Vaccino AstraZeneca sconsigliato dai 65 anni in su: cosa succederà in Italia

Dopo l'ok dell'Ema si attenderà il via libera dell'Aifa prima di poter iniettare il vaccino di AstraZeneca in Italia: ma dopo le raccomandazioni del governo della Germania sarà somministrato anche agli anziani?

Dopo i vaccini di PfizerBioNTech e di Moderna, l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) è pronta ad autorizzare anche quello di AstraZeneca, realizzato insieme all’Università di Oxford e all’Irbm di Pomezia. L’ok è atteso nel corso di venerdì 29 gennaio, ma la notizia più rilevante arriva dalla Germania. Il governo tedesco, attraverso il ministero Federale della Salute, ha raccomandato la vaccinazione con restrizioni anagrafiche, di fatto rendendolo disponibile solo dai 18 ai 64 anni di età. E in Italia cosa succederà?

Vaccino AstraZeneca sconsigliato dai 65 anni in su: cosa succederà in Italia

Mentre la Germania sconsiglia il vaccino agli over 65, il Regno Unito snobba il governo tedesco direttamente attraverso Boris Johnson. Il primo ministro britannico ha assicurato che i dati testimoniano una “buona risposta immunitaria in tutti i gruppi di età”, come confermato dalla Mrha, l’autorità di controllo sui farmaci del Regno Unito.

L’Italia però dovrebbe allinearsi alla Germania. Il motivo sarebbe l’insufficienza, sottolineata dalla commissione tedesca sui vaccini (Stiko), relativa ai dati a disposizione riguardo all’efficacia sulle persone anziane. Il nostro Paese, di fatto, ‘taglierebbe’ dall’immunizzazione 14 milioni di persone, quelle sopra i 65 anni.

Così facendo, il vaccino di AstraZeneca sarebbe inoculato alle persone dai 18 ai 64 anni, magari dando precedenza agli insegnanti, alle forze dell’ordine e ai lavoratori più esposti. Mentre i vaccini di Pfizer-BioNTech e Moderna sarebbero riservati a personale sanitario e over 65. Andrebbe quindi rivista tutta la campagna vaccinale, anche al netto dei ritardi di Pfizer.

Vaccino AstraZeneca, lo scontro con l’Unione europea: cosa succede

Sullo sfondo c’è lo scontro tra AstraZeneca e l’Unione europea, con quest’ultima che non è ancora riuscita a trovare una soluzione ai ritardi nelle forniture annunciati dall’azienda stessa giorni fa. L’Ue è arrivata a minacciare un blocco dell’export, avvertendo che userà l’articolo 122 del Trattato, ossia la base legale per tutte le misure di emergenza, per assicurare produzione e distribuzione efficace dei vaccini agli europei.

Dal canto suo AstraZeneca si è resa disponibile ad ampliare il numero di stabilimenti in Europa (anche per l’infialamento) così da aumentare la produzione del vaccino, sottolineando però come sia un’impresa assai difficile per via degli alti requisiti necessari: l’azienda intanto sta lavorando per risolvere il problema del rallentamento di resa dello stabilimento in Belgio nella fabbricazione della sostanza attiva, alla base dei ritardi annunciati nei giorni scorsi.

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