendere o meno accessibili dati personali ad un numero indefinito di persone.

I consigli della Polizia Postale

La Polizia Postale intanto ha pubblicato un elenco di 5 punti da diffondere a tutti i genitori, per scongiurare comportamenti estremi come questo:

  • parlare ai ragazzi delle nuove sfide che girano in rete in modo che non ne subiscano il fascino se ne vengono al corrente da coetanei o sui social network;
  • assicurarsi che abbiano chiaro quali rischi si corrono a partecipare alle challenge online. I ragazzi spesso si credono immortali e invincibili perché “nel fiore degli anni”: in realtà per una immaturità delle loro capacità di prevedere le conseguenze di ciò che fanno potrebbero valutare, come innocui comportamenti letali: alcune challenge espongono a rischi medici (assunzione di saponi, medicinali, sostanze di uso comune come cannella, sale, bicarbonato etc.), altre inducono a compiere azioni che possono produrre gravi ferimenti a sé o agli altri (selfie estremi, soffocamento autoindotto, sgambetti, salti su auto in corsa, distendersi sui binari, etc);
  • monitorare la navigazione e l’uso delle app social, anche stabilendo un tempo massimo da trascorrere connessi. Mostratevi curiosi verso ciò che tiene i ragazzi incollati agli smartphone: potrete capire meglio cosa li attrae e come guidarli nell’uso in modo da essere sempre al sicuro;
  • se troviamo in rete video riguardanti sfide pericolose, se sui social compaiono inviti a partecipare a challenge, se i vostri figli ricevono da coetanei video riguardanti le sfide segnalare subito a commissariatodips.it;
  • tenersi sempre aggiornati sui nuovi rischi in rete con gli alert che vengono pubblicati sul portale commissariatodips.it e sulle pagine Facebook Una Vita da Social e Commissariato di PS Online.

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