Salame ritirato dai negozi, rischio salmonella: qual è il lotto contaminato

Un lotto di salame è stato ritirato dal Ministero della Salute perché è stato rilevato il pericoloso batterio della salmonella al suo interno

Il Ministero della Salute ha diffuso un richiamo per un lotto contaminato di un prodotto alimentare. Si tratta del salame Pepe Nero della società Renzini, una norcineria di Montecastelli, frazione di Umbertide, in provincia di Perugia. Il salume è realizzato con carne di cinghiale, più magra rispetto a quella di maiale e il cui sapore è amplificato dalla ricopertura al pepe. I consumatori sono invitati a riportare nel punto vendita le confezioni acquistate qualora dovessero appartenere allo stock segnalato dalle autorità.

Salame di cinghiale Pepe Nero di Renzini ritirato dai negozi: attenzione all’etichetta

Il salame Pepe Nero di Renzini è venduto in negozi specializzati, online e in importanti catene di supermercati su tutto il territorio nazionale in confezioni da 200 grammi. L’etichetta è nera con le scritte arancioni. Il lotto interessato riporta sopra l’involucro il numero identificativo di produzione 61104910 e la data di scadenza 24 aprile 2021.

Il richiamo del prodotto ha come oggetto la presenza di salmonella gruppo C1. Questo batterio molto insidioso viene trasmesso dalle feci animali e si trova spesso nel cibo che portiamo in tavola. Per questo è buona norma lavare sempre gli alimenti freschi e cuocere bene gli altri come la carne e le uova, per scongiurarne i pericoli. Il patogeno può sopravvivere inoltre nel latte non pastorizzato e può essere presente nelle verdure per via della concimazione.

Salame di cinghiale Pepe Nero di Renzini ritirato dai negozi: rischio salmonella

I cibi contaminati dal ceppo C1 possono causare diverse reazioni nell’organismo, ed è bene rivolgersi immediatamente al proprio medico in caso di sintomi sospetti. La salmonella causa in particolare tre quadri clinici.

  • Salmonellosi, ovvero un’infezione a carico dell’apparato digerente. Questa provoca dolori gastrici e addominali, aerofagia e cattivo sapore in bocca in una finestra di tempo che va dalle 12 alle 24 ore dall’ingestione del batterio. Dopo altre 12 ore possono apparire sintomi più gravi come vomito frequente, crampi e dolori articolari, allucinazioni e diarrea. A seguire un giorno di stasi e poi i sintomi della fase conclusiva della malattia, ovvero feci liquide e di colore giallo acceso, particolarmente odorose a causa del pH acido.
  • Paratifo, che si manifesta con temperatura febbrile prolungata nel tempo, dolori addominali e frequenti scariche di diarrea. Grazie all’utilizzo di antibiotici la febbre paratifoide non è in Occidente una malattia mortale, a patto di avere supporto medico immediato e tenere il paziente idratato.
  • Sepsi batteriemica o setticemia nei pazienti fragili o anziani, spesso agevolata dalla presenza di altre infezioni o malattie pregresse.

 

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