Covid, tamponi e test sierologici: quanto costano

L'inchiesta di Altroconsumo svela i prezzi dei test: il tampone costa in media 94 euro privatamente, mentre il prezzo medio dei test sierologici è di 48 euro

Con l’aumento dei contagi, in molti decidono di andare a fare il tampone volontariamente in strutture private e a pagamento per accelerare i tempi e tornare (in caso di esito negativo) alle normali attività.

Nonostante gli sforzi delle Regioni, che oggi processano più di 100mila tamponi al giorno contro i 30mila del mese di marzo, chiedere ed effettuare un tampone resta ancora complicato, sia in termini di attesa dell’analisi che di tempestività nella risposta. Ecco perché alcune di queste hanno deciso di aprire anche ai laboratori privati. Ma quanto costano tamponi e test privati?

Tamponi, i costi: in media 94 euro

Mai meno di 65 euro, con una media di 94 euro. Sono questi i prezzi dei tamponi a pagamento nei laboratori privati rilevati da un’indagine di Altroconsumo, svolta in 154 strutture private in sei Regioni (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto).
I prezzi dei test sierologici, invece, rimangono invariati rispetto al giugno 2020: in media il costo di questi test è di 48 euro ed è più basso se si tratta di un test rapido qualitativo, mentre si alza se l’analisi quantifica anche la presenza dei due anticorpi coinvolti nella risposta immunitaria al Covid (IgG e IgM).
“Quasi quattro volte su dieci viene chiesta la prescrizione del medico, ma la situazione varia molto a seconda della Regione -spiega Altroconsumo-. In Emilia Romagna e Piemonte ci vuole quasi sempre la ricetta, in Veneto e Lombardia praticamente mai”.

Tamponi e test, quando rivolgersi al privato

Il tampone a pagamento è una possibilità importante per tutti quei casi in cui si può aver bisogno di certificare la propria negatività al virus ma non si rientra nella casistica per cui questo esame viene erogato dal servizio pubblico o quando il sistema di chiamata va per le lunghe. Tuttavia, poiché questo test rivela la presenza del virus solo nel preciso momento in cui si effettua, c’è il rischio di trovarsi a ripeterlo più volte senza una reale necessità, sostenendo alla fine spese molto elevate, avverte Altroconsumo.
Ricordiamo che oltre ai tamponi molecolari classici, che individuano il Dna del virus, recentemente sono stati introdotti anche quelli “antigenici” (sulle proteine virali), leggermente meno affidabili ma più rapidi ed economici, e che rappresentano un punto di svolta per tracciare i casi di Covid. Una strategia, quella del cosiddetto “contact tracing” fondamentale per contenere l’epidemia e limitare le vittime. Tuttavia questo enorme dispiego di forze non basta a rispondere a tutte le richieste di tamponi e non sempre è sufficientemente tempestivo.

Tamponi e test sierologici, costi elevati ma tempi rapidi

I laboratori che fanno tamponi sono meno numerosi di quelli che propongono i test sierologici, ma nel complesso, l’accesso a questo test è piuttosto semplice e veloce. Molti laboratori prevedono la possibilità di prendere appuntamento online, con tempi di attesa in media di soli tre giorni. Più di tre volte su dieci l’appuntamento è addirittura per il giorno stesso. Non mancano però le eccezioni: in Campania e in Lazio, per esempio, nella prima metà di settembre non era possibile eseguire il tampone privatamente. Un laboratorio su tre dà la possibilità di accedere direttamente al tampone, senza bisogno di fare prima il sierologico. Il dato, invece, che accomuna un po’ tutta l’offerta è il costo di questo esame, sempre piuttosto elevato. Secondo i calcoli di Altroconsumo, infatti, non si spendono mai meno di 65 euro, con una media di 94 euro.
I prezzi dei test sierologici, invece, rimangono invariati rispetto all’inchiesta di giugno 2020: in media il costo di questi test è di 48 euro ed è più basso se si tratta di un test rapido qualitativo, mentre si alza se l’analisi quantifica anche la presenza dei due anticorpi coinvolti nella risposta immunitaria al Covid (IgG e IgM). Infine le modalità di accesso: quasi quattro volte su dieci viene chiesta la prescrizione del medico, ma la situazione varia molto a seconda della Regione. In Emilia Romagna e Piemonte ci vuole quasi sempre la ricetta, in Veneto e Lombardia praticamente mai.

 

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