Il piano anti-Covid di Draghi per il 2022 in 5 punti, e l’ipotesi cartellino giallo

Grazie alle vaccinazioni e al sistema green pass, l'Italia è messa meglio che il resto d'Europa. Ecco il piano anti-pandemia del governo per il 2022

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

In Italia si sfiorano quasi 100 milioni di dosi di vaccino somministrato. Al 9 novembre, sono oltre 91 milioni le somministrazioni: circa 46 milioni e 800mila persone, pari all’86,58% della popolazione over 12, hanno ricevuto almeno una dose; quasi 45 milioni e 200mila cittadini, pari all’83,67%, hanno completato il ciclo vaccinale con due dosi; 363mila persone si sono già sottoposte alla terza dose addizionale, cioè il 41,12 % della popolazione potenzialmente oggetto di dose addizionale; e infine, quasi 2 milioni di italiani hanno già ricevuto la terza dose di richiamo, il cosiddetto booster, pari al 37,43% della popolazione potenzialmente oggetto di dose booster che ha ultimato il ciclo vaccinale da almeno 6 mesi.

Perché la quinta ondata – non quarta – in Italia fa meno paura

Risultati enormi per il nostro Paese, che si conferma tra i primi in Europa e nel mondo per vaccinazioni. Motivo per cui, adesso, la situazione da noi è sotto controllo e relativamente tranquilla, anche se le curve Covid, sia dei contagi che dei ricoveri, sono in lieve aumento.

Come abbiamo già detto e ribadiamo, probabilmente sarà debole questa quinta ondata – non quarta, come erroneamente scrivono quasi tutti i giornali seguendo la situazione europea (da noi la pandemia è partita prima, siamo avanti di una). Non significa che la guerra al Covid sia finita, anzi, ma che possiamo essere un po’ ottimisti.

Questo lo dobbiamo prevalentemente ai vaccini, cui seguono per importanza anche il piano di riaperture graduali e soprattutto l’obbligo di green pass, che potrà comprensibilmente non piacere, ma che ci sta salvando. Perché in moltissimi ambienti chiusi a rischio contagio si entra solo con vaccino o con tampone negativo: risultato, il virus frena la sua corsa. Non a caso, il “modello Italia” viene oggi invocato da quasi tutta Europa.

Terza dose: protezione Covid potrebbe durare 5-10 anni

Anche l’immunologo Sergio Abrignani del Comitato tecnico scientifico, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha ribadito questo concetto: “I dati ci inducono a essere molto attenti ma non preoccupati. Molti Paesi europei hanno indicato l’Italia come esempio da seguire proprio grazie all’introduzione del green pass in modo estensivo e alla velocità delle vaccinazioni”. Come l’Austria, che sta cercando di recuperare col lockdown dei non vaccinati. “È una misura radicale e importante che premia o condanna, non necessaria in Italia”.

Perché fare la terza dose di vaccino se questa è la situazione? Proprio per evitare che peggiori di nuovo. La terza dose va fatta “soprattutto perché garantisce l’innesco di una memoria immunologica più duratura e quindi una copertura più completa. Unito a mascherina e rispetto del distanziamento, mitiga di molto il rischio, pur non annullandolo” spiega Abrignani.

Terza dose a tutti, anche sotto i 60 anni, dunque? Quasi certamente sì. “Non è una decisione straordinaria, nel mondo della vaccinologia la terza dose distanziata dalle prime due, per persone che non hanno mai visto un certo microrganismo, è la normalità”. Considerato poi che gli effetti non sarebbero diversi dalle dosi precedenti, come riportano i primi dati (qui gli effetti collaterali registrati sino ad ora per la terza dose).

Il nostro sistema immunitario, come in questo caso, può aver bisogno di questa stimolazione per innescare una memoria di lungo termine. Cosa significa questo? Che dopo la terza dose la protezione contro il Covid potrebbe anche durare 5-10 anni, spiega Abrignani. Una notizia che speriamo di poter confermare presto.

Green pass e terza dose, ipotesi “cartellino giallo”

In molti sono convinti che la dose aggiuntiva vada effettuata quando scade il green pass, dunque dopo un anno dalla seconda, ma non è così. L’assessore alla Salute della Regione Lazio Alessio D’Amato lo definisce un “errore pericoloso”. Per questo, proprio lui ha proposto al commissario all’emergenza Figliuolo un nuovo sistema che possa mandare una sorta di alert al momento giusto.

Un “cartellino giallo“, una sorta di campanello d’allarme che ci dice che sono già trascorsi 6 mesi dalla seconda dose di vaccino e dunque è arrivato il momento della terza. Oggi, quando il green pass viene passato al lettore ottico, se è valido compare un messaggio verde. L’idea è di fare comparire un alert giallo. Una “moral suasion, ma anche un modo per informare la gente” spiega D’Amato.

Il punto nodale è uno: siamo tornati a vivere quasi come prima. Non dimentichiamo che la pandemia ha ucciso 130mila italiani e ha bruciato 10 punti di Pil, dovrebbe bastare questo a spingerci a vaccinarci. Come spiegano bene gli esperti, le teorie dei no vax attengono ad altre sfere della psiche che ormai, di fronte ai numeri evidenti, non ha quasi più senso commentare: paure irrazionali, paranoia, complottismo, rifiuto dell’accettazione della realtà, sovraesaltazione dell’io a tutti i costi, evocazione di un’idea di libertà del tutto distorta, vedi le immagini-scempio dei travestiti da deportati a Novara.

Il piano Draghi per il 2022: cosa cambia

Intanto, il governo Draghi sta mettendo a punto una nuova strategia, che punta a evitare le misure restrittive introdotte nei mesi scorsi. Il piano prevede 5 punti fondamentali:

  • proroga dello stato di emergenza, oggi fissato al 31 dicembre, almeno fino al 31 marzo 2022
  • estensione della validità del green pass fino all’estate 2022
  • riapertura degli hub vaccinali per la somministrazione della terza dose di vaccino Covid
  • chiusure “controllate” in base al cambio di colore delle Regioni, con zone rosse come extrema ratio, solo in caso di focolai
  • proroga dell’obbligo di mascherine al chiuso.

La stretta del Governo contro le manifestazioni no green pass: le nuove regole

Non solo. Dal governo arriva la stretta no green pass: regole ferree per le manifestazioni dei no vax. Ad annunciarlo è il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia: “Vista la risalita dei contagi saranno anche intensificati i controlli sul green pass. Vanno mantenute le misure di prevenzione in atto e le persone devono essere incentivate a vaccinarsi. Non possiamo correre il rischio di dover fronteggiare nuove emergenze, come altri Paesi Ue stanno sperimentando. Ne va della salute pubblica e dell’economia del Paese” ha detto.

Le manifestazioni cosiddette “no pass” – spiega Sibilia – stanno “paralizzando ogni sabato, da settimane, il centro storico di tante città, creando disagi a cittadini e commercianti, oltre a generare assembramenti tra non vaccinati”.

Per ovviare a questi disagi, il ministero dell’Interno ha varato una stretta e stabilito regole nuove: sono concessi solo sit-in e comunque fuori dai centri storici delle città. Stop quindi ai cortei e via dalle città.

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