Covid, non tutti sviluppano anticorpi dopo la guarigione: ecco perché

Un nuovo studio statunitense ha dimostrato che non tutti coloro che guariscono dal Covid riescono a sviluppare anticorpi specifici: ben il 36% secondo i ricercatori, che hanno indagato sui motivi analizzando i campioni di decine di persone

Un nuovo studio dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), pubblicato su Emerging Infetcious Diseases, dimostra che non tutti coloro che guariscono dal Covid riescono a sviluppare anticorpi specifici. I ricercatori hanno indagato sui motivi, analizzando i campioni di decine di persone. Ecco quali sono i risultati.

Covid, non tutti sviluppano anticorpi dopo la guarigione: ecco perché

Secondo lo studio statunitense il fatto per cui non tutti sviluppano anticorpi specifici dopo la guarigione è associato a un’età media più giovane, ma soprattutto a un’infezione con carica virale bassa. La ricerca si è concentrata sulla mancata sieroconversione (ossia, la presenza di anticorpi nel sangue).

Gli scienziati, coordinati dal virologo Weimin Liu dell’Università della Pennsylvania, hanno studiato un campione di 72 persone convalescenti reclutate presso l’Università dell’Alabama a Birmingham, negli Stati Uniti. Di questi, solo due persone non hanno riportato sintomi: 13 hanno riportato una malattia lieve, 48 una malattia moderata e 9 una malattia grave.

Così, i ricercatori hanno condotto dei test ‘Elisa’, uno specifico test convalidato per gli anticorpi contro la proteina Spike, i campioni di plasma raccolti al momento dell’arruolamento e delle visite di follow-up. Il risultato è che solo 46 dei 72 campioni analizzati hanno fatto registrare risposte IgG e IgA rilevabili (o entrambe). Gli altri 26, invece, sono rimasti sieronegativi: di fatto, il 36% non ha sviluppato anticorpi.

Al momento, le spiegazioni sono le seguenti:

  • le persone che non hanno sviluppato gli anticorpi erano in media 10 anni più giovani di quelle che invece li hanno sviluppati;
  • la risposta anticorpale sistemica non scatta in caso di basse cariche virali registrate dal tampone nasofaringeo.

Covid e variante Delta: anticorpi fino a 8 volte meno efficaci

C’è poi il problema delle varianti. La Delta, oltre a essere più infettiva, sarebbe quasi 6 volte meno sensibile agli anticorpi sviluppati da chi ha avuto il Covid-19 e 8 volte meno vulnerabile a quelli sviluppati dopo la vaccinazione. Per questo sarebbe diventata dominante in così poco tempo, secondo uno studio internazionale, coordinato dall’Università di Cambridge e pubblicato su Nature.

Secondo i dati, la variante Delta è – oggi – responsabile di circa il 90% delle nuove infezioni nel mondo. Percentuale che schizza a oltre il 99% di quelle diagnosticate in Europa. Inoltre, test di laboratorio hanno dimostrato che la mutazione infetta più delle altre poiché vede la proteina Spike più capace di agganciarsi alla cellula, consentendo al virus di replicarsi meglio.

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