Telefonia, Agcom detta le nuove regole sui costi di recesso e cambio gestore

L'Autorità garante delle comunicazioni ha realizzato nuove linee guida sui costi di recesso e cambio gestore

Lasciare un operatore telefonico costa troppo: gli utenti sospettano da tempo che le compagnie addebitano costi ingiustificati e persino contrari alle norme quando si disdice un contratto. Ora arriva la conferma dell’Agcom, l’Autorità garante delle comunicazioni: “l’attività di vigilanza ha fatto emergere profili critici legati alla prassi degli operatori di imputare agli utenti costi di recesso non commisurati al valore del contratto e alle reali spese sostenute per la disattivazione della linea e per il trasferimento ad altro operatore”.

Secondo quanto spiegato dalla delibera, come riporta Repubblica, gli operatori addebitano agli utenti tre tipi di costi in uscita e su tutti e tre ci sono irregolarità. Sono:

  • i costi di recesso di base;
  • quelli in caso di disdetta prima della scadenza di una promozione;
  • quelli per rate residue di prodotti o servizi associati al contratto.

L’Agcom ha notato che gli operatori sono poco trasparenti sui costi che l’utente dovrà pagare in uscita e che per il primo tipo di costo tendono a far pagare una cifra fissa (in genere solo su rete fissa e di 40-50 euro). Ma per legge questo costo dovrebbe essere commisurato alle spese sostenute dagli operatori per la disdetta e al valore residuo del contratto. Secondo l’Agcom, dunque, non è corretto un costo superiore a quello dei canoni mensili restanti.

Nel secondo tipo di costo, gli operatori tendono a imporre agli utenti di restituire tutti gli sconti ottenuti con la promozione (Fastweb è l’unica eccezione). L’importo diventa sempre maggiore a mano a mano che ci si avvicina alla scadenza. Agcom ricorda che, per legge, il costo deve essere equo e proporzionale al valore del contratto e alla durata residua della promozione. Se dura 24 mesi, l’utente pagherà un costo di disdetta anticipata sempre più basso, tanto più si avvicina al 24esimo mese. Proprio il contrario di quanto avviene ora.

In riferimento al terzo costo, gli operatori a volte impongono agli utenti di pagare in una sola volta tutte le rate residue di un prodotto incluso nel contratto. La richiesta dell’Agcom, invece, è quella di permettere loro di continuare a pagarlo a rate e che nella disdetta non ci siano costi associati all’attivazione della linea e a prodotti che l’utente non può usare con altri operatori.

Alla scadenza del contratto, inoltre, nulla deve essere più dovuto all’operatore come costo di disdetta. Anche nei casi in cui il contratto, “giunto alla sua naturale scadenza, sia rinnovato tacitamente”. Fino a luglio l’Agcom ascolterà i pareri degli operatori e poi renderà vigenti le nuove regole.

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