Vaccini, una sola dose per i guariti Covid: la circolare del Ministero

Deve essere vaccinato anche chi ha contratto il Covid dopo un arco di tempo che varia dai 3 ai 6 mesi dalla malattia. Le nuove indicazioni dell'Iss

Arrivano nuove indicazioni per la prevenzione ed il contenimento del Coronavirus redatte da Istituto superiore di sanità, ministero della Salute, Agenzia italiana del farmaco e Inail. A partire dall’aumento del distanziamento fisico a 2 metri, quando possibile, ma anche alla quarantena per i vaccinati.

Dal Ministero della Salute arriva anche il via libera alla dose unica per i guariti di Covid, sia per i casi sintomatici che asintomatici, dopo un arco di tempo che varia dai 3 ai 6 mesi dalla malattia per chi è già stato contagiato. La doppia dose verrà somministrata a chi presenta condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici.

Le raccomandazioni sono contenute nel 67° Rapporto Covid dedicato al tema delle varianti del virus e delle loro ricadute sulla campagna di vaccinazione.

Vaccini, unica dose per chi ha avuto il Covid

Le persone con pregressa infezione da Sars-CoV-2 confermata da test molecolare, indipendentemente se con Covid-19 sintomatico o meno, “dovrebbero essere vaccinate”.
È possibile considerare la somministrazione di un’unica dose purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dall’infezione e entro i 6 mesi dalla stessa.

Fanno eccezione le persone con condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici, che, anche se con pregressa infezione da Sars-CoV-2, “devono essere vaccinate quanto prima e con un ciclo vaccinale di due dosi”.

Anche i soggetti vaccinati, avverte inoltre il Rapporto, “seppur con rischio ridotto, possono andare incontro a infezione da Sars-CoV-2 poiché nessun vaccino è efficace al 100% e la risposta immunitaria alla vaccinazione può variare da soggetto a soggetto. Inoltre, la durata della protezione non è stata ancora definita“.

Guariti da Covid, la copertura è in media di 5 mesi

Il rischio di reinfezione da Sars-CoV-2, si sottolinea, è stato valutato in uno studio multicentrico condotto su oltre 6.600 operatori sanitari nel Regno Unito. I risultati mostrano che “nei soggetti con pregressa infezione da Sars-CoV-2 la probabilità di reinfezione sintomatica o asintomatica è ridotta dell’83%“. Inoltre, nei soggetti con pregressa infezione da Sars-CoV-2 “la durata dell’effetto protettivo dell’infezione precedente ha una mediana di 5 mesi”.

La prima dose di vaccino ha una protezione solo parziale

Una persona, si spiega nel documento, “può infettarsi nei giorni immediatamente successivi alla vaccinazione, in quanto l’organismo necessita di un tempo minimo per sviluppare una completa risposta immunitaria protettiva. Nella maggioranza della popolazione vaccinata, la prima dose di vaccino evoca un’iniziale risposta immunitaria che conferisce una protezione solo parziale“. Questa inizia, a seconda del tipo di vaccino, per quelli a mRNA dopo circa 2 settimane dalla prima dose, mentre per il vaccino AstraZeneca la protezione inizia da circa 3 settimane dopo la somministrazione della prima dose. Per tutti i vaccini al momento in uso in Italia “è necessaria la somministrazione della seconda dose di vaccino al fine di ottenere una protezione ottimale”.

Una persona, al momento della vaccinazione, chiarisce inoltre il rapporto, “potrebbe essersi già infettata con SARS-CoV-2 e trovarsi senza saperlo in fase di incubazione. In questi casi, l’infezione può manifestarsi dopo la vaccinazione e prima dello sviluppo di una risposta protettiva completa”. Il Ministero della Salute raccomanda di sequenziare i campioni positivi di individui vaccinati anti-COVID-19 al fine di verificare l’eventuale occorrenza di un’infezione da nuova variante virale.

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