Brexit, cosa cambia per gli italiani in Inghilterra e per i turisti

I controlli alle frontiere si intensificheranno e sarà ben accetta solo l'immigrazione "qualificata"

A tre anni dal voto sulla Brexit il Regno Unito, di fatto, ha confermato di non voler più far parte dell’Europa. Questo, inevitabilmente, avrà delle ripercussioni a livello politico ed economico non solo sui cittadini inglesi, ma anche su quelli italiani.

Al di là delle negoziazioni commerciali e politiche che interesseranno gli stati coinvolti, è certo che le cose cambieranno per molti italiani residenti in Inghilterra. A partire dal 2021, infatti, ogni cittadino europeo che vorrà recarsi nel Regno Unito dovrà essere munito di: visto, passaporto o permesso di soggiorno (a seconda dei i motivi che lo porteranno a spostarsi). In questo arco di tempo lungo un anno, ovvero da gennaio 2020 a dicembre 2021, il Governo di Boris Johnson sarà impegnato a trovare un accordo con l’Unione Europea in merito alla circolazione di persone, beni e servizi su territorio inglese.

Molti cittadini europei residenti in Uk, intanto, hanno comunque presentato domanda per regolarizzare la propria posizione, utilizzando i servizi telematici messi a loro disposizione o recandosi direttamente presso gli appositi uffici. Gli italiani residenti in Inghilterra, che ad oggi ammontano a 700mila, avranno la possibilità di presentare domanda per ottenere la residenza permanente (ovvero il Settle Status) solo se si trovano lì da più di cinque anni, dimostrando di conseguenza l’effettiva permanenza continuativa in territorio inglese ed esibendo idonea documentazione al riguardo, nonché il contratto di lavoro in essere.

Per tutti quelli che non sono in possesso di tale requisito, ovvero si trovano in Inghilterra da meno di 5 anni, resta aperta la possibilità di presentare richiesta per il pre Settle Status. Si tratta di una sorta di permesso di soggiorno che, nello specifico, resterà valido per un determinato periodo di tempo e che poi dovrà essere rinnovato.

La differenza tra Settle Status e pre Settle Status, sostanzialmente, è che nel primo caso i cittadini europei residenti in Uk potranno godere di molti aiuti e delle agevolazioni concesse ai cittadini inglesi. Nel secondo caso, invece, il pre Settle Status darà solo la possibilità di rimanere all’interno del territorio inglese come residente regolare ma non riconosce alcun sussidio statale al soggetto interessato né l’accesso gratuito al sistema sanitario nazionale inglese. A tal proposito, difatti, gli stranieri in possesso del pre Settled Status dovranno versare al National Health Service (Nhs) una tassa di 625 sterline, e questo a prescindere dal fatto che usufruiranno o meno del servizio sanitario inglese.

Un discorso diverso, in fine, bisogna fare per i turisti o per chi – in futuro – ha intenzione di trasferirsi in Inghilterra. Per visitare l’Uk come turista e per soggiornare lì per un breve periodo, in particolare, bisognerà munirsi di passaporto biometrico e visto elettronico, ovvero l’equivalente inglese dell’americano dell’ESTA (Electronic Travel Authorisation). Per poter espatriare, dunque, servirà apposita autorizzazione (almeno tre giorni prima del volo) e la carta di identità non sarà più valida. Il visto si ottiene tramite un’apposita procedura online ed ha una durata massima di tre mesi, superato tale periodo sarà necessario procurarsi un permesso di lavoro.

Per trasferirsi nel Regno Unito in pianta stabile, quindi, è necessario un lavoro (con tanto di contratto in regola). Chi sogna ancora di cambiare vita e tentare la fortuna in Inghilterra lo potrà fare solo a seguito di una valida proposta lavorativa. Come dichiarato recentemente da Johnson, infatti, i controlli alle frontiere si intensificheranno e sarà ben accetta solo l’immigrazione “qualificata”, ovvero quella di professionisti di alto spessore (come medici, ingegneri, studiosi etc.) che possono “servire” alla Gran Bretagna.

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