Vaccino, terza dose: spunta ipotesi per i più fragili

Esperti e politica (come al solito) divisi

Terza dose sì o no? Col passare dei giorni –  anche in scia alla variante Delta che ha rovinato la festa di quanti avevano sperato di dire definitivamente addio al virus – si fa sempre più strada l’ipotesi di un terzo richiamo, in particolare per alcune categorie: nel mirino, allo stato attuale, persone fragili, immunodepressi ed operatori sanitari ai quali è stata somministrata la prima dose il 27 dicembre 2020 con il ‘V-Day’.

Ad aprire la strada al possibile scenario, le parole del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, che intervenendo a Radio Cusano Campus, ha detto: “Una quota della popolazione può avere una riduzione degli anticorpi dopo 6 mesi, significa che in quelle persone bisognerà fare un richiamo. È possibile – ha aggiunto – che ogni anno si debba fare un richiamo come per l’influenza”.  “Probabilmente un richiamo vaccinale” ulteriore contro Covid-19 “sarà nelle cose, anche se non sappiamo ancora quando, come e per chi”, aveva detto Gianni Rezza, direttore generale Prevenzione del ministero della Salute.

Vaccino, non c’è due senza tre?

Intanto, mentre nel nostro Paese il dibattito è appena iniziato, c’è chi ha rotto gli indugi: in Israele è già stato deciso che le persone con più di 60 anni che hanno già completato il ciclo vaccinale contro il virus, potranno ricevere, a partire da domenica, una terza dose di Pfizer. A condizione che siano trascorsi più di 5 mesi dalla somministrazione della seconda dose del farmaco.

Ma sulla possibilità di un terzo richiamo pesano – a sorpresa -i dubbi degli esperti, alcuni dei quali decisamente illustri. “Io sono stato vaccinato il primo giorno utile e quindi la mia vaccinazione scade come uno yogurt, secondo una concezione che per me è di burocrazia sanitaria e non basata su base scientifica. Prima che mi convincano dell’opportunità di rivaccinarmi, con la terza dose con il vaccino impostato su un virus che girava a Wuhan a marzo 2020, bisogna che mi convincano che non ho più una risposta immune”. A dirlo ai microfoni di Morning News, Massimo Galli, direttore delle Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano

Perplessità sulla terza dose di vaccino, espressa anche da Luca Zaia, “se vogliono farmi un favore dovrebbero decidere di non farla, perché è un altro sforzo per il nostro personale medico non da poco. Ma detto questo, i richiami si fanno, anche per l’influenza”, dice il presidente della Regione Veneto che passa la palla agli esperti: “Ci dicano gli scienziati cosa si deve fare con la terza dose, ci dicano in maniera univoca se serve o no. Ma gli scienziati, non la politica, perché su questo non può decidere la politica.

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