Testamento olografo sempre più diffuso in Italia: cos’è e come funziona

Secondo una ricerca, sono sempre di più le persone che decidono di scrivere a mano il proprio testamento. Vediamo di cosa si tratta e come è possibile redigerlo.

Le persone che scelgono di lasciare i propri averi attraverso la redazione di un testo su un foglio di carta sono sempre più numerose in Italia.

Una ricerca condotta dallo studio notarile De Martinis di Milano ha analizzato più di 500 testamenti, depositati in 10 anni. Dallo studio è emerso che affidare al notaio di fiducia le “ultime memorie” scritte di proprio pugno (e da rivelare soltanto post mortem) si sta rivelando una consuetudine tra gli italiani. Sono soprattutto gli uomini (nel 68% dei casi), compresi coloro i quali non hanno disponibilità economiche per pagare il testamento pubblico, che si avvalgono di questa metodologia.

La redazione di questo testamento è, infatti, la forma più semplice ed economica per esprimere le proprie volontà. Non richiede la presenza fisica del notaio e di altri testimoni. Questo foglio di carta deve semplicemente contenere le volontà del testatore, senza la necessità di rispettare determinate formule. Comunque sia, la legge (art. 601 e seguenti) impone un certo rigore formale. Ecco i requisiti per la redazione corretta di un testamento olografo:

  • Scrittura a mano da parte del solo testatore. La persona, in assenza di altri, deve quindi scrivere da sola il testo, il quale non deve essere assolutamente scritto al computer o con la macchina da scrivere. Altrimenti, è nullo;
  • La sottoscrizione. Il documento deve essere firmato in calce alla fine delle disposizioni. Nel caso il testamento presenti più pagine, ognuna di esse andrà sottoscritta;
  • Presenza della data. Essa deve essere comprensiva di giorno, mese ed anno.

Una volta essersi assicurati della presenza di tali semplici requisiti, si può depositare il testamento olografo ad un notaio di fiducia. Altrimenti si può semplicemente conservarlo. Nel primo caso, la formalità della pubblicazione deve essere eseguita, in particolare, dal notaio depositario. Nel secondo caso, se si decide di conservare personalmente il testo, è necessario riscriverlo su più fogli. Per legge non sono, infatti, ammesse le fotocopie. I doppioni riscritti a mano si possono, comunque, consegnare a persone di fiducia.

Non appena si ha notizia della morte del testatore, il documento deve essere pubblicato. Il notaio, in presenza di due testimoni, redige un verbale pubblico: esso contiene la trascrizione completa del testamento, la scheda testamentaria e l’estratto per riassunto dell’atto di morte. Il notaio che ha pubblicato il verbale, deve comunicare l’esistenza di tale testamento agli altri eredi di cui conosce il domicilio. Mentre, chi è in possesso di un testamento olografo deve consegnarlo al Notaio, appena è a conoscenza della morte del testatario. In caso contrario, potrebbe essere perseguito penalmente. Anche l’occultamento costituisce reato.

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