Brexit: accordo raggiunto, cosa cambia per gli italiani

L'accordo stipulato tra Londra e Bruxelles sull'uscita del Regno Unito dall'Ue prevede importanti cambiamenti per gli italiani che studiano e lavorano in Uk e coloro che vorranno farlo

Con le dichiarazioni del premier britannico Boris Johnson viene annunciato l’accordo tra Unione europea e Regno Unito per l’uscita di Uk dall’Europa politica. Un documento di quasi duemila pagine che regola l’accordo sulla Brexit. Anche se resta da affrontare entro la scadenza dell’ultimo dell’anno la ratifica del testo da parte dei Parlamenti di Londra e Strasburgo, dopo nove mesi il negoziato si può definire concluso.

Brexit, accordo raggiunto: l’annuncio

“Abbiamo mantenuto le promesse, abbiamo fatto la Brexit, abbiamo ripreso il controllo del nostro futuro e risolto la questione che ci ha tormentati per decenni” ha detto Johnson in diretta tv la sera prima della Vigilia, convinto che “sia un buon accordo anche per i nostri partner europei, sarà anche nel loro interesse avere una Gran Bretagna contenta e prospera come vicino. Noi saremo il vostro alleato, il vostro sostegno e, non dimentichiamolo, il vostro mercato. Restiamo culturalmente, emotivamente, anche geologicamente legati all’Europa”.

A quattro anni e mezzo dal referendum popolare, l’accordo ha stabilito gli estremi del “divorzio” e le relazioni future tra Regno Unito e Ue: dal libero commercio per evitare i dazi, al settore dei servizi, in particolare quelli finanziari della City, dalla libertà di movimento, alla cooperazione scientifica, culturale e sulla sicurezza.

Ma cosa comporta la Brexit nella pratica per i tanti italiani che vivono e lavorano, o hanno intenzione di farlo in futuro, Oltremanica?

Brexit, accordo raggiunto. Cosa cambia per gli italiani: il visto

Dall’inizio del 2021 sarà anche interrotta la libera circolazione tra l’Ue e il Regno Unito. Il 1° gennaio scatterà, infatti, il nuovo sistema di immigrazione. Coloro che sbarcano in Gran Bretagna alla ricerca di un’occupazione dovranno avere un visto, concesso solo se si ha già un’offerta di lavoro e un salario previsto di almeno 25.600 sterline (circa 28 mila euro). Fatti salvi i lavori essenziali, dove è prevista una soglia più bassa e nel caso del settore sanitario anche una corsia preferenziale per svolgimento più rapido delle pratiche.

Ci si potrà stabilire nel Paese tramite un sistema di immigrazione a punti, accumulandone minimo 70 ad esempio con un’offerta di lavoro da uno sponsor riconosciuto dall’Home Office, con un livello di inglese intermedio B1, oltre che a un alto livello di reddito.

Per chi possiede un dottorato di ricerca, in particolar modo in materie scientifiche, sono previste agevolazioni, ma sarà molto più complicato arrivare a Londra per cercare un posto come camerieri o commessi, come successo per tanti giovani italiani finora.

Non ci sarà bisogno di visto per i turisti, ma per visitare il Paese sarà necessario il passaporto e non si potrà restare per più di tre mesi.

I cittadini europei che vivono nel Regno Unito potranno ottenere lo status di residente permanente (settled status) o di residente provvisorio (pre-settled status), se vivono nel Paese da meno di 5 anni. Il pre-settled status è valido per 5 anni, dopo i quali è possibile fare domanda per il settled status. Per ottenere la residenza provvisoria o permanente è necessario registrarsi all’Eu Settlement Scheme, allegando alla domanda i documenti che comprovino la propria identità e la residenza nel territorio britannico.

La domanda è gratuita ed ad oggi le richieste hanno già superato i 4 milioni.

Brexit, accordo raggiunto. Cosa cambia per gli italiani: l’Università

Tra gli effetti più importanti c’è il forte aumento delle tasse universitarie. Gli europei che vorranno studiare nel Regno Unito dal 2021 dovranno chiedere il visto e pagare rette universitarie fino al doppio di quanto previsto finora, al pari degli studenti extra-europei.  Ma questo non vale per gli studenti già iscritti nelle Università britanniche prima del 31 dicembre 2020.

Brexit, accordo raggiunto. Cosa cambia per gli italiani: l’Erasmus

Altra conseguenza fondamentale nel campo dell’istruzione è la rinuncia del Regno Unito dal programma Erasmus: non solo gli studenti britannici non potranno accedervi ma dall’anno prossimo anche i loro colleghi europei, attualmente 150mila, dovranno richiedere il visto per studiare e pagare la retta universitaria come gli studenti non britannici.
Per i giovani studenti che vogliono andare in vacanza studio sarà più complicato in quanto servirà un visto “breve”, il passaporto e un’assicurazione sanitaria.

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