Trauma da pandemia, a rischio uno su tre (le donne di più) 

E' ormai chiaro, purtroppo, che la  pandemia sta mettendo a rischio non solo le nostre economie, ma anche il benessere mentale delle persone

Una battaglia lunga e difficile quella contro il coronavirus, nemico silenzioso ma agguerritissimo,  che va avanti da oltre un anno ormai con i prossimi mesi che saranno altrettanto complicati, prima di vedere finalmente la luce alla fine del tunnel, anche grazie ai vaccini arrivati a tempo record che ci consentiranno di tornare alla normalità, in un periodo relativamente breve.

 

Impossibile però pensare di uscire da questa “guerra” come ne siamo entrati, un giorno di tanti mesi fa, destinato a restare per sempre impresso nella mente di chi c’era. Da allora tutto è cambiato: stile di vita, abitudini di lavoro, modo di viaggiare. In pratica, il mondo pre – Covid sembra un lontanissimo parente di quel che abbiamo costruito in questi mesi.

 

Insonnia, depressione ma anche disturbi psichici più gravi sono le manifestazioni di quello che gli psichiatri definiscono il nuovo e, purtroppo, dilagante trauma da pandemia, che può lasciare segni fino a 30 mesi e mette a rischio 1 italiano su 3, con le donne che sono le più esposte. Questo il quadro che emerge da una revisione sistematica della Società Italiana di Psichiatria (SIP) degli studi pubblicati sul tema Covid e salute mentale, a un anno dall’inizio della pandemia a livello mondiale. 

 

Ormai chiaro, purtroppo, che la pandemia sta mettendo a dura prova non solo l’economia, ma anche il benessere mentale delle persone facendo sentire i suoi pesanti effetti a livello psicologico.

 

Questa situazione, avvertono gli esperti, lascia i suoi segni profondi sulla psiche, rischiando di compromettere anche a lungo termine benessere e salute mentale non solo dei pazienti guariti dal virus, degli operatori sanitari e delle famiglie delle vittime, ma di tutte le persone che anche solo indirettamente stanno subendo i colpi di un anno di coronavirus.

 

Il rischio più diffuso è vivere l’esperienza pandemica in modo traumatico, manifestando il cosiddetto disturbo post-traumatico da stress (PTSD), con sintomi cronici o persistenti che vanno da insonnia a incubi ed ansia: fino a un individuo su tre potrebbe soffrirne. Nella popolazione generale sono le donne la categoria più a rischio, probabilmente perché il lockdown ha pesato più che mai su di loro, sia come madri sia come lavoratrici.

 

“Il disturbo da stress post-traumatico è un disturbo psichiatrico che può svilupparsi in seguito all’esposizione ad eventi traumatici così eccessivi da determinare uno sconvolgimento psichico – spiegano Massimo di Giannantonio ed Enrico Zanalda, co-presidenti della Sip -. Gli effetti sulle persone sono a lungo termine e talvolta cronici”.

 

La gran parte degli studi presi in esame indicano che i sopravvissuti al contagio hanno una maggiore probabilità di disturbi a lungo termine, seguiti da famiglie delle vittime e operatori sanitari. Il 96% dei sopravvissuti al virus sperimenta infatti i sintomi della Sindrome Post Traumatica da Stress, fino anche ad arrivare in casi estremi al rischio di suicidio. A rischiare di più  coloro che hanno vissuto l’incubo della ventilazione meccanica: fino a uno su due di questi pazienti è a rischio di sviluppare disturbi psichiatrici come la PTSD con allucinazioni, ricordi di panico e ansia che potrebbero persistere anche fino a 5 anni di distanza.

 

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