Tutela della persona: cosa cambia con il diritto di cronaca e critica giornalistica

Una persona ha diritto alla sua privacy: ma come coincide questo con la libertà dell’informazione?

La privacy di una persona è sacra. Ma fino a che punto può essere tutelata quando questa s’incontra con il diritto di cronaca e critica giornalistica?

Una persona gode di determinati diritti. Riservatezza, intimità, identità, dignità, tutte cose che non possono essere lese da nessuno. C’è però un momento in cui queste si vanno a intersecare con la libertà d’informazione e il diritto di cronaca giornalistica. Come garantire un equilibrio tra i diritti della persona e quelli del reporter? Il modo in cui si è ritenuto di trovare un compromesso, è che l’informazione deve sempre rispettare – in ogni caso – i diritti fondamentali dell’individuo, anche quando divulga i suoi dati personali.

La protezione dei dati personali

Una persona qualsiasi, infatti, gode del diritto della protezione dei dati personali. Questi non possono essere divulgati, se non previo consenso, da nessuno. Il nostro ordinamento giuridico protegge la riservatezza degli individui: è infatti vietato rendere pubblica la vita o le vicende di una persona se queste non hanno un interesse socialmente apprezzabile. La regola è valida anche per ciò che accade al dì fuori delle mura domestiche. Sono concetti questi, già espressi nella “Dichiarazione universale dei diritti umani”, e la riservatezza è quindi riconducibile agli interessi inviolabili di una persona. Possono essere diffusi i dati personali di una persona solo ai fini dell’informazione giornalistica, e comunque entro certi limiti. I particolari inutili, morbosi, o che non rilevano ai fini dell’utilità sociale, non possono essere pubblicati. Questa tutela è particolarmente forte nei confronti delle persone non note.

Il diritto all’immagine

Il diritto alla riservatezza si accompagna al diritto all’immagine. Anche questa, non può essere diffusa senza un valido motivo e a meno che non ricorrano determinati casi specifici. È richiesto sempre il consenso della persona interessata, tranne in alcune situazioni: quando l’individuo è noto o ricopre un pubblico ufficio, oppure ci siano motivi di ordine pubblico e giustizia (ad esempio, diffondere la foto di un ricercato sui telegiornali non è reato). Quando si ha uno scopo scientifico, didattico o culturale, o se si è in presenza di fatti, avvenimenti, cerimonie d’interesse pubblico. In ogni caso, l’immagine di una persona – e i suoi dati personali – possono essere diffusi solo se ci sono esigenze di pubblica informazione. Ad esempio, può essere pubblicato il video di un politico a un comizio senza il suo consenso, ma non una foto che lo ritrae in casa sua nei momenti di vita quotidiana.

È vietato pubblicare l’immagine di una persona senza il suo consenso, se questa reca pregiudizio all’onore e al decoro dell’interessato. Questo diritto è uno di quelli che però cede di fronte al legittimo esercizio di cronaca e critica giornalistica. Se un cronista dovesse seguire queste norme, non riuscirebbe a esercitare la sua professione. Può disattendere queste preziose regole solo se utili al suo lavoro e in alcuni casi specifici: se l’informazione ha una qualche utilità sociale, se i fatti esposti sono veri, e se il modo in cui sono esposti sono civili e non denigratori.

La tutela dei minori

Nel caso di minori, le tutele devono essere chiaramente maggiori rispetto a una persona adulta. Principalmente il giornalista deve attenersi alla disposizione dell’art. 7 della Carta di Treviso: “Chiunque diffonde sentenze o altri provvedimenti dell’autorità giudiziaria di ogni ordine e grado è tenuto ad omettere in ogni caso […] le generalità, altri dati identificativi o altri dati anche relativi a terzi dai quali può desumersi anche indirettamente l’identità dei minori”. Non vanno resi noti i nomi, né date indicazioni tali che ne consentano la sua identificazione, perché il fine principale è quello di tutelare il minore oggetto dell’articolo. Questo sia nel caso che abbia commesso reati, sia per altri motivi. Solo se la diffusione dei dati personali è nell’interesse del minore, il giornalista è autorizzato a diffonderne i dati personali (assumendosene la responsabilità).

Il risarcimento del danno

La lesione del diritto all’immagine o alla riservatezza, porta sempre con sé il diritto al risarcimento del danno. In questo caso si configura il reato di diffamazione a mezzo stampa: questo avviene quando si diffonde una notizia o si esprime una raffigurazione che incide sul giudizio che gli altri possono avere della persona oggetto della rappresentazione. Bisogna che questa distorsione avvenga in negativo. In alcuni casi, se si distorce in modo forzato la realtà, si può configurare anche un illecito civile per lesione del diritto dell’identità personale.

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